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Panico a Needle Park

Regia di Jerry Schatzberg vedi scheda film

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La recensione su Panico a Needle Park

di mck
8 stelle

* * * * ¼

 

Amor Panico.

 

Cosa sono disposta a fare per te.

 

Requiem for a Nightmare.

 

...Cinderella, she seems so easy

"It takes one to know one", she smiles

And puts her hands in her back pockets

Bette Davis style

And in comes Romeo, he's moaning

"You Belong to Me I Believe"

And someone says,"You're in the wrong place, my friend

You better leave"

And the only sound that's left

After the ambulances go

Is Cinderella sweeping up

On Desolation Row...

 

Circondata dalla calca che le si assembr'addosso occupandole l'intorno affollando la carrozza come una dose di umanità tagliata con un'abitudinaria noncuranza di normale spicciola alienazione si tiene stretta aggrappandosi saldamente avvinghiata con entrambe le mani al manforte tirato a lucido e levigato da tutte quelle altre mani d'altrui dominio che prima e dopo di lei vi si sono affidate per contribuire a quel poco di equilibrio che i loro padroni cercavano tra l'uscio di casa e il cartellino da timbrare, tanto che il bianco delle sue nocche risulta ben visibile anche dall'altro capo della carrozza mentre la voce metallica annuncia "42esima strada".

Appoggia la guancia e il mento alle mani strette al tubo verticale di metallo e compie un mezzo giro mentre la massa di gente s'affrett'a lasciare lo scompartimento.

Compie un altro mezzo giro, si stacca dal supporto di salvataggio e si mette a sedere in uno dei tanti posti liberatisi ora che tutti sono scesi, come un raschiamento.

 

Ben altro che "Rainy Day Women #12 and 35", insomma.

Una sciarpa dimenticata dal vento e dalle cose da fare, tre assorbenti zuppi in 10 minuti, lui che la fa ridere.

 

Bob ( Al Pacino ), piccolo spacciatore e grande drogato di quartiere ( con fratello topo d'appartamenti, Hank-Richard Bright ), anzi di angolo (corner) downtown, l'incrocio tra la Broadway e la 72esima nel West Side di New York, ufficialmente noto come Sherman Square, per gli eroinomani Needle Park, dove Hotch lo sbirro ( Alan Vint ) sul suo scalcagnato maggiolino Volkswagen dal tettuccio apribile intesse la sua personale "the Wire" di lotta d'appostamento quotidiana, incontra Helen ( Kitty Winn ), ritrattista mancata e prostitu(i)ta prostituenda prostituentesi per amore, tra Cenerentola e Ofelia, innamorandosi.

 

Che posto era quello in cui vivevi ? Insomma...cosa facevi quando eri ragazzina ?

Stavo bene. Ero nata, e andavo a scuola.

Bello.

Avevo una madre, un padre, un fratellino, e un prato.

Stupendo.

Io andavo sempre alla scuola d'arte, mia madre andava sempre dal dottore. Però stavo bene.

Perché sei partita ? Vai in giro piantando gente senza ragione ?

Io non vorrei...

Non dovresti, non è giusto.

Non lo farò.

Bene, brava.

 

Un dialogo perfettamente Dylaniano per l'autore [ http://www.jerryschatzberg.com/ ] della cover di "Blonde on Blonde" ('66)

 

[ capolavoro di Mr.Zimmerman assieme a Highway 61 Revisited, Pat Garrett & Billy the Kid, Blood on the Tracks, Desire, Infidels, Oh Mercy, Time Out of Mind : ma qui non si sta parlando di Bob, come dici ? I'm Not There ? Giusto. Che poi il mio preferito in assoluto resta quello successivo a B.o.B., ovvero "John Wesley Harding" ('67). Ma del resto di DeAndré amo "Storia di un Impiegato" e "Volume VIII", di DeGregori "Buffalo Bill" e "Miramare", di Fossati "Macramè", di Battisti "Anima Latina" e "la Sposa Occidentale", di Waits "Mule Variations", di Bowie "1.Outside" e " 'hours...' ", dei Pink Floyd "Animals" e "the Final Cut", dei Radiohead "Kid A", di N.Young "Zuma", "Mirrorball" e "Living With War", di R.Wyatt "Cuckooland", di F.Zappa "Bongo Fury" ( & Captain Beefheart ), di Steve Earle "Washington Square Serenade"... Ok, ma 'sti cazzi ? No dico, si, appunto. Tornando a Pacino, se dovessi - perché ? Mettiamo - scegliere un solo titolo, credo ripiegherei s'un solo nome : Carlito Brigante ],

