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Love Actually - L'amore davvero

Regia di Richard Curtis vedi scheda film

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La recensione su Love Actually - L'amore davvero

di LorCio
7 stelle

Ridendo e scherzando, è diventato nel corso degli ultimi anni una specie di film seminale, imitato, copiato da chiunque (due nomi: Fausto Brizzi e il Garry Marshall sotto festività). Il suo innegabile punto di forza sta nella complessa rete di relazioni alla base della macchina narrativa escogitata da Richard Curtis, un contorto puzzle in cui ogni personaggio ha in qualche modo un rapporto con un altro personaggio, che sia familiare, sessuale o casuale.

 

Un film ad episodi camuffato in maniera molto abile nel quale si incrociano una ventina di personaggi sullo sfondo di una Londra colta nelle settimane precedenti al Natale, ossia: l’innamoramento del premier britannico (chi se non Hugh Grant, feticcio di Curtis e tra i pochi divi inglesi) per l’impiegata di Downing Street sboccata e romantica Martine McCutcheon; il tradimento perpetuato dal cinquantenne Alan Rickman ai danni della sorella di Hugh Grant, Emma Thompson; il di lei amico Liam Neeson che ha appena perso la moglie, alle prese con il piccolo figliastro innamorato di una baby cantante americana; lo scrittore Colin Firth che viene cornificato dalla moglie con il fratello e scappa in Francia dove s’invaghisce di una domestica portoghese; una sua amica, Keira Knightley che si è appena sposata con Chiwetel Ejiofor, e che scopre che il testimone di nozze di lui Andrew Lincoln è a sua volta innamorato di lei, nonostante le appaia ostile; Laura Linney, collega di Rickman, che ha preso una cotta per Rodrigo Garcia che lavora con lei, ma che ha la testa troppo impegnata dalla malattia del fratello; due attori che fanno le controfigure nelle scene sessuali dei film; un ragazzo che parte per l’America con l’obiettivo di scoparsi chiunque; e il cantante decaduto Bill Nighy che si ricicla con una cover natalizia orrenda del suo più grande successo.

 

Questo film lungo e confuso nella sua lineare limpidità ha un difetto di struttura che accomuna tutti i lavori di Curtis: perché non ancora riesce a trovare la quadra della durata, peccando con dilatamenti narrativi che hanno il problema di allungare il brodo senza una reale ragione. Delle storie raccontate almeno due potevano essere eliminate, eppure questo effetto caotico e sereno al contempo ha una sua forza accumulatrice e generosa che denota una gioia narrativa non comune (ammettiamolo: il mosaico costruito è squisito e nessuno degli imitatori l’ha eguagliato). Ha le caratteristiche più brillanti della commedia natalizia: spensierata, buonista, irresistibile. Andava sicuramente asciugato, ma il film c’è, scorre via con scioltezza e tranquillità.

 

Si potrebbero eleggere Emma Thompson (che si ricongiunge con Rickman e Grant dieci anni dopo Ragione e sentimento) e Bill Nighy (un portento) migliori in campo, ma la dichiarazione d’amore con i cartelli di Andrew Lincoln  a Keira Knightley è qualcosa di meraviglioso (che ho fatto anch’io, tanto per la superflua cronaca). Cammei di Billy Bob Thornton (il presidente degli Stati Uniti), Rowan Atkisnon (un commesso) e Claudia Schiffer (una mamma) e una colonna sonora pazzesca e mielosa.

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