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Corpo Celeste

Regia di Alice Rohrwacher vedi scheda film

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La recensione su Corpo Celeste

di laulilla
7 stelle

Primo lungometraggio di Alice Rohrwacher, tratto liberamente dall’omonimo romanzo di Annamaria Ortese.

 

Questo film ci descrive la difficile adolescenza di una ragazzina, Martina (Yle Vianello), appena arrivata dalla Svizzera in Calabria, introducendoci subito nella brutta realtà della periferia del vecchio capoluogo, stretto d’assedio dall’immondizia e da strutture abbandonate – e altamente deturpanti – di lavori pubblici lasciati incompiuti.

 

Martina ha solo tredici anni e stenta a inserirsi in quella periferia degradata, dove la madre (Anita Caprioli) si è sistemata con lei e con l'altra figlioletta: due sorelline che, come tutte le sorelle, poco si amano e molto litigano.
La madre, che, amandola, cerca di comprenderla, ha deciso di iscriverla alle lezioni di catechismo, per prepararla alla Cresima, momento che ritiene importante per inserirla compiutamente fra gli abitanti del luogo.


La realtà della Chiesa locale è però orripilante: un parroco (Salvatore Cantalupo), che fa l’affittacamere, e che, mentre incassa i lauti affitti, distribuisce i “santini” del notabile candidato alle elezioni, facendo anche firmare una specie di impegno a votarlo; un’ insegnante di catechismo (Pasqualina Scuncia) che più ignorante non potrebbe essere, che detesta Martina ritenendola un po’ troppo impertinente e curiosa; una popolazione conformista e rassegnata che non tenta neppure di vivere in modo più autonomo dai modelli subalterni che la televisione propone e che vengono adottati dalla catechista, per preparare la festicciola della Cresima.


Ai turbamenti adolescenziali di Martina, che tutto vede silenziosamente, si aggiungono il disagio e il senso di solitudine che la porterà a cercare le risposte ai problemi tipici dell’età in uno sperduto paesetto, dove Don Lorenzo (Renato Carpentieri), prete burbero e solitario, ma pieno di spiritualità, le comunicherà alcune verità non conformiste su Cristo e sul senso della vita.

 

 

 

 

Il film delinea con attenta e delicata partecipazione una vicenda gracile, ma importante, in cui l’indagine di Martina (ottima prova d’attore della giovanissima Yle Vianello, che, con molta verità ne ha fatto vivere le ansie, i dubbi, i silenzi, la solitudine, la ricerca di un nuovo equilibrio) è narrata con affetto trepidante da Alice Rohrwacher, allora accusata di essersi troppo insistentemente soffermata sulla religiosità, come se solo in quella direzione fosse possibile trovare risposte positive alle inquietudini e ai turbamenti dell’adolescenza.

È vero, invece, che in quella decaduta e deturpata Reggio Calabria, non molto altro si scorge(va) all’orizzonte ed è altrettanto vero che ai problemi di quella difficile età, si aggiungevano, nel caso del personaggio, quelli di una piccola migrante che in Svizzera aveva lasciato amicizie e affetti e forse un padre.

Il film, sceneggiato dalla stessa regista, fu selezionato da una giuria internazionale per partecipare - e fu un successo - alla “Quinzaine des Realisateurs” di Cannes nel 2011.

 

 

Proposto in streaming da Prime.

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