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Perfect Days

Regia di Wim Wenders vedi scheda film

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La recensione su Perfect Days

di mm40
5 stelle

Un uomo sulla cinquantina, taciturno e solitario, fermo alla tecnologia degli anni '90, pulisce i bagni pubblici di Tokyo. Nella sua vita non succede mai niente, poi un giorno: sua nipote che non vede da anni si trasferisce a casa sua; il suo aiutante si licenzia; becca la donna che segretamente ama abbracciata a un altro. Fine del film.


Sì, l'idea è poetica, quasi sublime, ed è Wenders al 100%; ma non sarebbe bastato un corto per esprimere tutto questo, anziché tenere in ostaggio per oltre due ore gli spettatori, tra scene mute prolungate all'eccesso e sequenze ripetute sostanzialmente in maniera identica solamente per spiegare che la vita del protagonista è basata su una routine sempre uguale e sempre priva di sorprese? Domanda ultraretorica, naturalmente la risposta è che i 130 minuti di Perfect days potrebbero benissimo essere condensati in 10, ottenendo un effetto ben migliore. Hirayama è un uomo saggio: vive in sintonia con la natura, non cerca sfide più grandi di lui, si accontenta del poco che ha, sa perdonare e porta a termine il suo lavoro con grande senso del dovere; non spreca neppure parole, d'altronde, e verso la fine del film impara che si muore ignorando la gran parte delle risposte alle domande che ci si è fatti in vita. Davvero è tutto qui? Sì. Non si parla di banalità – a parte quelle di cui sono intrise certi dialoghi (per es. qualsiasi battuta messa in bocca al giovane collega), ma pazienza – e senz'altro Wenders ha calcolato il rischio di far addormentare il pubblico, tuttavia facendo una rapida analisi di costi e benefici, la visione di questa pellicola sprofonda per forza di cose nel negativo. Perfect days è uno di quei film da vedere con il tasto 2x costantemente sottomano: dispiace, ma è così. Non si spiega in particolare la scelta di accelerare vorticosamente nei venti minuti finali, facendo succedere un po' di cose tutte assieme, dopo aver assistito a oltre un'ora e mezza di calma piatta. Apprezzabile a ogni modo Koji Yakusho nel ruolo centrale, sceneggiatura del regista e di Takuma Takasaki. 5/10.

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