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Too Big to Fail. Il crollo dei giganti

Regia di Curtis Hanson vedi scheda film

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La recensione su Too Big to Fail. Il crollo dei giganti

di alan smithee
8 stelle

"Ormai siamo vicino alla fine: non esiste nessuna banca che possa rimborsare tutto il denaro versato dai propri correntisti. Funziona cosi', si basa tutto sulla fiducia. E' la fine." Queste le drammatiche parole pronunciate in una confidenza tra marito e moglie dal segretario del Tesoro americano Henry Paulsen (uno splendido William Huet) alla moglie (Kathy Baker). Nel 2008 negli Stati Uniti il dissesto della banca d'affari Lehman Brothers fu l'inizio di una spaventosa crisi finanziaria che non tardo' a valicare l'oceano arrivando fino in Europa, dove perdura drammaticamente ora piu' che mai.
Il film del bravo Curtis Hanson esamina nei dettagli (sin troppo numerosi per non perdersi) la genesi della crisi e i tentativi di frenare la rovina inevitabile, dopo mediazioni tra i principali banchieri americani e il mondo politico.
Ne esce fuori un quadro drammatico che oggi tutti noi (piu' o meno indignati) sopportiamo con sempre piu' sacrificio, sviliti nel potere d'acquisto, nel valore dei nostri risparmi che si deprezzano in nome di una finanza senza scrupoli, che e' la stessa che ci ha portato al crak.
Fino agli anni '80 anche nei libri di scuola si tuonava sul pericolo che una deregulation bancaria potesse portare ad una situazione simile a quella della Depressione del '29. Poi dalla politica reaganiana in avanti le banche, dapprima quelle americane, poi quelle di tutto il mondo hanno iniziato ad operare in ogni settore, dando vita ad operazioni speculative altamente rischiose (contratti su derivati, options ecc.) e a dar vita ad una crescita innaturale degli investimenti immobiliari, degenerando le abitudini dei singoli cittadini, spinti a crearsi una liquidita' addirittura immotivata a fronte di valutazioni falsate degli immobili di proprieta'; non piu' dunque solo operazioni di mutuo per acquisto prime o seconde case, ma operazioni di liquidita' a valere su immobili gia' di proprieta'. Con il crollo delle banche d'affari e la crisi economica i tassi sono saliti vertiginosamente, impedendo ai mutuatari di pagare regolarmente i propri debiti, e il valore degli immobili, in seguito anche all'abitudine di sopravvalutare gli immobili ipotecati, e' letteralmente crollato. Il popolo americano si e' dunque ritrovato pieno di immobili ma senza un dollaro di liquidita'. Dall'altro lato la nuova classe dirigenziale delle banche, che dagli anni '90 ha spadroneggiato i destini economici e finanziari mondiali, si e' accaparrata tutti i tesori sottratti ai milioni di piccoli risparmiatori creando cosi' un divario sempre piu' netto tra una classe di eletti (che il movimento degli Indignati riassume in un ipotetico 1%) e il resto del mondo sempre piu' vicino al livello di sussistenza (99%).
Questi sono i tragici avvenimenti che da un paio di anni stanno devastando anche la nostra Europa, Italia in testa. vittima sacrificale di una speculazione che spesso va oltre la crisi effettiva (e reale) in cui ci ritroviamo. E poi anche nel bel film di Hanson come del resto nella realta' il gioco viene sistemato tra i primi 9 grandi banchieri e il mondo politico: le banche non faranno altro che salvarsi l'un l'altra e per scongiurare il dissesto finanziario costringeranno il Tesoro ad acquistare un bel numero di azioni privilegiate per ridar loro una liquidita' che solo ufficialmente dovra' ricadere sulla popolazione, sulle piccole imprese, sui poveri. Non vi ricorda forse questa trama un fatto di appena pochi giorni fa da parte della BCE nei confronti delle principali banche italiane ed europee? E crediamo davvero che tutta questa nuova liquidita' pressoche' regalata alle banche si traduca in soldi facili per chi davvero ne ha bisogno? O non andra' nella gola sempre piu' profonda della solita ingorda dirigenza bancaria (il solito 1% che governa il 99% alla fame).
Ma torniamo al film. Bel film, forse troppi personaggi che, intervallati dalle didascalie che ne presentano nome e ruolo, finiscono per confondere non poco lo spettatore; tuttavia la pellicola di Hanson e' una lucida drammatica disamina di uno strapotere finanziario che finisce per far soccombere l'intera economia del pianeta. Grande cast popolato da decine di attori molto interessanti, che popolano anche solo in camei un film che piu' drammaticamente attuale non si potrebbe.

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