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L'amore dura tre anni

Regia di Frédéric Beigbeder vedi scheda film

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La recensione su L'amore dura tre anni

di supadany
5 stelle

L’amore è sicuramente uno dei sentimenti, o degli stati emotivi, più raccontati nella storia dal cinema per cui è difficile uscire da certi schematismi; questo film ci prova, ci mette la faccia con decisione, purtroppo con risultati discutibili o quanto meno discontinui.

Marc Marronier (Gaspard Proust) è un uomo disilluso che dopo una storia finita male scrive un libro dove afferma che l’amore può durare solo tre anni.

Questo diventa un best seller, ma nel frattempo ha incontrato Alice (Louise Bourgoin), donna che mette a dura prova le sue convinzioni e i suoi non proprio integerrimi stili di vita.

 

 

Pellicola con più di un’ambizione alle spalle, ma che si dimostra per lo più velleitaria, vorrebbe essere sofisticata (ed è in parte lo è anche), ma figura per lo più debole, il suo lascito post visione è limitato, ma allo stesso tempo se non altro scorre abbastanza speditamente.

E’ soprattutto scandita da una quantità esagerata di poco fruttuosi personalismi, come gli sguardi e le parole rivolte direttamente in camera allo spettatore ed i personaggi che la popolano sono imperfetti; questo non sarebbe un difetto in senso assoluto, purtroppo nella fattispecie è difficile sentirsi risucchiati nella storia, tra un protagonista un po’ idiota (e non solo nel significato simpatico del termine) che fondamentalmente soffia la donna ad un cugino e due donne in fondo traditrici anche se Alice cerca solo l’amore (l’ex moglie invece sembra semplicemente un’arrivista non disposta a condividere le difficoltà).

Poi qualche spezzone sa essere divertente, Louise Bourgoin è avvenente e libertina negli usi e nei costumi (anche se è stata più bella in altri film), qualche carta viene sparigliata (come il matrimonio gay del personaggio interpretato da Joey Starr), ma tutto questo è troppo poco per salvare un lavoro che finisce con l’apparire per lo più presuntuoso e pretestuoso con citazioni fuori portata (come quella in apertura con Charles Bukowski) ed un finale ancora roboante, ma poco costruttivo.

Cavilloso.

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