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La notte del giudizio

Regia di James DeMonaco vedi scheda film

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La recensione su La notte del giudizio

di Gangs 87
7 stelle

Essendo a conoscenza dell’uscita al cinema del prequel della trilogia de La notte del giudizio, si è creata in me la smaniosa curiosità di recuperare le tre pellicole in questione; visione rimandata da tempo e che ultimamente era casualmente circolata nei miei pensieri, conseguentemente ad alcuni discorsi con colleghi d’ufficio.

 

L’adrenalinica soddisfazione provata al termine della visione della prima pellicola, mi ha indotto al’immediata e successiva visione della seconda, dal titolo Anarchia – La notte del giudizio, alla fine della quale, tutte le mie rosee aspettative era già belle e concluse che, la terza La notte del giudizio – Election Year, più che per altro, credo di averla guardata per la tigna che mi accompagna, qualche volte, nella visione di una saga.

 

Ora, c’è da dire che l’idea alla base è davvero originale, per quanto utopistica sia. Un governo che, per portare ai minimi il tasso di criminalità e risollevare lo stato dalla crisi economica, mette in atto un massiccio controllo della popolazione che culmina nello Sfogo, un’intera notte, della durata di 12 ore, dalle sette di sera alle sette di mattina, in cui è lecito ogni tipo di crimine e nulla è illegale.

 

Nella prima delle tre pellicole cioè è ben spiegato e lo stesso svolgimento finisce per essere saldamente legato alla trama che c’è alla base. L’idea politica e dispotica aleggia per tutta la durata, finendo anche per essere ridicolizzata quando compare un uomo di colore che rischia di mettere in pericolo l’integrità morale dei protagonisti. Pur cadendo spesso nel perbenismo esagerato, è sicuramente quella meglio strutturata delle altre. Non solo a livello narrativo ma anche attraverso l’utilizzo dei giusti tempi di svolgimento che consentono allo spettatore una costante attenzione che garantisce anche un livello di suspense medio-alto.

 

La seconda pellicola cerca di cavalcare il successo della prima, e l’impressione è quella di assistere ad un approfondimento della precedente piuttosto che un film a se stante improntato sulla medesima trama. Rispetto all’altra, in cui i protagonisti erano rilegati dentro le quattro mura di casa, qui la scena si svolge per strada. Se il punto forte, in parte, diventa proprio la rappresentazione della violenza estrema, nella mente si radica sempre più la considerazione che tutto ciò sia folle ed estremo (mentre nella prima l’approccio con l’idea poteva essere quasi riflessivo), e tutto finisce per sembrare esagerato, come la capacità di sparare che sembra innata in tutti i protagonisti. Il finale smielato poi riesce a chiudere degnamente una pellicola già intrisa di difetti a partire dai tempi di racconto, troppo ampi che si soffermano troppo spesso e a lungo su situazioni non propriamente interessanti e degne di attenzione.

 

Il terzo film è un degno mix dei suoi predecessori. Dal primo eredita l’aspetto politico e l’attenzione allo svolgimento della trama con la giusta attenzione ai tempi della sceneggiatura, che comunque ad un certo punto, chissà perché, si perde. Del secondo invece ritroviamo l’estremismo eroico di certi personaggi, che finiscono per rendersi protagonisti di atti estremi, e il finale melodrammatico, che non solo non è necessario ma finisce anche per ridicolizzare l’intera trama.

Sommariamente una saga quantomeno caratterizzata da un’idea di fondo originale; se fosse stata sviluppata in modo appropriato in un solo film, posso credere che ne sarebbe venuto fuori qualcosa di davvero interessante. Consiglio comunque la visione, almeno della prima pellicola, che resta comunque un film piacevole, non solo come contenuto ma anche come svolgimento. Ad oggi resto incerta sulla visione al cinema dell’ultima pellicola prequel che invece mi aveva indotto alla visione dei film predecessori.

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