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L'infanzia di Ivan

Regia di Andrei Tarkovsky vedi scheda film

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La recensione su L'infanzia di Ivan

di Stefano L
10 stelle

 

Tratto da una short-story di Vladimir Bogomolov, "Ivanovo detstvo" fu uno dei più grandi successi del regista sovietico Andrei Tarkovsky, ma anche uno dei più conturbanti ed ammalianti. Seconda guerra mondiale: Ivan è un ragazzino di soli dodici anni che ha perso la famiglia, e adesso è stato chiamato in causa dall'esercito per combattere i tedeschi. Il giovane alimenta un odio molto profondo nei confronti del nemico, e dopo delle piccole missioni di perlustrazione, deciderà di combattere direttamente sul fronte assieme al tenente Galtsev, rifiutandosi di iscriversi alla scuola militare, in quanto convinto che sottrarsi alla guerra significherebbe mostrare un atto di vigliaccheria nei confronti del proprio paese. Le ambientazioni nelle trincee ricordano grossomodo un altro capolavoro, "Orizzonti di gloria", ma il timbro stilistico di Tarkovsky è ben evidente, nonostante in quest'occasione non sia in risalto come nelle sue opere future. L'inganno dei sensi, infatti, acquista un ruolo fondamentale nel tracciare l'iperbolico rancore di Ivan in seguito all'uccisione della madre: emblematiche a tal proposito diverse scene principali, prima fra tutte quella in cui il ragazzino viene preso da un preoccupante attacco di isteria nel momento in cui si mette a fantasticare di catturare un soldato avversario, il quale "interrogherà" personalmente minacciandolo con un pugnale datogli in prestito. Impressionante l'analisi psicologica che il regista accentua sullo stesso Ivan; il piccolo collaboratore già dal suo primo ritrovamento si mostra molto più sveglio e preparato al confronto degli stessi militari che si dovrebbero prendere cura di lui (e alcune astute strategie di sopralluogo, non a caso, verranno ideate dal medesimo giovanissimo protagonista). Alla fine di questo sciagurato martirio, un epilogo sfiancante ed ambiguo chiuderà distopicamente lo sconvolgente racconto, lasciando una compresibile aura di amarezza nei confronti della guerra concepita per quello che rispecchia realmente: un conflitto assurdo e disumano che porta unicamente alla morte.

 

 

 

 

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