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Fuga di mezzanotte

Regia di Alan Parker vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Fuga di mezzanotte

di ethan
9 stelle

L'azione si svolge a Istanbul agli inizi degli anni '70: William 'Billy' Hayes (Brad Davis, all'esordio, strepitoso), un ragazzo americano, più ingenuo e superficiale che un efferato criminale, in vacanza con la ragazza (Irene Miracle), occulta un grosso quantitativo di droga ma viene scoperto ed arrestato poco prima della partenza con l'aereo. E' il principio di un'odissea che, tra carcere e tribunali, lo metterà a durissima prova.

'Fuga di mezzanotte', come si legge nella sovrimpressione della prima sequenza (girata da Hugh Hudson, in maniera pressoché clandestina, nella metropoli turca), è basato su una storia vera, che il protagonista della vicenda ha raccontato a un giornalista, che l'ha redatta ed è stato poi scritto per lo schermo da Oliver Stone (premiato con l'Oscar), con piglio molto polemico nei confronti del sistema giudiziario del paese mediorientale e con toni sprezzanti nei confronti dei turchi, e reso infine in immagini da Alan Parker - qui al secondo film - che va più alla ricerca di quanto gli eventi influiscano sulla psiche degli individui che sui loro contorni politici.

Questi passaggi (come spiegato nella splendida versione in DVD del film commentato dal cineasta stesso) sono importanti per spiegare come, ad ogni rilettura e 'passaggio di mani', ci siano delle modifiche ed il risultato finale si discosti molto dalla realtà dei fatti e servono per smorzare le accuse fatte al regista di voler creare qualcosa di falso: al contrario, tali cambiamenti sono le fondamenta di un processo creativo, alla base di una qualsiasi pellicola 'di finzione'.

Alan Parker - grazie ai fondamentali contributi del direttore della fotografia Michael Seresin, che dà alla pellicola un alone di cupezza inaudita, attingendo a una vasta gamma di colori scuri e a scene dove prevale l'oscurità, al montatore Gerry Hambling, che imprime all'opera un ritmo compassato, inframmezzato da momenti estremamente concitati e (volutamente) confusi e caotici e, in particolare, al compositore Giorgio Moroder (anch'egli premiato con la statuetta dall'Academy), che usa in maniera innovativa la musica elettronica  - dirige un'opera controversa, non esente da difetti (i suddetti accenni 'razzisti' che tante polemiche hanno creato), ma dotata di un pathos sempre crescente nel corso della narrazione, di una tensione esasperata, a tratti insostenibile, che raggiunge il culmine nella lunga ed estenuante scena della fuga, ma che mette a dura prova lo spettatore già in parecchie sequenze precedenti, come ad esempio le proverbiali punizioni del terribile guardiano Hamidou (Paul L. Smith, uno dei cattivi più tremendi che si ricordi), in primo luogo a Billy per 'dargli il benvenuto' in prigione, successivamente a dei bambini come punizione 'esemplare', con orgoglio mostrata alla prole e allo sventurato compagno di prigionia di Billy, Max (un maiuscolo John Hurt, per lui solo una candidatura agli Oscar come non protagonista), per puro sadismo ed infine lo scontro tra Billy e l'untuoso Rifki (un superlativo Paolo Bonacelli), che tocca vertici di violenza insusitata.

'Midnight Express' è un'autentica discesa negli inferi dell'animo umano, un viaggio contorto e disturbante, che scava nel profondo della psicologia di un individuo che rischia di venire annientato prima nella mente (vedasi lo spostamento nel girone dei malati di mente) che nel corpo, fino all'insperato - che segue gli interminabili momenti dominati dall'oscurità - 'ritorno alla luce' finale.

Voto: 9 (visto in versione doppiata e originale con il commento dell'autore).

 

 

 

 

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