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La religiosa

Regia di Guillaume Nicloux vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su La religiosa

di laulilla
7 stelle

Rifacendosi a La religieuse di Diderot (1760) ma modificandone il finale, meno avventuroso e rocambolesco e, forse, aperto al lieto fine, il regista Guillaume Nicloux ce ne offre la seconda versione cinematografica, dopo quella sessantottina di Jacques Rivette.

 

 

La giovanissima Suzanne Simonin (Pauline Etienne), figlia adulterina, era stata costretta dalla famiglia a chiudersi in convento, contro la sua volontà. Sebbene in un primo momento si fosse adattata alla clausura di un anno, per completare la propria formazione, in seguito avrebbe respinto pubblicamente la prospettiva di prendere il velo per il resto della propria vita.

Lo scandalo che ne era seguito era stato utilizzato abilmente dalla famiglia che l’aveva chiusa in casa fino a piegarne ancora una volta la volontà.

Comincia da quel momento il calvario di Suzanne, appena mitigato, in un breve periodo iniziale, dall’umana comprensione dell’anziana Madame de Moni (Françoise Lebrun), la superiora del Couvent de Longchamp, che sinceramente e con sensibile affetto aveva prestato attenzione ai suoi problemi.

Le successive vicissitudini della sventurata, fatte di umiliazioni indicibilmente sadiche da parte della nuova superiora di Longchamp (Louise Bourgoin), l’avrebbero indotta a confessare all’esorcista le torture alle quali era stata sottoposta: fu perciò trasferita a Saint Eutrope.

Lì Suzanne ebbe poco tempo per apprezzare le tenere coccole della nuova badessa (Isabelle Huppert): il confessore la mise in guardia affinché non si lasciasse invischiare nel clima torbido delle gelosie isteriche provocate dai capricci saffici della superiora. Non le restava, dunque, che fuggire dal convento, in vista di un futuro impreciso: un finale aperto, che non esclude la speranza …

 

 

 

 

 

 

 

La vicenda, molto nota, era stata raccontata da Denis Diderot, l’enciclopedista e grande scrittore francese, a sua volta ispirato alla vera vicenda di Marguerite Lamarre, costretta, contro la sua volontà, a trascorrere in convento 55 anni senza poter mai uscirne.

Intento di Diderot era  la denuncia della consuetudine delle famiglie più importanti di assegnare al primogenito l’eredità del patrimonio familiare, per evitare che la divisione delle ricchezze potesse ridurne la consistenza, diminuendo in tal modo il potere e il prestigio della casata.
Alla preoccupazione economicista si aggiungeva in questo caso l’ipocrisia: la giovane sacrificata era nata da una “colpa” adulterina della madre che intendeva in tal modo liberarsi della testimonianza vivente e ingombrante del suo antico peccato.
Jacques Rivette aveva derivato da Diderot la “verve” anticlericale: aveva meditato a lungo sulla funzione reclusoria del convento per i figli indesiderati dei nobili e dei ricchi, che in tal modo venivano allontanati dalla loro vista e dalla loro coscienza.

Sotto la finzione della rinuncia alle cose della terra vedeva annidarsi pericolose e intollerabili distorsioni della religiosità, ridotta a copertura di meschini e inconfessabili interessi, nonché altrettanto pericolose sottovalutazioni delle esigenze umane, laddove l’obbedienza che legava le novizie alla gerarchia conventuale diventava troppo spesso asservimento ai capricci della superiora, che talvolta manifestava una certa umana comprensione e solidarietà (madame de Moni), ma più spesso sfogava su di loro, maltrattando sadicamente le meno conformiste, le proprie personali frustrazioni (Sainte Christine), quando non tentava di coinvolgerle in un giro di amori saffici e di predilezioni morbose, con una tecnica di seduzione e successivamente di ripulsa che dipendeva, ancora una volta, dall’arbitrio dispotico (la superiora di Saint Eutrope).

Il film di Rivette era interpretato dalla grande Anna Karina, nei panni di Suzanne.

 

La versione cinematografica di Nicloux riflettendo, in parte, l’esperienza personale e familiare del regista sembra invece collocarsi nella  scia della meditazione cattolica ottocentesca europea (quella stessa che fu di Alessandro Manzoni) sul valore e l’importanza del libero arbitrio, irrinunciabile condizione, che non può sottostare alle imposizioni familiari o sociali.

 

Il film è attualmente noleggiabile o acquistabile su numerose piattaforme

 

 

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