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Intolerance

Regia di David W. Griffith vedi scheda film

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La recensione su Intolerance

di steno79
10 stelle

Voto 10/10 "Intolerance" nacque come risposta di Griffith a tutti coloro che lo avevano criticato e lo avevano accusato di razzismo contro i Neri per il precedente "Nascita di una nazione" (che in effetti è un film profondamente razzista, dunque il regista su questo punto era decisamente in malafede). Il film vorrebbe essere una denuncia dell'intolleranza, fonte di sventure e massacri per l'umanità, attraverso quattro racconti situati in epoche differenti: la caduta di Babilonia per mano dei Persiani all'epoca del re Balthazar; la crocifissione di Gesù Cristo; la strage degli Ugonotti nella notte di San Bartolomeo in Francia nel 1572, ed un racconto moderno di finzione, ispirato ad un fatto autentico in cui uno scioperante americano accusato a torto di omicidio era stato salvato all'ultimo momento dal patibolo per intervento della sua fidanzata. Si tratta di un ampio poema cinematografico in quattro episodi, costruito come una sinfonia in quattro movimenti, ancora oggi ammirevole sotto molti punti di vista: il montaggio parallelo e alternato resta di incredibile audacia e virtuosismo, con una netta accelerazione del ritmo nella parte finale che aumenta il coinvolgimento emotivo dello spettatore, un gran numero di comparse nelle scene di massa che ne fanno il precursore più illustre del kolossal di ambientazione storica, scenografie imponenti e memorabili (soprattutto quelle dell'episodio babilonese, rievocate in "Good morning Babilonia" dei fratelli Taviani), perfino movimenti di macchina che tolgono ancora il fiato se si pensa che stiamo guardando una pellicola girata quasi un secolo fa. Fra i quattro episodi, il migliore resta senz'altro quello babilonese, figurativamente bellissimo; quello di Gesù Cristo è troppo breve per poter essere paragonato agli altri; quello degli Ugonotti piuttosto teatrale ma ancora efficace e sconvolgente nella parte finale del massacro, e quello moderno colpisce in alcune scene soprattutto per la forte carica di denuncia sociale, abbinata ad una struttura drammaturgica di stampo melodrammatico tipica della società Vittoriana in cui Griffith era cresciuto e si era formato. Resta una tappa fondamentale del cinema muto e un film che influenzò moltissimi registi, da Eisenstein a Dreyer.

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