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Nella città perduta di Sarzana

Regia di Luigi Faccini vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Nella città perduta di Sarzana

di yume
8 stelle

E’ andata così, ci dice Faccini, e poteva andare diversamente se solo non fossimo stati gli Italiani che eravamo.

locandina

Nella città perduta di Sarzana (1980): locandina

Trasmesso in due puntate su Rai Due il 22 e 29 agosto 1981 Il film di Faccini ricostruisce fedelmente, anche sulla base di racconti di testimoni dell'epoca, quanto avvenne nella città toscana di Sarzana il 21 luglio 1921. La città, con in testa il suo sindaco socialista, decise di resistere ad un attacco di oltre 500 camicie nere, convenute da tutta la Toscana e l'Italia centrale, per dare una lezione alla città, che teneva in prigione una decina di camerati.”

La didascalia spiega il contenuto del filmato, riproposto quest’anno con il dibattito successivo fra Renzo De Felice e Paolo Spriano su Rai Tre in occasione del 25 Aprile.

Un fascismo che trionfa per le divisioni di tutto il fronte antifascista è la verità ed è quello che risalta nel film dalla ricostruzione storica di quegli eventi.

Il giudizio è di Paolo Spriano, storico impegnato con Renzo De Felice nel 1981 in un dibattito diretto da Arrigo Petacco all’indomani dell’uscita del film di Faccini.

Per chi non conosce o conosce poco quanto avveniva in un anno così lontano questo è un prezioso momento di riflessione, si tratta di capire quanto l’humus che preparò la dittatura del ventennio successivo e la tragedia della guerra fosse reso fertile da comportamenti negligenti o compromissori, ignoranza o connivenza, interessi di classe e ideologismi con cui i contemporanei convissero, dimenticando quanto fosse pericoloso credere ogni volta di vivere nel migliore dei mondi possibili.

E in fondo la tragedia della storia è questa, il senno del poi, le amare lacrime sparse a cose avvenute, a morti sepolti e dimenticati.

Dunque è ottima cosa che oggi la tanto vituperata televisione (non sempre a torto) e il cinema si facciano carico di una memoria che i libri faticano a sostenere.

Ai libri bisogna tornare, certo, anzi non abbandonarli mai, ma a molti distratti dalla fretta, dalla fatica, dal dolore serve un viatico.

Nulla di meglio, allora, che fermarsi due ore e allibire di fronte a immagini parlanti, il processo di identificazione dà sempre buoni frutti e si aprono spiragli che ci fanno esclamare: “Ma come? Sembra oggi!”

Ed è quello che De Felice in qualche modo rimprovera al film, e invece è la sua specificità essendo un film e non un trattato di storia, l’aver fatto parlare alcuni personaggi come avrebbero parlato oggi.

Un comunista del ’21, a tre mesi dalla scissione di Livorno, non poteva parlare come quel Giuliani del film sostiene De Felice, sembra un comunista degli anni ’80! E l’ispettore Trani inviato dal governo dopo i fatti di Sarzana dice cose che non sono verosimili in bocca ad un emissario governativo!

Sia quel che sia, il film è lo spaccato di un momento della sciagurata storia d’Italia tra i più complessi, difficili da capire, drammatici per quel che si preparava.

Studiarne la storia, in qualunque modo, serve, un secolo, esattamente un secolo fa quest’anno, non è molto, il cinema è uno specchio intransigente e nel mostrarci come eravamo ci mette in guardia su come siamo.

scena

Nella città perduta di Sarzana (1980): scena

Il film racconta fatti reali, Sarzana ha una storia antica e i pellegrini che percorrono la via francigena la conoscono bene, Dante vi arrivò nel 1306 in veste di messo politico per trattare la pace con il vescovo-conte di Luni,e, sorvolando sulle intense vicende dal Rinascimento all’ ‘800, arriviamo alla trasformazione di Sarzana in anonimo paesetto agricolo, esautorato da La Spezia, divenuta capoluogo, di tutti i suoi uffici pubblici.

Chi allora si augurò di vivere in una splendida pace bucolica ebbe modo di ricredersi quando arrivarono le squadracce fasciste nel quadro di quel terrorismo che seminò i territori della Padana di morti e aprì la strada a Mussolini.

Evitando inutili parafrasi riporto integralmente da Wikipedia:

Sarzana è stata teatro di uno scontro tra squadristi e carabinieri il 21 luglio 1921, durante i cosiddetti Fatti di Sarzana  quando i carabinieri al comando del capitano Jurgens, a seguito di un colpo di arma da fuoco, spararono sugli squadristi. Successivamente parte dei fascisti fuggiti nelle campagne furono uccisi dagli arditi del popolo. I fatti di Sarzana ebbero un'ampia eco nazionale e su di essi intervennero i massimi esponenti politici dell'epoca (Gramsci, Turati, Mussolini, Giolitti, ecc.).

Nel periodo della dittatura fascista furono molti i sarzanesi che subirono condanne dal Tribunale speciale per attività antifasciste: alcuni inviati al confino, altri licenziati o perseguitati. Ingente è stata l'emigrazione politica degli antifascisti sarzanesi, soprattutto diretta verso la Francia.

Durante l'occupazione nazista la popolazione di Sarzana ha dato un decisivo contributo alla lotta partigiana. Sulle colline sovrastanti la città si formarono gruppi spontanei dei cosiddetti "sbandati" poi riuniti in vere brigate partigiane. La lotta che intrapresero queste formazioni fu determinante per contenere la violenza e la forza degli occupanti tedeschi e fascisti, responsabili di eccidi efferati nelle vicine località della Lunigiana e Garfagnana. Un altro fattore determinante è stata la vicinanza alla Linea Gotica, fattore che caratterizzò l'asprezza della lotta partigiana nel sarzanese sottolineata da molteplici scontri tra partigiani e nazifascisti, scontri nei quali venne pagato un alto tributo di vite alla riconquista della libertà e della democrazia.”

Nel film il dibattito è aspro, fra socialisti, comunisti e anarchici ci sono spaccature che porteranno alla sconfitta, il governo impose il disarmo, i Sarzanesi si opposero “Bisogna chiedersi perché ai fascisti si permette di conservare le armi, mentre gli altri devono consegnarle…” le analisi fatte dai due storici chiariscono bene le dinamiche di quegli eventi e i grossi limiti di quel Patto di Pacificazione con il Fascismo che finì per sgretolare quanto restava delle forze popolari.

scena

Nella città perduta di Sarzana (1980): scena

La borghesia l’ebbe vinta, agrari e industriali celebrarono con grandi festeggiamenti la loro vittoria (la scena della cena alto borghese è un capolavoro, con le solite donne inutili e ridenti coperte di paillettes e i panciuti dignitari in marsina e sigaro in bocca), quello che tocca a noi spettatori, uomini e donne del secolo dopo, è guardare quegli scontri, commuoverci davanti a quei contadini uccisi da sprezzanti e violenti figli di “gente perbene”, altezzosi nelle loro divise di morte, ritti ad armi spianate su quelle macchine scoperte a sfidare il mondo.

E’ andata così, ci dice Faccini, e poteva andare diversamente se solo non fossimo stati gli Italiani che eravamo.

E che in gran parte siamo ancora oggi. A qualcuno non piacerà questa affermazione, perciò aggiungiamo un doveroso “Fatte le dovute eccezioni”.

 

 

 

www.paoladigiuseppe.it

 

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