 

che anni dopo dirigerà la sua opera prima, esordiendo a 40 anni ( Al Pacino aveva 5 anni on stage alle spalle, come Katy Winn ), "Puzzle of a DownFall Child" ('70), un metafilm ''biografico''

 

[ nei territori presenti di Polanski e che verranno di DePalma ( e vaghe assonanze d'atmosfera con l'Eastwood di "Play Misty for Me" e consonanti risultanze col "Safe" di Todd Haynes per il cortocircuito di realtà s-oggettiva, o ancora verso i nastri di Moebius che si muovono sulle scale Escheriane di Charlie Kaufman ), oppure solo "Gia" di M.Christopher ]

 

sul mondo della moda ( una rivista per cui Schatzberg ha lavorato è ''Vogue'', altre - di life-style con incursoni culturali - sono ''Esquire'', per il campo maschile, e ''McCall's'', per il settore femminile, per non parlare del dittico sacro "Life" - "Look" ), delle modelle e della fotografia ( interpretato da Faye Dunaway e ispirato alla vicenda di Anne St. Marie ), facendogli seguire questo "the Panic in Needle Park" ('71, anno dei primi veri "X Rated" per sesso-violenza-droga : "Straw Dogs" di Peckinpah e "A Clockwork Orange" di Kubrick ) e completando una specie di trilogia del disagio, dell'alienazione e della dipendenza

 

[ dopo la quale la carriera del regista non conoscerà altre simili vette di pubblico e critica : due premi maggiori in due Festival di Cannes, uno a Kitty Winn come miglior attrice per "Panic" e una Palma d'Oro per il film successivo ]

 

con "Scarecrow" ('73), film in cui Al Pacino

[ già pronto per "the Godfather", "Serpico", "Dog Day Afternoon", "Cruising" e "Scarface" ( c'è un salto fra la caratterizzazione di questo primo grande ruolo e di quelli - sesquipedalici - successivi, ma non c'è un salto - o se c'è è minimo - interpretativo/recitativo : Al Pacino è già 'tutto' qui ), attore feticcio - se così si può definire, almeno fino ad allora - per il regista classe '27, made in Bronx, la cui opera completa consta di 13 titoli dal '70 al '00, e che lavorerà per una seconda volta solo con tre attori : Pacino, Hackman e Morgan Freeman ]

 

sarà affiancato da Gene Hackman, ed il vento sostituirà i rumori della metropoli ( rotaie, clacson, motori ) prendendone il posto nella colonna sonora in presa diretta.

 

Schatzberg ritroverà questa potenza di visione e di esposizione forse solo con “Reunion” ( “l'Amico Ritrovato”, dalla Trilogia del Ritorno ) del '89 dall'omonimo romanzo breve di Fred Uhlman, adattato per lo schermo da Harold Pinter.

 

Intanto, c'è carestia, c'è panico per le strade di New York.

Tempi di magra per la roba, in attesa che si riassesti il controllo dello spaccio.

E nelle stanze, dove le vene residue sono corrusche e impervie, tromboflebitiche e livide, e una pompetta che prima tira - il sangue di ritorno si stempera mischiandosi all'eroina disciolta - e poi spinge - il caldo divampa in un ardore insufflato - compie il suo dovere, e una ragazzina ran away from home passata direttamente dal biberon alla spada legge la vita degli altri su quelle stesse riviste, nella versione adulta e pesante di un "Easy Rider" ('69) rivoltato : close mind / land of inopportunity - white colored trash / not working class, insomma "Flesh-Trash-Heat" ('68-'72) di Paul Morrissey e Andy Warhol ( l'estrema moralizzazione - che indica, sghignazza, spiega e compatisce - spicciola e clinica, ch'è se non l'unica forse la migliore maniera per dirlo : impotenza sessuale causa strafattume ).

