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Salita al cielo

Regia di Luis Buñuel vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Salita al cielo

di laulilla
8 stelle

Nel paesetto messicano di San Jeronimito, dove non esistono chiese e neppure preti, la popolazione vive delle risorse che offrono le palme da cocco, i cui prodotti vengono venduti all’industria alimentare, ciò che consente agli abitanti una vita semplice, ma dignitosa.

 

A San Jeronimito, dunque, l’esistenza procede tranquillamente e senza troppe novità: una sgangherata corriera garantisce i collegamenti con il resto del mondo, mentre si continua a vivere secondo le antiche tradizioni, una delle quali è l’uso di trascorrere la notte delle nozze su un’isola poco distante dalla costa in cui i giovani – che non hanno dovuto celebrare il loro matrimonio religiosamente, ma non hanno rinunciato alle contaminazioni Kitsch dell’abito bianco e dei cuori illuminati – possono amarsi in pace, nella bellezza del paesaggio naturale.

Oliverio (Esteban Márquez) e Albina (Carmelita Gonzales) però, sono costretti a tornare a San Jeronimito, senza neppure esservi approdati, perché sono raggiunti e avvisati dai fratelli di lui dell’aggravarsi delle condizioni dell’anziana madre.

Al suo capezzale tutti si rendono conto di una situazione difficile, poiché il progetto di suddivisione dell’eredità, che la donna ha in mente, non è accettato dai fratelli di Oliverio, il quale, pregato dalla morente, dovrà raggiungere al più presto il legale di fiducia di lei a Portales, affinché raccolga le sue ultime volontà, mentre la sposina cercherà di curarla.

 

Il viaggio

Inizia a questo punto la parte più importante del film, quella del viaggio avventuroso e accidentato di Oliverio, alla ricerca dell’avvocato, sulla scassatissima corriera guidata da un autista poco affidabile, insieme ad altri viaggiatori che si muovono verso mete differenziate, con tempi di percorso più o meno lunghi.

Durante il viaggio accade di tutto: ci si ferma, si affrontano rischi, salgono numerosi animali, si guadano i fiumi e ci si impantana (e se ne esce con surreale semplicità), si percorrono le più pericolose delle strade.
Lungo la strada si nasce, si incontra la morte e il dolore, ci si aiuta, ci si ama, si sogna…cosicché, in fondo, il viaggio diventa la metafora della vita, coi suoi percorsi duri e difficili, ma talvolta anche con le sue gioie momentanee, con le trasgressioni spesso desiderate e mai realizzate.

L’ansia per le troppo frequenti fermate dell’automezzo, il fastidio, ma anche il compiacimento, per i tentativi di seduzione della bella Raquel (Lila Prado), la decisione di prendere la guida dell’automezzo, per accelerare i tempi del percorso, la sfida degli elementi naturali, sono i momenti rilevanti dello strano viaggio di Oliverio in cui si susseguono  immagini e situazioni ad alto contenuto simbolico: l’acqua, quella della pioggia e quella che bisogna guadare evitando che diventi una trappola infida; la tempesta notturna, nell’ultimo tratto, quello della salita al cielo; la presenza degli animali che – come sempre in Bunuel – ci ricordano la nostra natura che non sempre accettiamo, ma che possono rivelarsi preziosissimi per uscire dai  guai; gli incontri con uomini bizzarri e singolari.

Molto significativo , al centro del viaggio, il sogno di Oliverio, poiché è proprio la dimensione onirica quella che, lasciandogli intuire aspetti mai chiariti della sua vita, gli permetterà di fare le scelte più importanti, superando rimorsi e sensi di colpa.

 

 

Il sogno di Oliverio

Il giovane, dunque, ha lasciato provvisoriamente la moglie, senza aver concluso la notte delle nozze con lei, rimasta ad accudire l’anziana inferma, ciò che sul piano simbolico allude all’interporsi della madre fra i due sposi impedendo loro di portare a termine l’incontro amoroso. Sulla corriera la provocante Raquel cerca di sedurlo, offrendogli la mela, il frutto proibito che sta mordendo, e invitandolo, quindi, alla conoscenza carnale che con Albina gli era stata impedita.

Il giovane è turbato e si abbandona a una surreale rêverie ad occhi aperti durante la quale egli riesce a recidere il legame con la madre e cede all’amplesso con Raquel.
Il sogno ha un punto di partenza: il morso della mela e il successivo bacio alla bella donna, dalla cui bocca egli riceve la lunghissima buccia del frutto che tuttavia proviene da un alto piedistallo su cui si trova sua madre, a cui egli guarda nell’attesa di ricevere l’approvazione per l’imminente incontro erotico. Solo allora egli abbandona finalmente alla base del piedestallo la buccia-cordone ombelicale.

Lo spazio angusto della corriera si trasforma in un lussureggiante Eden e diventa il teatro dell’amore fra i due giovani viaggiatori, offrendo agli spettatori la sorprendente e poetica rappresentazione simbolica del desiderio amoroso che si invera nel sogno e nella fantasticheria, astraendosi dalla realtà dura e meschina, e talvolta grottesca degli altri viaggiatori. I personaggi femminili di Raquel e di Albina si alternano e ci appaiono infine fondersi in un’unica figura di donna in cui coesistono (come in tutte le donne) dolcezza e sensualità, desiderio apertamente espresso e pudore.

 

Il film fu girato in Messico nel 1952 con un bassissimo budget, ed esprime, attraverso i modi leggeri della fiaba ironica e surreale, il pessimismo disincantato del regista, che - pur avvalendosi di attori non eccelsi -  padroneggia in modo eccellente sceneggiatura e cast, consegnandoci un piccolo sorridente capolavoro.

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