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Il giudice e l'assassino

Regia di Bertrand Tavernier vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Il giudice e l'assassino

di sasso67
8 stelle

Con la fotografia prodigiosa di Pierre William Glenn, Tavernier fa il ritratto di due uomini diversissimi tra loro, anche se, ognuno a suo modo, entrambi eccentrici rispetto alla società. Bouvier è un ex sergente dell’esercito, non più giovanissimo, cresciuto in un collegio di religiosi, dove è stato anche violentato (evento che l’uomo identifica con il morso di un cane, che non si è mai verificato), anarchico, socialista, anticlericale, devoto della Madonna e nazionalista. Sostanzialmente pazzo, Bouvier, dopo essere stato respinto dall’amatissima Louise e dopo avere tentato di ucciderla e di suicidarsi (fallendo in entrambi gli obiettivi), attraversa tutta la Francia a piedi, lasciandosi dietro una serie impressionante di giovinetti/e – preferibilmente pastorelle – violentati ed uccisi. L’altro uomo è Rousseau, giudice di mezz’età, scapolo e un po’ succube della madre, di buona educazione: suona il pianoforte, mentre Bouvier suona la più proletaria fisarmonica. Entrambi hanno un rapporto, per così dire, controverso con la Legge: Bouvier proclama la necessità di legge e ordine, mentre massacra i ragazzini; Rousseau, da custode della legge, inganna il povero di spirito, già in galera, con falsa bonomia e prospettive di clemenza, ma non esita a spedirlo sulla ghigliottina, nonostante sia anch’egli convinto di avere a che fare con un pazzo. Siamo nella Francia dell’affaire Dreyfus e l’antisemitismo, come dice il giudice esteta interpretato da Brialy, è uno dei modi più puliti per sfogare le proprie frustrazioni. Attraverso i due personaggi del giudice e dell’assassino, Tavernier fornisce la propria interpretazione di un periodo storico (come aveva già fatto con l’epoca pre-rivoluzionaria in Che la festa cominci…), che si cercava di spiegare con le armi del positivismo, ma che ancora veniva raccontata alle masse dai cantastorie. Notevolmente bravi gli attori, con Noiret sui livelli d’eccellenza che gli sono consueti, ma con un Michel Galabru che qui probabilmente tocca il vertice recitativo della sua carriera.

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