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La California

Regia di Cinzia Bomoll vedi scheda film

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La recensione su La California

di 79DetectiveNoir
4 stelle

Visto in anteprima, niente di che e dimenticabile, però neanche così male. Tutto già visto, comunque. Però, per ravvivare la storia, forse perfino funebre nel finale, eh eh, perché non inserire in colonna sonora Samuele Bersani di Coccodrili col suo storico ritornello: nella provincia denuclearizzata! Ah ah.

Giulia Provvedi

La California (2022): Giulia Provvedi

locandina

La California (2022): locandina

scena

La California (2022): scena

Nina Zilli

La California (2022): Nina Zilli

Lodo Guenzi

La California (2022): Lodo Guenzi

scena

La California (2022): scena

Andrea Roncato

La California (2022): Andrea Roncato

Nina Zilli

La California (2022): Nina Zilli

 

Ebbene, oggi recensiamo il nuovo opus della valente e sempre più promettente Cinzia Bomoli, ovvero La California, nuova sua incursione dietro la macchina da presa a distanza di dieci anni dalla sua ultima regia per un lungometraggio, avvenuta con Balla con noi - Let’s Dance, quest’ultimo antecedente il suo intermezzo documentaristico di Niños Maya (2020). Presentato con successo e buon riscontro critico all’ultima, recente edizione della Festa del Cinema di Roma, La California è un film della durata di un’ora e quaranta minuti, sceneggiato dalla stessa Bomoli assieme a Christian Poli e alla compianta Piera Degli Esposti, quest’ultima anche in veste di voce narrante con le sue proverbiali cadenze pregne di passione recitativa.

Opera garbata, piacevole e interessante, sebbene irrisolta, nient’affatto però irrisoria, altresì perfino velleitaria e non pienamente soddisfacente, La California è un film che potremmo genericamente ascrivere al filone delle cosiddette pellicole denominate intimistiche e di matrice formativa, a loro volta classificabili nell’espressione “racconto di formazione”, in quanto vi si narrano le vicende di due gemelle omozigote di nome Ester ed Alice, rispettivamente incarnate dalle talentuose ed esordienti Le Donatella, alias Silvia e Giulia Provvedi (da bambine, invece, hanno i volti di Celeste e Bianca Cecconi) nate e cresciute nella difficile e provinciale, realmente esistente e non immaginaria California, ovvero la piccolissima frazione assai limitrofa a Castelfranco Emilia, presso Modena (da non confondere con l’identica La California, altra frazioncina nel comune di Bibbona, vicino Livorno), località omonima alla ben più demograficamente nazione statunitense, ubicata a pochissimi chilometri di distanza, per l’esattezza solamente 7, dal comune appena succitato. Ester ed Alice, or belle adolescenti di grandi speranze, son alle prese coi primi lor vigorosi turbamenti esistenziali ed emotivi, non appagate dalla misera realtà quotidiana dell’asfittico e gretto ambiente in cui vivono, abitato infatti com’è da strampalati personaggi grotteschi, bazzicato da stralunati, non sempre positivi, perdigiorno miserrimi senz’alcuna prospettiva futura, da pensionati burberi e rancorosi e tristemente popolato da squallidi bifolchi viscidi e moralmente lerci.

Nella California, inoltre, grava pesantemente un’atmosfera velenosa e cinerea poiché l’aria che se ne respira, non sol in senso lato, umanamente ammorbante, è perniciosa a causa dell’inquinamento e dello smog provocato dagli scarichi industriali delle fabbriche vicine. Perlopiù ciminiere di proprietà del ricco e cinico, sbruffone imprenditore Gualtiero (Stefano Pesce), colpito però anch’egli dalla prematura mortetragica della sua consorte. La sua ex moglie è morta in circostanze sospette, è stata uccisa e da chi? Domanda lecita e inquietante. Ester ed Alice desiderano, quindi, fuggire via da quel glaciale, fetido e pestilenziale microcosmo giornaliero psicologicamente e atmosfericamente claustrofobico, speranzosamente sognando d’involarsi oltreoceano alla volta della vera, forse più rosea, luminosa o soltanto utopica, sebbene sol idealizzata e mitizzata, eppur interminabilmente, perennemente ghermita e romanticamente, idealisticamente e accoratamente inseguita, sopra dettavi, California. Meta idilliaca, paradiso fantasticato e lontano che, al momento, le due gemelle possono ammirare sol in cartolina, vagheggiandone i tramonti rossi e infuocati. Il loro sogno di fuga e di gloria è realistico e si concretizzerà davvero oppure è solamente e semplicemente illusorio, rappresentando, invero, solamente un effimero, passeggero e astratto meccanismo di difesa lor interiore e di conseguenza consolatorio, eretto nelle loro anime per sopperire al disagio della loro confusa e ancora non determinata età acerba in balia dei loro selvaggi cuori grezzi eppur innocentemente soavi e puri?