 

Fra poco ci sono le elezioni, perciò la roba non si trova.

   Quali elezioni ?

     Non lo so, qualsiasi...

       E' colpa dei politici se ora paghiamo 7 dollari una dose da 3 dollari.

Penny, guarda papà cos'ha per te.

 

Macro zoom traballanti sui tappi di bottiglia in alluminio nei quali avviene la cottura della roba da schizzarsi in vena, sulla successiva iniezione in scena antebrachiale, e sui volti, facce e ombre Cassavetesiane.

Focali lunghe a restringere il campo da lontano : un'invasione discreta sui volti, sugl'interni e all'altro capo della strada ( fotografia di Adam Holender : dalla Polonia con Polanski, Skolimowski, Zanussi, a Midnight Cowboy di Schlesinger).

Non un'ombra di compiacimento, né di compiangimento.

Tu non vai da nessuna parte, in nessun posto, senza di me.

Stacco. Giorni.

Se e quando vorrò, me ne andrò da sola.

 

Prodotto dallo scrittore e giornalista d'inchiesta investigativa Dominick Dunne e scritto ( programmatico ma in qualche modo libero, retorico tanto da poterne divenire esempio ma sincero allo spasimo ) dal di lui fratello minore John Gregory Dunne, scrittore, sceneggiatore e critico letterario, e da sua moglie Joan Didion ( creative non-fiction novel / literary new journalism ) - basandosi sul romanzo di James Mills, sviluppato a partire da un suo articolo pubblicato proprio su Life -, contiene un gran profluvio di caratteristi : Raul Julia ( presenza scenica considerevole, che appare poco dopo l'inizio e poco prima della fine ), Paul Sorvino, Warren Finnerty, Paul Mace...e gli stessi Richard Bright e Alan Vint, qui co-protagonisti.

 

Due pure Azioni di Regia, di scrittura, grammatica e sintassi cinematografica : il Movimento di Macchina a salire dall'incavo del gomito - che ha appena ricevuto la dose di eroina ( senza richiamo di sangue ), sotto forma di soluzione salina dalla pipetta alla vena cubitale - verso il viso di chi quel braccio comanda, a scoprire che quel braccio appena bucato appartiene proprio a Kitty Winn in persona ( una sfrontatezza ''explotation", moralmente dalle parti di "Kapò" ) e Stacco di Montaggio : Bobby beccato a rubare con scasso dalla ronda di notte, mollato dal fratello maggiore, che passa direttamente dal luogo del delitto alle docce della galera.

 

Col procedere della storia i blocchi composti dalle singole scene-sequenze che raccontano un periodo circoscritto di tempo si fanno via via più brevi, e la velocità della narrazione aumenta contraendo la stessa, e di rimbalzo le ellissi coprono un tempo maggiore tra uno stacco e l'altro : vi è un'accelerazione ( data dall'assesatarsi - se si può usare questo termine - della vita dei protagonisti : dall'innamoramento verso una routine nervosa e la consuetudine alla loro condizione attuale, persistente, omologato sulla tumefazione del rimpallarsi le reciproche ricadute e i rehab forzati o casalinghi ).

 

...Now Ophelia, she's 'neath the window

For her I feel so afraid

On her twenty-second birthday

She already is an old maid

To her, death is quite romantic

She wears an iron vest

Her profession's her religion

Her sin is her lifelessness

And though her eyes are fixed upon

Noah's great rainbow

She spends her time peeking

Into Desolation Row...

 

No More Panic, No More Love, No More Nothing ?

 

Il finale, però, livido, secco, dolce ( di lì a venire, Days of Heaven, e ancor più in là, sarà ormai inflazionato notarlo, the Sopranos : che non hanno inventato nulla, lo hanno solo portato al non plus ultra ), è, per rimanere-ritornare in tema di cover ( in questo caso ad opera di Don Hunstein [ http://www.donhunstein.com/ ] ), " Freewheelin' " !

Addicted. Amor scellerato – tagliato con cura - che si appoggia a sé stesso e trascende gli stenti. 

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