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Un milione di modi per morire nel West

Regia di Seth MacFarlane vedi scheda film

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La recensione su Un milione di modi per morire nel West

di supadany
6 stelle

Un successo eclatante può fare girare la testa e offrire opportunità altrimenti impensabili. Dopo gli oltre cinquecento milioni raggranellati nel mondo da TedSeth MacFarlane - già creatore de I Griffin - scarta aprioristicamente le vie di comodo e si avventura in un territorio minato.

Di suo, il genere western non porta fortuna, se non sporadicamente, da tanto tempo e affrontarlo, come scelto dall’autore, in chiave comica è un azzardo su tutti i fronti. Il miracolo non si materializza, il risultato appare fuori asse, ma non è tutto da buttare al vento.

Arizona, 1882. In un luogo di frontiera, Albert (Seth MacFarlane) è stato appena piantato da Louise (Amanda Seyfried) ma, nonostante non sia dotato di grandi talenti, non vuole arrendersi. Le cose prendono una piega inaspettata quando arriva la misteriosa Anna (Charlize Theron), peccato solo sia la consorte di Clinch (Liam Neeson), uno spietato bandito portato a utilizzare le maniere forti e intenzionato a riprenderla con sé.

 

Seth MacFarlane

Un milione di modi per morire nel West (2014): Seth MacFarlane

 

Libero di muoversi come meglio crede, Seth MacFarlane esagera. Una dose d’incoscienza non è per forza un male assoluto, ma questa sua avventura scapestrata sembra frutto di un delirio di onnipotenza (fatto sta che ci ha pensato direttamente il pubblico a ridimensionarlo).

Il problema principale risiede nell’amalgama che, tra la sua tipica comicità spinta e irregolare e i canoni ripresi dal cinema western, non prende mai piede.

Prima di tutto, rimane un film comico, una parodia fuori controllo, noncurante di alcuna regola che fa ampio sfoggio del ricettario demenziale senza paura di esprimersi, anche se poi finire fuori giri è questione di un attimo. Forte della sua personalità, ospita una parata di guest camuffate ad hoc, così che un irriconoscibile Ewan McGregor compare in una sfida di tiro, Bill Maher è un colorito master of ceremony e c’è pure un rapido passaggio di Ryan Reynolds.

Allo stesso tempo, l’autore originario del Connecticut omaggia, riprende e rimodula, anche con una foga che non sempre rende giustizia, ad esempio fa tenerezza l’omaggio a Ritorno al futuro. Parte III anche se non inserito con particolare cura.

Oltre a tutto ciò che ci si può attendere da una sua commedia, c’è poi tutto il bagaglio tipicamente western, ovviamente rivisitato dal suo punto di vista: duelli frontali, inseguimenti a cavallo, gli indiani e le scazzottate al saloon, quest’ultime addirittura in prossimità del registro pulp. Uno scenario dove regna comunque il pericolo e i modi per trovare la morte, spesso improvvisa e cruenta senza bisogno di apporre troppi giri di parole, sono molteplici.

Com’è possibile mettere tutto questo? Dal risultato, è facile intuire come Seth MacFarlane non si sia posto troppi problemi. Usa il grassetto senza che ce ne sia bisogno e dissemina alcune assurdità per coprire ellissi gratuite, fortunatamente la spinta parodistica genera alcune battute al fulmicotone, sparse lungo tutto il film, arrivando anche a sorpresa, mostrando una certa imprevedibilità e l’arte dell’assurdo (vedi la prostituta dai facili costumi che però aspetta il matrimonio per consumare il suo rapporto con il suo ragazzo, interpretato da Giovanni Ribisi).

Per l’occasione, ghiotta ma non certo sfruttata pienamente, Seth MacFarlane, confermando la sua sicurezza, si ritaglia il ruolo da protagonista quando un suo alter ego avrebbe probabilmente giovato al lavoro d’insieme, affiancato dall’affascinante Charlize Theron, mentre Liam Neeson non ha problemi a fare il duro della situazione, per quanto destinato a fare una figura barbina, Amanda SeyfriedGiovanni Ribisi e Neil Patrick Harris rispettano le consegne senza particolare ardore e la più esilarante, in virtù del personaggio, rimane Sarah Silverman, che completa una quota femminile variegata.

Alla fine, i limiti di Un milione di modi per morire nel West rimangono in bella vista, non riesce nemmeno a sbrogliare la matassa, ma la mano dell’autore è - anche gioiosamente impunita - in bella vista e di certo non si può definire omologata, semmai estrosa e dagli esiti alterni.

Nota a margine: nel finale alternativo, disponibile con molto altro materiale extra sul blu-ray, dei messicani auspicano la costruzione del famoso muro divisorio per non avere più nulla a che fare con gli americani. In anticipo su Donald Trump, ma comunque pertinente con una logica di lungo corso, sempre satireggiando.

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