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I sette dell'Orsa maggiore

Regia di Duilio Coletti vedi scheda film

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La recensione su I sette dell'Orsa maggiore

di mm40
2 stelle

Seconda guerra mondiale. Al largo delle coste nordafricane si muovono i sommergibili della marina italiana. L'obiettivo è arrivare di soppiatto ad Alessandria d'Egitto e affondare una corazzata inglese.

 

Autore di un cinema popolare, di poche pretese e buoni sentimenti, Duilio Coletti approda al genere bellico in maniera assolutamente naturale, subito di seguito a un lavoro comico come E' arrivato l'accordatore, con Alberto Sordi e Nino Taranto, e a un melodramma quale Wanda, la peccatrice. In questa diversità, e apparente impossibilità di commistione fra generi si ritrova tutto lo spirito di adattamento del regista, nonchè la sua propensione verso una confezione agile, sufficientemente curata ma comunque sbrigativa e facile a digerirsi; I sette dell'Orsa maggiore funziona esattamente in questo modo e racconta un episodio reale della seconda guerra mondiale, proponendosi fin dalla didascalia di apertura come un inno all'eroismo dei soldati - in specie, dei marinai - italiani. Sostanzialmente una pellicola in ritardo di un decennio, che si richiama alle opere analoghe del cinema di regime, sebbene naturalmente qui di fascismo non si parli, nè tantomeno se ne faccia propaganda. Eppure il significato della sceneggiatura scritta da Coletti insieme a Ennio De Concini, Enzo Cossa, Marc'Antonio Bragadin e Giuseppe Berto è proprio quello: propaganda per immagini dell'ardimento italico, dell'amor di patria e via dicendo. In poche parole: un film nato già sorpassato e destinato a venire seppellito ben presto da filoni più attuali, per quanto più leggeri, come il neorealismo rosa e la commedia all'italiana. Il regista si rifarà comunque subito dopo, mettendo in scena un altro paio di film di guerra riusciti in maniera più chiara (La grande speranza e Divisione Folgore). Qui nel cast compaiono fra gli altri Pierre Cressoy, Eleonora Rossi Drago, Tino Carraro, Paul Muller, Mimmo Poli e Riccardo Garrone; produzione De Laurentiis con musiche di Nino Rota e fotografia di Aldo Tonti: presupposti dai quali si poteva ragionevolmente attendere di più. 2,5/10.

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