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Nella città perduta di Sarzana

Regia di Luigi Faccini vedi scheda film

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La recensione su Nella città perduta di Sarzana

di lamettrie
10 stelle

Stupendo film, uno dei pochissimi a documentare la presa del potere da parte del fascismo (ne ho visti molti di film sul fascismo, e nessuno spiega ciò così bene, e in realtà ben pochi vi si avventurano, almeno per quanto ne so sinora, pur in attesa di liete segnalazioni; forse il motivo, è noto, è che si dovrebbero scoperchiare le gravissime responsabilità della categoria degli imprenditori e della Chiesa, corree con Mussolini).

Si vede solo su Youtube, con scarsa qualità, eppure è confezionato proprio bene: memorabile la sceneggiatura e soprattutto i dialoghi, ma apprezzabili sono anche fotografia e musica. Realistiche le drammatiche scene d’azione, con gli spari da entrambe le parti.

Grandi gli interpreti, Cucciolla in primis, ma anche tutti gli altri, tra cui i comprimari, anche quelli che rappresentano l’arroganza fascista, così come la rabbia del popolo da secoli sottomesso, così come la minoranza di ricchi, che al fascismo ha brindato (come nella splendida scena finale della cena).

Non ci sono sconti per nessuno, e dunque neppure facili letture ideologizzanti: gli eccessi di violenza difensiva di comunisti e anarchici sono denunciate, così come certi gesti delle forze dell’ordine, di cui alcuni capi cercavano (ma inutilmente, dato che dall’alto questa loro serietà verrà poi vanificata) di fermare l’arbitraria prepotenza squadrista.

Sono espresse tutte le colpe dello Stato che, controllato dai grandi imprenditori, ha favorito di fatto il fascismo. Il presidente del consiglio nel ’21 era Bonomi, trasformista da manuale, che dice: «È colpa dei socialisti, se i fascisti scorrazzano per l’Italia…Il fascismo è una reazione al pericolo di un’insurrezione socialista». E viene criticato così: «Bonomi ha rinunciato a colpire coloro che si sono arricchiti con la guerra, e quelli che frodano il fisco, con la scusa che questo aggraverebbe la situazione dell’industria».

Chiarissima è l’ingiustizia dei due pesi e due misure, adottati dallo Stato contro gli antifascisti: «Non si tentò di arrestare i fascisti che avevano attaccato Sarzana; non furono neanche disarmati e identificati … non li si ritenne responsabili … ottennero il rilascio di un camerata dalla galera».«Bisogna chiedersi perché ai fascisti si permette di conservare le armi, mentre gli altri devono consegnarle…». «Le violenze fra fascisti e sovversivi sono diventate reciproche solo dopo un numero insopportabile di violenze da parte fascista».

Ben documentato è il rituale della rappresaglia: a un morto fascista, dovevano corrispondere tanti di più assassinati dai fascisti, spesso a caso, come nella festa di paese, con una non chalance da mafiosi che è stata reale, e concepibile solo se si sa essere garantita l’impunità.

Indimenticabile è il discorso del capo antifascista: «Perché a noi è chiesto di consegnare le armi e ai fascisti no … a noi si chiede di fare la pace con i fascisti, e a questi si permette di assassinare gente indifesa.. a fronte delle innegabili aggressioni fasciste, i giornali borghesi (Corriere della sera….) parlano di gite propagandistiche, di aggressioni comuniste… a un fascista ucciso fanno i funerali solenni, per i 13 contadini massacrati la solita inchiesta (che finirà insabbiata, ndr)… il fascismo segna la reazione della classe del capitalismo contro le esigenze più vitali delle classi popolari… domandare a questa classe dirigente di reprimere il terrore fascista è come domandarle di suicidarsi».

Memorabile è anche il discorso finale del disincantato prefetto Trani, ormai rimosso perché non sufficientemente anticomunista, che in armonia con questo principio: «Non bisogna odiare gli uomini, ma il sistema che ti costringe a odiare gli uomini», dice fra l’altro: «Quando la legge dello Stato viene applicata a tutelare gli interessi di pochi o di gruppi di prepotenti, e non invece  a garantire a tutti le condizioni della civile convivenza, del lavoro, della felicità terrena, allora lo Stato non è lo Stato di tutti; ma lo Stato di pochi. Non è più giustizia..».

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