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Lettere da Iwo Jima

Regia di Clint Eastwood vedi scheda film

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La recensione su Lettere da Iwo Jima

di steno79
9 stelle

Uno dei vertici del cinema di Eastwood. É un film antimilitarista di produzione americana ma parlato in giapponese, girato insieme a "Flags of our fathers", che in questo caso abbraccia il punto di vista giapponese sulla sanguinosa battaglia che portò alla conquista americana dell'isola di Iwo Jima e fu determinante nella capitolazione del paese del Sol Levante. Eastwood ha avuto molto coraggio a girare questo film "dalla parte del nemico" che intona una mesta elegia sulla follia della guerra, e lo ha fatto avvalendosi di un'ottima sceneggiatura della nippo-americana Iris Yamashita, che riesce a descrivere in maniera vivida e coinvolgente la disfatta militare sempre più definitiva dell'esercito giapponese, ma anche a dare un rilievo tutt'altro che superficiale a molte storie individuali, avvalendosi anche di funzionali flashback che ci mostrano le vite dei protagonisti negli anni immediatamente precedenti al conflitto mondiale. Rispetto a "Flags", che a mio parere era comunque un buon film, qui il regista opera su un soggetto molto più rischioso riuscendo miracolosamente a tenere fuori la retorica e mostrando con spietata impassibilita' le conseguenze devastanti in termini di perdita di vite umane della follia bellicista e di un malriposto senso dell'onore, con la sequenza del suicidio dei soldati indotto dal comandante che risulta veramente agghiacciante. Il film è condotto con un buon ritmo narrativo e può contare su scene di combattimento molto efficaci da un punto di vista visivo, complessivamente superiori al lavoro che aveva realizzato nel film "gemello" grazie anche all'ispirata fotografia di Tom Stern che in alcune sequenze gioca di sottrazione con un'affascinante desaturazione del colore che lo fa avvicinare ad un "bianco e nero a colori". E direi che contribuiscono all'ottimo risultato complessivo la memorabile prestazione di Ken Watanabe nella parte del generale Kuribayashi e, tra i comprimari, almeno Kazunari Ninomiya nella parte di Saigo, volto espressivo e convincente che riesce ad inserirsi con bravura nel coro dei personaggi giapponesi e a sollecitare l'empatia dello spettatore occidentale. A mio parere Eastwood ha dato in questo film il meglio che poteva in termini artistici, anche se si avverte l'impressione che la stessa sceneggiatura diretta da un regista giapponese potesse avere delle risonanze emotive tutto sommato differenti; in ogni caso, lo definirei il suo migliore film dopo i due capolavori "Gli spietati" e "Million dollar baby".

Voto 9/10

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