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Slow West

Regia di John Maclean vedi scheda film

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alan smithee

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La recensione su Slow West

di alan smithee
7 stelle

Lenta ed implacabile, la legge del più forte che ha regnato incontrastata per secoli tra i pionieri europei alla conquista di nuove terre nell’Ovest di quel nuovo mondo che alimentava speranze di ricchezza, ma giustificava anche barbarie senza freni, finiva per assicurare al più forte ed al più scaltro, la possibilità di sopravvivere e di farla franca al suo più ingenuo od indifeso avversario.

A fine ‘800 un diciassettenne fugge dalla Scozia e raggiunto il Nuovo Mondo, si mette sulle tracce della donna di cui si è follemente innamorato, fuggita per motivi non meglio specificati assieme al padre nel nuovo continente, non senza trascinarsi appresso lo spettro di una taglia che rende i due una ghiotta fonte di guadagno e di contesa tra i molti cacciatori di taglie che , come avvoltoi famelici, si aggirano sulle rotte appena valicate che dalla costa Est portano fino all’altro Oceano.

Per strada Jay (questo il nome del ragazzino) incontrerà il tenebroso ed affascinante Silas, faccendiere che comprende subito, a discapito del giovane, quanto convenga mettersi sulle tracce dei due ricercati, approfittando dell’ingenuo innamorato.

Il viaggio dei due si aprirà su paesaggi mozzafiato, in cui all’asprezza di una natura incontaminata, ma senza possibilità di appello quando si intestardisce ad ostacolare il cammino del viandante incauto, si alternerà una disputa efferata con altre gang ancora più assetate di sangue e di facili guadagni.

Fino ad una resa dei conti che si consumerà inesorabile e solenne, lenta ma micidiale come nel titolo che costituisce un adeguato avvertimento.

Un buon film diretto da un esordiente da segnarsi, che si chiama John Mclean. Un western cupo e crepuscolare che soppesa il ritmo a favore di un realismo e di un pessimismo che si fanno cosmici in concomitanza con il sopraggiungere al sanguinoso epilogo che contraddistingue il duello finale.

Ottima scelta per quanto riguarda il cast, con l’antitesi a metà strada tra l'amicizia virile e l'erotismo "da confronto", quello segnato dall'incontro casuale di un “uomo maturo e duro” vs. Il classico “ragazzo adolescente a modo ed incauto nella sua purezza ed ingenuità di fondo”, a cui le antitetiche fisicità dei due validi interpreti (Michael Fassbender coriaceo ed implacabile, contro un Kodi Smit-McPhee ancora adolescenziale e glabro), forniscono una efficace forma di rappresentazione, che si misura tra diffidenze e tradimenti reciproci, ma anche con una sana ed intensa condivisione di fondo che trova modo di manifestarsi senza equivoci nel finale drammatico e per certi versi straziante da diventare quasi epico.  

Ma anche in scene più intime come quando l'uomo insegna al ragazzo a radersi la prima sparuta peluria che gli cinge il viso ancora adolescente.

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