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Babadook

Regia di Jennifer Kent vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Babadook

di mck
6 stelle

Cos'è la depressione se non un genere horror? Peccato che invece di un film sul male oscuro Jennifer Kent abbia creato un film depresso.

 

Trilogia Horror ( "It Follows" - "BabaDook" - "the VVitch" ) / 2 : PowerPopUp, o : la catapulta di Cechov

• Ti voggglio bbbene, mamma! Ho ucciso un mostro per te.

Immaginate Bart Simpson che, per farlo smettere, accarezza Homer mentre questi lo sta strangolando: è una delle scene migliori del film, ma, probabilmente, come sa bene Butters, "The Simpsons Already Did It". Prima, e meglio {*}

 


• Che cos'è la depressione se non un genere horror?

 

Era il male oscuro di cui le storie e le leggi e le universe discipline delle gran cattedre persistono a dover ignorare le cause, i modi: e lo si porta dentro di sé per tutto il fulgorato scoscendere d’una vita, più greve ogni giorno, immedicato.

Carlo Emilio Gadda - "la Cognizione del Dolore" (1938-1941) 1963 [in esergo a "il Male Oscuro" di G.Berto]

Il finale è allegorico, ed anche reazionario (perché rinunciatario) ?
Per sopravvivere alla depressione (morte del marito concomitante e concausata dalla nascita del figlio, depressione post mortem e post partum, mancata elaborazione del lutto e della gioia) occorre – grazie all'amore, all'affetto e all'empatia totalmente gratuiti e al contempo dettati da un bisogno e da una necessità altrui (della controparte messa in pericolo e a disagio) di, per l'appunto, sopravvivenza – saper addomesticare-allevare (segregare), non potendolo sconfiggere, il proprio bertoideo male oscuro [ qui assumente le sembianze del classico BaBau/BoogeyMan che finirà col rivelarsi un Agnello Travestito da Lupo (parabola che il cartoon in B/N esplicita) che si può controllare (annichilire, schiantare, sconfiggere) con un urlo ].
A me questa sembra una (non) soluzione di ripiego, e soverchiante la propria libertà, perché in tal modo si finisce per vivere in funzione della depressione : e ciò non può ch'essere una sconfitta. 

 


• Carnevale (Circo Barnum) di Anime, ovvero : se compare una catapulta prima o poi catapulterà (quando un tropo è troppo).

 

...non si capisce se il passo ultimo sarà di sconfitta o di vittoria, è durata sessant’anni e quattro mesi per non dire di più, e in verità si potrebbe senza sforzo alcuno includervi anche il periodo prenatale, ossia quello da me trascorso nell’alvo materno, ammettendo, e non è poi un’idea tanto fessa, che in quell’ambiente esistesse una sia pure sfortunata opposizione al mio destino di venire al mondo, e questo non nel senso riflesso, cioè che padre e madre non desiderassero la mia apparizione, ché anzi dopo di me nell’intento di avere un altro figlio maschio sfornarono felicemente ben cinque figlie femmine senza tenere conto di alcuni inframmezzati aborti del tutto involontari, sicché, non potendo essi prevedere gli scarsi contenti che ne avrebbero ricavato, non è concepibile una loro avversione alla nascita del primogenito...

Giuseppe Berto - "il Male Oscuro" - 1964

Peccato perché sceneggiatura [ volutamente e coscientemente ambigua sino alla fine ( ma la presenza tangibile e l'allucinazione condivisa cedono per forza di cose il passo alla metafora : è la depressione ad essere tangibilmente condivisa, come un contagio psichico), e - forse in ciò meno consapevolmente - piena di cliché non ben amalgamati e - a quel punto - sfruttati ( partendo dalle questioni spicce quotidiane, passando per le sovrastrutture politico-sociali-economiche e arrivando alle questioni ultime : farmaci, assistenza sociale, vecchiaia, solitudine, morte ) : se per esempio i personaggi sono incongruentemente stupidi (senza per questo avvicinare e toccare le sublimi vette di una malata - e quindi attinente - esagerazione camp) - rispetto o meno alle intenzioni della regista – ecco che il presunto realismo sociale della messa in scena sfocia nell'inutile, mentre il (non) rapporto di causa-effetto sublima nella vaghezza ],

realizzazione ( il difetto è nella regia, che non riesce a incanalare/utilizzare/liberare alcuni momenti parossistici affrancandoli dal ridicolo, e da questo PdV esemplare può essere la scena del “risveglio alla realtà” della madre dopo l'emetica catarsi con ri-getto d'inchiostro provocata da una carezza : come horror latita - a parte due o tre spaventi orchestrati come si deve...a fronte di una decina andati completamente a vuoto -, e in quanto al famigerato “scavo psicologico” gli strati sono già ben tutti quanti visibili e spiattellati in bella mostra manco fossimo stati messi di fronte ad una sezione di sedimentazione geologica già naturalmente visibile a cielo aperto : non c'è evoluzione, o spiegazione centellinata, ma solo reiterazione del risaputo, non v'è crescendo, ma un pallido intercalando/ripetendo, e ''paradossalmente'' questo profluvio di replicanti certezze comporta un'affezione emotiva - che prende per sfinimento - verso la possibile svolta, rovesciamento, risoluzione, disvelamento, twist...che, quando arriva, delude )

