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Faust

Regia di Aleksandr Sokurov vedi scheda film

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La recensione su Faust

di EightAndHalf
9 stelle

Ed ecco un altro capolavoro di Sokurov: perché non ci stupisce? Perché ci ha già abituato a simili esperienze, distorsioni spazio-temporali che da un punto di vista visivo si traducono in immagini che sembrano filtrate da una lente deforme, che allunga e allarge le immagini, sgrana i paesaggi, lascia nella mente disorientamento e anche grande armonia. Nella mente di qualunque spettatore fluttuano ancora le immagini del figlio che porta in braccio la madre nel sentiero della collina in "Madre e Figlio", e si affiancano a questa, alle "verdi" suggestioni di "Taurus" e agli incroci fra le arti di "Hubert Robert - Una vita felice" le nuove immagini di un capolavoro di ampio respiro. Il ritmo è strano, non si potrebbe definire lento, ma ha la leggadria di un verso leopardiano, o di un quadro di Caspar David Friedrich, e trasporta elegantemente lo spettatore verso nuove consapevolezze. Il valore metaforico della storia qui è alle stelle: se Sokurov ha voluto porre questo film a termine della sua quadrilogia la motivazione dev'essere proprio questa, che si parla di Potere anche se non si parla di dittatori. Hitler era pazzo, Lenin falliva, Hirohito finisce, Faust cerca invece di trionfare sulla grandezza e sulla sacralità del diavolo, e lo affonda sotto grandi rocce. Ma è la fede che vuole distruggere, ed è la ragione che vuole esclusivamente perseguire: anche qui l'uomo, l'aspirante Potente, crolla miseramente, e non c'è bisogno di mostrarlo direttamente nel film. Una pura visione.

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