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The Resurrection of a Bastard

Regia di Guido van Driel vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su The Resurrection of a Bastard

di lostraniero
8 stelle

Del come nella terra dei Frisoni, un albero non sia proprio un posto sicuro. Un debutto particolarmente interessante, che esalta una struttura narrativa fondata sul flashback, e rende splendidamente tutto il grottesco e l'amaro che ci si poteva aspettare da un graphic novelist già pienamente svezzato.

Ci si salva dalla salvezza? Se la domanda può apparire davvero sofista e fuorviante, è invece quanto sciorina davanti ai nostri occhi, e con tanta grazia nera, il regista olandese Guido van Driel grazie a questo suo esordio cinematografico. “De wederopstanding van een klootzak”, ovvero, un discorso sulla possibile resurrezione di un gran bastardo. Un’opera per certi versi ibrida, che nasce intanto dal suo lavoro come apprezzato fumettista (“Om mekaar in Dokkum” è la graphic novel a cui fa riferimento la storia), e che poi si concede, nella realizzazione scenografica, cura certosina nel percorrere un territorio così ambiguo come lo è quello della Frisia. Terra sospesa tra solidità di roccia e flusso liquido di un quasi-mare, e per tale motivo ancestrale, forse psichicamente segnata da ciò che emerge sulla linea dell’orizzonte; sia esso una cittadina che diventa fotografia del viaggio dell’uomo e del suo difficile adattamento, sia un semplice albero sopravvissuto al disboscamento rituale, un argine che sorge lì dove bisogna proteggersi dal nulla oceanico, una fattoria, un bosco dimenticato da tutti e da tutto e tornato selvatico e premonitore. Ronnie B. è un piccolo boss di Amsterdam che ha messo su la sua ‘gang’ tirando i piedi ad un tipaccio losco, James Joyce (sic!), e che s’alza ogni benedetta mattina cercando di coltivare il suo piccolo orticello immondo di delinquere, violenza e ferocia pura (non esita a cavare gli occhi con un aspirapolvere ad uno spacciatore che lo ha fregato, uccide senza pensiero una donna che per puro caso entra nel cerchio della ‘punizione al reo’ e quasi sfregia il figlio di quest’ultima). Quando arriva la sua ora, colpito al collo da un proiettile vendicativo e giustiziere, invece di morire, campa. Da quel buco in gola, fuoriesce l’animo suo gentile in un mutamento, una ‘muda del cuore’, che ricorda tanto Sant’Agostino. “Ma quando dal fondo misterioso dell’anima una profonda riflessione ebbe tratta e raccolta tutta la mia miseria al cospetto del mio cuore, sorse come una gran tempesta, recando immensa pioggia di lacrime”. Redento, ma pesce fuor d’acqua anche tra i ‘suoi’, s’incammina alla ricerca di chi (o di cosa) lo voleva stecchito e che invece gli ha aperto i poteri immensi della verità (per sé) e della preveggenza (per gli altri). Si ritroverà nella sconfinata ed insicura pianura dei Frisoni, in cima ad un albero sacro, in compagnia di Eduardo, profugo africano in fuga dagli uomini-fantasma e dai suoi incubi notturni. Film da gustare fino in fondo, romanticamente anodino e pur irrorato da una umanità che gigioneggia spesso con temi davvero enormi e conflittuali (la comunicazione tra gli uomini, l’etica della vita, la diversità e la comprensione, la complessità dello spirito, il nulla dell’odio), facendo spesso fiorire quel leggero sorriso che ogni spettatore cerca, a volte inutilmente, in molta roba filmica dell’oggi. Basti il finale, splendida ripresa notturna dove un quartetto di personaggi oscilla tra pietà, odio, lucida dignità e comicità grottesca. Qualcuno ha versato il nome di Quentin Tarantino, invano temo, visto che oltre a molto del cinema rustico&radicale di Alex Van Warmerdam (“Little Tony” e “Schneider vs Bax”, sicuramente), possono riconoscersi alcune particelle di robusto storytelling che riecheggiano il notissimo “De zaak Alzheimer” di Eric van Looy e lo sconosciutissimo “Black out” di Arne Toonen. So che i dreyeriani mi fucileranno in Piazza Grande, ma quell’inseguimento sotto alla luce della luna fatto con la geometria ammaliante di immagini così pure, non so perché mi ha fatto esclamare per pochi secondi il nome del grande e buon Carl Theodor!

 

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