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Quattro notti con Anna

Regia di Jerzy Skolimowski vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Quattro notti con Anna

di ed wood
8 stelle

E' ancora una "deep end" quella che attende l'anti-eroe skolimowskiano. Tornando alla regia nel 2008 dopo una quindicina d'anni, il regista polacco si ricollega ad uno dei suoi capolavori per inscenare una nuova ossessione erotica. Non è più una sexy e provocante "ragazza del bagno pubblico" a scatenare ormoni e cuore dell'outsider, ma una procace e biondissima infermiera. Non è particolarmente bella nè giovanissima, ma tanto basta a Leon affinchè possa ritenere di dare una svolta alla sua solitaria e stramba esistenza. La storia non è nulla di particolarmente originale, come del resto quella del successivo (e un pochetto sopravvalutato) Essential Killing: quello che conta ovviamente è il modo in cui viene messa in scena. La dimensione "solistica" dell'azione e la natura introversa del protagonista impongono poche parole e attenzione al gesto. Sporadici flash-forward, che intervengono come fulmini a ciel sereno attraverso meste dissolvenze in nero, assolvono a una doppia funzione: "spiegano" ellitticamente il passato di Leon ed Anna, mentre tolgono pathos al racconto. Una scelta consapevole, senz'altro, ma forse non troppo azzeccata. Si guadagna in scetticismo, certo, ma non era poi così necessario: il tocco skolimowskiano, nella sua crudele ironia, era più che sufficiente ad evitare derive patetiche. A scardinare ulteriormente la linearità della parabola di Leon è la scena della stupro (brutale per quanto defilata, grottesca per quanto insostenibile: di per sè, un pezzo di grande cinema, di impassibile fisicità), un flashback confuso col presente, messo in un momento qualsiasi del film, senza seguire esigenze narrative, estetiche o tematiche. Se a questo si aggiunge la rivelazione tardiva della falsa accusa di stupro, abbiamo ricostruito una vicenda che forse non avrebbe avuto bisogno di tali contorsioni per esprimere quel mix di tenerezza e perversione che caratterizza da sempre gli emarginati dell'autore polacco. Resta comunque un film da vedere senza riserve, quasi polanskiano nella miscela di humour, suspence e pulsioni erotiche. Costeggia continuamente l'assurdo, il grottesco, l'improbabile, ma non dimentica il dramma e l'orrore. Regala momenti spassosi, gioca con le tentazioni voyeuristiche e feticiste dello spettatore, empatizza inevitabilmente con Leon, il cui profilo patologico è peraltro scontato (il dialogo con la nonna defunta, per dirle che sta cominciando a "frequentare una donna"; le varie manie domestiche; i risvolti buffi della sua professione di crematore); dissemina estemporanee poetiche, forse autocitandosi (l'incubo di venire affogato in un lavandino, che riegheggia il finale acquatico-criminale di Deep End), e dettagli macabri (la carcassa galleggiante della mucca, la mano morta); sventa la tragedia con un finale all'insegna della delusione e del disappunto. Avrebbe potuto essere uno dei grandi film d'amore e solitudine dei nostri tempi, se non fosse stato per quei difetti di forma sopra menzionati: detto questo, difficilmente ci dimenticheremo di queste quattro surreali notti trascorse con Anna.

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