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La notte del giudizio

Regia di James DeMonaco vedi scheda film

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La recensione su La notte del giudizio

di Kurtisonic
4 stelle

In una narrazione dove non c’è scarto temporale, tutto deve avvenire in presa diretta condizionato da un limite dentro il quale non può che svilupparsi un contenuto forte e avvincente che sposti la percezione dello spettatore dal punto di partenza a quello finale verso una direzione definita, avendo decodificato per bene il materiale dal punto di vista estetico e da quello del contenuto. Nel caso, il film di genere può rappresentare la via d’uscita dignitosa quando uno dei due componenti viene meno, l’azione prevale sui valori trasmettendo una sensazione di pancia piena e di divertimento, o al contrario questi raccordano tempi lenti e staticità in modo da mettere in moto pensieri reconditi. Se in La notte del giudizio l’assioma Dio-Patria-Famiglia al termine della vicenda non viene minimamente scalfito, è chiaro che un film campione d’incasso come questo dal punto di vista contenutivo ha poco da dire. Nella moderna società americana prossima a venire ( e già questo è un messaggio che rassicura lo status di aspirante borghese dello spettatore medio dei multisala e dei pop corn movie, e non voglio essere offensivo perché comprende sporadicamente anche il sottoscritto) in tanti hanno raggiunto un ragguardevole stato di benessere e il tasso di criminalità è sotto controllo. La vita sarà come fare il servizio militare, anzi è come una moderna “missione di pace,” riprendendo un antico motto latino che afferma che una volta all’anno è lecito impazzire, per sfogare l’aggressività il potere costituito concede a chiunque se lo possa permettere di compiere qualsiasi crimine senza essere poi punito. E chi può fare una cosa del genere, i derelitti, i poveri, gli emarginati dalla fantascientifica società dei futuri consumi? Naturalmente i ricchi, coloro che hanno qualcosa da difendere dagli altri, dallo stato, da un Equitalia made in Usa. Citando a caso, Rollerball, Cane di paglia, Funny games, ci si trova qualcosa, è vero, ma è il classico ago nel pagliaio dove sbattendoci il culo non ti pungi di sicuro. Il regista De Monaco dà il meglio allora sui codici di genere: la prima parte per la verità è giocata sull’attesa dell’evento, sulla tensione e sull’imprevedibilità di cosa può accadere e non a caso resta la parte migliore, crea e mantiene i presupposti di una corda tesa verso un terreno ignoto che potrebbe prefigurare qualsiasi scenario.. Quando all’interno della classica famiglia democratica bianca si scatena lo showdown la forma crolla impietosamente, scompare una discreta suspense e resta l’azione nuda e cruda. I riferimenti cinematografici per la seconda parte vanno da Cloverfield a Paranormal activity, a The cube ma forse è già troppo, De Monaco supplisce all’assenza di sceneggiatura con un’azione assolutamente fine a se stessa e prevedibile, se funziona la situazione col botto che fa sobbalzare la ripete più volte fino a farla diventare stucchevole, le sorprese sono telefonate, i personaggi non offrono il minimo sindacale di contraddittorio e la loro azione sarà la più convenzionale possibile. La notte del giudizio poteva trasformarsi in un rivoluzionario circo mostruoso che unisce la lotta di classe con la qualità dei rapporti umani (grazie alle tensioni non prese però in considerazione all’interno del quadro famigliare) invece tutto si riduce ad un buonismo di facciata in attesa dell’evento del prossimo anno (di cui ipocritamente non si ha nemmeno il coraggio di sottolineare nella vicenda, con uno sguardo di preoccupazione, affrettandosi invece a mostrare in pieno politically correct bianchi ricchi dal volto umano e l’uomo nero povero in canna ma in sintonia con questa finta morale del bastone e della carota).

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