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Osterman Weekend

Regia di Sam Peckinpah vedi scheda film

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La recensione su Osterman Weekend

di tafo
7 stelle

21 /02/1925 Auguri zio Sam.

L’ultimo Peckinpah è un  film spiazzante più teoria della visione che pratica della violenza, più montaggio che ralenti , più televisione che cinema. Il tappo è saltato, non si  capisce chi sono gli amici o i nemici, i buoni o i cattivi. La guerra fredda è il controllo mediatico è la distorsione del messaggio è poter far diventare degli evasori fiscali dei traditori del proprio paese. Un reato “ normale” può trasformarsi in un crimine politico per il bene della patria o anche per il desiderio di vendetta  di un agente della CIA. La visione distorta di Fassett vuole far luce su chi sia realmente il capo della sua organizzazione e su come operi veramente. Il povero agente , rimasto vedovo, per ordine del suo superiore, costruisce dal nulla una organizzazione parallela di tre spie americane che lavorano per il nemico sovietico, tutte intercettate mentre prendono accordi con una presunta spia del KGB. L’uomo che deve tradire gli amici e incoraggiare uno dei tre a tradire gli altri due, è Tanner uno abituato a smascherare i suoi interlocutori televisivi a mostrarne la vera faccia. La solita riunione dei quattro amici e consorti nel fine settimana diventa teatro e momento della resa dei conti. Il weekend è sempre controllato e guardato  a vista dal nostro agente che è sempre pronto a mettere dubbi e conflitti nel gruppo. Quando emerge la reale messinscena di Fassett la tragedia esplode, Tanner capisce l’imbroglio e la violenza  distillata diventa padrona . Tutto può essere manipolato ogni cosa può essere visibile e la verità può essere solo una bugia non ancora svelata. Ogni programma può essere registrato montato e mandato in onda mentre noi cerchiamo di salvare la nostra realtà una volta capito chi sono i buoni e i  cattivi gli amici e i nemici.  Per l’ultima volta lo zio Sam gioca con il cinema, il director’s cut diventa impossibile e paradossale per uno che non ammetteva tagli della sua opera, ogni  montaggio è propaganda è una scelta etica è quello che uno ci vuole fare vedere o non vedere. La violenza diventa psicologica mediata dalla morale di colui che sta nella stanza dei bottoni e oppressiva come tanto cinema orwelliano che il nostro qui riesce a profetizzare.

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