e recitazione stra-carica [ totalmente, diversamente e ricercatamente/consciamente tra loro respingenti (e il "Repulsion" polanskiano non può non far capolino da dietro l'angolo) sono le interpretazioni di madre e figlio: lei, ( Essie Davis : encomiabile quanto, a volte, spinta dalla regista ad oltrepassare non solo le righe ma pure il margine del foglio finendo sulla scrivania : il paragone con Jack Nicholson / Torrance è improprio, improbabile, impossibile, inesistente ), appare troppo banalmente depressa sin da subito, all'inizio, dalle prime inquadrature, scene, battute ed interazioni - quando invece scenografia e montaggio la loro suburbana goticità espressionista la diffondono pervasivamente, al contrario del comparto sonoro che più retorico, controproducente, inadatto e goffo non si potrebbe (tranne in due occasioni in cui il parossismo stridulo è spinto oltre il limite ed antinomicamente riesce a raggiungere vette funzionalmente disturbanti) -, mentre il bambino (Noah Wiseman) è perfetto : più per quanto riguarda la pura recitazione (e la direzione d'attore) che rispetto al personaggio scritto : l'empatia è tutta per il bambino, la depressione della madre (il motore del film) è presentata in medias res (settennale), con una protagonista già all'apice della patologia ]

esprimono sfumature preziose durante/lungo l'opera : ad esempio, una delle scene migliori del film ( e per questo ripescata una seconda volta e riproposta pari pari salvo il fatto d'aggiungervi in coda un banale sobbalzo telefonato non fuori contesto ma fuori fuoco ) è quel breve momento di diapausa tra una crisi e l'altra quando la protagonista osserva da finestra a finestra l'anziana vicina di casa malata di parkinson ma ostinatamente vitale e a tale ''pacificato'' quadro...sorride : una sorta di rinuncia alla vita, la sua perfetta esplicitazione e messa in scena. 

 


Bavadook? Si, magari…

 

Ciò che mi opprime non si può curare: è la mia croce e devo portarla, ma Dio sa quanto si è incurvata la mia schiena per lo sforzo.

Sigmund Freud, da una una lettera del 1900 [in esergo a "il Male Oscuro" di G.Berto]

 

Oltra a “i Tre Volti della Paura” (ep. ''la Goccia d'Acqua'', da A.Cechov) di Lamberto Bava (1963) scorrono in tv sequenze tratte da “Carnival of Souls” di Herk Harvey (1962), “the Strange Love of Martha Ivers” di Lewis Milestone (1946) e "the Phantom of the Opera" di Rupert Julian (1925), mentre un mash-up di 6 cortometraggi di George Méliès (Eclipse de Soleil en Pleine Lune, le Livre Magique, Dislocation Mysterieuse, Faust aux Enfers, un Homme de Tete, le Cake-Walk Infernal) più uno di Segundo de Chomon (la Maison Ensorcelée) è creato ad arte e con arte (un piccolo film nel film che restituisce il delirio della protagonista traslandolo in...cinema) dalla regista ed implementato con le illustrazioni animate di Alexander Juhasz. Le silouette di Wes Craven e Tim Burton fanno il resto.   

Da notare una scena in cui, in pochi secondi, vengono citati direttamente sia “the Shining” (Danny che si nasconde in un mobiletto in metallo delle cucine) che (quest'ultimo come già nel ben più riuscito “the Ward” carpenteriano) “Profondo Rosso” (si, esatto, proprio quella scena lì, però inversa nei ruoli).

Peccato, dunque, si diceva : con tutto quel nero di seppia vomitato Jennifer Kent [ attrice televisiva (Murder Call) e cinematografica (“the Well” di Samatha Lang), e aiuto regista di Lars von Trier sul set di “DogVille” ] non è riuscita a scrivere un film, e ancor più un finale -[ e ''quindi'' una morale (perché quella è, ed occorre assumersene la responsabilità) : non puoi uccidere - una volta desunta la sua natura - il male oscuro, puoi solo continuare a conviverci sfamandolo dandogl'in pasto le briciole del proprio amore (latte e biscotti o larve e vermi, a scelta e a piacere) ]- decente : a conti fatti Babadook (espressionismo inespressivo) non è un film sulla depressione: è un film depresso.

 

Il racconto è dolore, ma anche il silenzio è dolore.

Eschilo - "Prometeo (Incatenato)" - 460 a.C. [in esergo a "il Male Oscuro" di G.Berto]     

 

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I 9 minuti del cortometraggio d'esordio del 2005 di Jennifer Kent, “Monster” [ * * * ½ ], con Susan Prior, valgono il lungometraggio di 8 anni dopo, “BabaDook” [ * * ¾ ] : è un merito del corto e un demerito per il lungo.

 

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{*} Questa volta l'hanno fatto contemporaneamente : 

Stagione 26, Episodio 18, "Peeping Mom" :

"Yeah, harder to strangle than it looks, isn't it, Marge?"

("Eh si, strangolare è più difficile di quanto sembri, non è vero, Marge?").

 

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