Naturalmente, per non rovinarvi le sorprese, non vi sveleremo il finale né quello che effettivamente, nel corso del film, accadrà irreversibilmente e nefastamente. Per incuriosirvi e spronarvene la visione, ci limitiamo ad accennarvi che, forse, gli eventi assumeranno una piega inaspettata e fatale.

Su belle e ipnotiche musiche di Silvia Leonetti e una funzionale, chiaroscurale fotografia di Maura Morales Bergmann, La California scorre piacevolmente, emozionando in molti frangenti, esilaranti soprattutto nel deflagrare ridanciano ed esilarante della modenese-felsinea parlata gergale, toccanti e ben girati, alternandosi fra toni melanconici e poetici e momenti più briosi e scanzonati, sorretto dalle ottime performance delle sorelle Provvedi e impreziosito da un eterogeneo cast notevole.

Parterre d’eccezione in cui spiccano le incisive presenze d’un carismatico Andrea Roncato nei panni di nonno Abner, saggio e maturo, attempato consigliere di vita ed ex partigiano amareggiato e sconsolato, della deliziosa e fotogenica Nina Zilli nelle vesti della barista disillusa di un rustico, polveroso locale scalcinato e scalcagnato, chiamato Dolci, sovente frequentato da balordi e gentaglia del posto, del già menzionato e navigato Stefano Pesce, della stupenda Paola Lavini, di Alfredo Castro, Orfeo Orlando, Riccardo Frascari, Vito ed Eleonora Giovanardi, intrattenendo e persino commuovendo, inducendo a riflessioni non banali sul tempo che scorre e sull’inevitabile “panta rei” malinconico, eccedendo però in retorica e abusandone a dismisura.

Eppure, malgrado sia un film che si guarda volentieri, riflessivo e giammai tedioso o pretenzioso, nella sua non sempre compatta amalgama, fascinosa ma non omogeneamente corposa, di commedia atipica con punte addirittura nel torbido, scandito dal santino di Kurt Cobain, custode angelo protettore, mentre impera il fantasma del Berlusconi anni novanta che imperversa e aleggia in tv in modo sinistro e quasi minaccioso, La California non colpisce a fondo e per molti versi delude, in quanto, ripetiamo, il già battuto mix, oramai non del tutto originale, di teen age movie e dramma comedy, oscillante fra storia adolescenziale, con le sue annesse e inesorabili problematiche, non sempre lucidamente sviscerate e introspettivamente analizzate nei dettagli, e intreccio sconnesso nei suoi vari segmenti, più che altro estemporanei sketch scollati e fra essi sbilanciati, non ci propone nulla di nuovo né particolarmente eversivo e/o memorabile. Palesandosi perciò, ai nostri occhi, come un’opera godibile ma sostanzialmente innocua, a tratti addirittura fastidiosamente estetizzante nella sua messa in scena inutilmente sofisticata in maniera, sia emozionalmente che cinematografica, fine a sé stessa, non vuota né sterile ma non proficua in toto.

Particolarmente bravo è Lodo Guenzi de Lo Stato Sociale, troppo giovane anagraficamente per risultare totalmente credibile come padre delle due ragazze, nonostante il suo look da punk fuori tempo massimo, il quale però al contempo caratterizza con estrema verve sentita il suo character, infondendovi pulsante eccentricità degna di nota e robusta personalità distinta.

Detto ciò, non ce ne voglia l’appassionata e volitiva regista e scrittrice Bomoli, La California, a conti fatti, a dispetto dei suoi bei e pittoreschi, ammalianti scorci paesaggistici dal forte e nitido, fiammeggiante impatto visivo, malgrado l’eccellente ambientazione borgatara ben filmata e ricercata, capace di ricreare ottimamente le sordide e notturne atmosfere periferiche d’una dimenticata provincia sperduta dell’inland emiliano-romagnolo più suggestivo e immerso, avvolto nella traslucida penombra di pleniluni misteriosi e torvi, ribadiamo, resta un film parzialmente riuscito che in fretta, purtroppo, si scorda e non rimane impresso a lungo nella memoria.

Partecipazione straordinaria e fulminea, brevissima del cantante vecchia gloria Andrea Mingardi.

 

di Stefano Falotico

 

Lodo Guenzi, Stefano Pesce

La California (2022): Lodo Guenzi, Stefano Pesce

scena

La California (2022): scena

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