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Creed III

Regia di Michael B. Jordan vedi scheda film

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La recensione su Creed III

di YellowBastard
7 stelle

All’epoca (il 2015) il primo Creed fu quasi una scommessa ma il regista Ryan Coogler e lo sceneggiatore Aaron Covington riuscirono nel non facile compito di costruire un nuovo futuro alla saga di Rocky recuperandone contemporaneamente alcuni degli elementi chiave oltre alla classica struttura da dramma sportivo che permise nel lontano 1976 a Sylvester Stallone di diventare una Leggenda.

Ora Ryan Coogler, con Black Panther, è diventato una delle menti del MCU lasciando la sua creatura nelle mani del fratello Keenan e, soprattutto, di Michael B. Jordan che, dopo aver interpretato Adonis nei due capitoli precedenti, debutta alla regia con questo terzo (conclusivo?) capitolo, un esordio sorprendentemente riuscito che dimostra di come, in questi anni, sia riuscito a carpire molto del mestiere da Ryan Coogler.

 

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In termini narrativi Creed III non fa niente di nuovo, soprattutto in un genere ormai così codificato come il dramma sportivo, dimostrandosi meno coraggioso dei predecessori a cui era toccato razionalizzare gli aspetti più anni’80 (leggasi Rocky Balboa) della saga originale ma, proprio per questo, l’ultima pellicola di Michael B. Jordan si dimostra anche più “libero” (tra virgolette, ovviamente) senza dover necessariamente rendere conto a nessuno (sempre l’onnipresente Rocky) e, per quanto meno emozionante e/o citazionista dei film precedenti, questo terzo capitolo riesce a chiudere (!?) dignitosamente la saga.

 

Partendo da un soggetto dello stesso Ryan Coogler gli sceneggiatori Keenan Coogler & Zach Baylin, pur mettendo da parte l’universo narrativo del franchise originale concentrandosi maggiormente sul più recente micro-cosmo di Adonis e della sua famiglia, rimangono comunque fedeli ai principi tematici della saga (credere in se stessi, rialzarsi sempre dopo una sconfitta, superare costantemente i propri limiti, la volontà è più forte della paura) e scelgono di puntare tutto (o quasi) sulla crescente tensione tra i due antagonisti portando in scena una rivalità intensa e realizzando un film fortemente emotivo pur ricordando soprattutto come premessa, ed è una tematica costante di tutta la saga di Creed, quanto già raccontato precedentemente (specificamente in Rocky V e VI), focalizzandosi maggiormente sull’introspezione dei protagonisti e sull’approfondimento delle origini di Adonis, per cui lo svolgimento risulta tutto sommato piuttosto prevedibile.

 

Creed 3, Recensione - Lasciar andare il passato

 

Riguardo, infine, alla messa in scena, soprattutto sul ring, Michael B. Jordan fa tesoro delle lezioni impartitogli da Ryan Coogler nelle pellicole precedenti, da cui recupera dal secondo il Direttore della fotografia Kramer Morgenthau, risultando parimenti credibile e ben leggibile e non è un segreto che si sia ispirato esplicitamente agli anime giapponesi (in particolare Rocky Joe) per visualizzarne gli scontri sul ring come si rivela nelle scelte delle inquadrature e/o in soluzioni visive più dettate dalla spettacolarità che dal realismo sportivo, sfruttando l’illuminazione e la scena del ring anche come metafora e/o allegoria dei protagonisti, ma rimanendo comunque credibile (!) nella messinscena.

 

Probabilmente viene però meno una certa coesione narrativa che amalgamava maggiormente i due precedenti episodi e dal quale questo nuovo capitolo sembra invece volersi smarcare (anche giustamente, dopo tutto) proponendosi con una svolta maggiormente “pop” rispetto al solito ma a cui manca quel pathos fortemente nostalgico, quel cuore e quell’emozione che caratterizzavano invece i suoi due predecessori e, in generale, l’intero franchise di Rocky.

Mancanze che ritengo siano tutte riconducibile, in un modo o nell’altro, a un unico nome, il classico Elefante nella stanza: Sylvester Stallone.

 

Creed 3 ritardato fino al 2023 - - Gamereactor

"Dopo tutti questi anni...tutti ancora parlano di Rocky".

 

Com’è noto in Creed III non compare il leggendario Stallone Italiano interpretato da Sly, rimasto soltanto come semplice produttor esecutivo.

Un vuoto che a parer mio si sente, sebbene in modo minore rispetto a quanto si potesse temere.

D’altronde non è certo un mistero che i primi due capitoli siano ammantati da un velo nostalgico a cui l’apporto del personaggio di Rocky regalava la giusta (per alcuni, eccessiva per altri) dose di fanservice comunque ben sfruttata prima da Ryan Coogler e successivamente da Steven Caple Jr.

Invece in Creed III la sceneggiatura cerca di intraprendere una direzione, per forza di cosa, più originale, completamente incentrata sulla vita e sul passato di Adonis, cercando di affinarne l’identità e a costruire una personalità più definita.

Una sceneggiatura che però non eccelle nel compito proprio perché, anche se non lo vediamo, Rocky Balboa e ancora lì, per tutto il film.

La personalità e l’evoluzione di Adonis, il rapporto con la famiglia, le sfide più personale (o intima) che sportiva sono strettamente legate a Rocky (e al “concetto” stesso alla base di Rocky) e/o a quanto raccontato a partire dal film del ‘76 in un lascito che però continua inesorabilmente a correre parallelamente a questa nuova saga sportiva, forse anche (involontariamente?) necessaria per poter far proseguire la saga (anche) senza di lui ma che inevitabilmente ne limita lo sviluppo.  

 

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La scrittura un po' claudicante (e troppo derivativa) non impedisce però al talento del cast di esprimersi totalmente a partire dall’intenso protagonista Michael B. Jordan, sempre in parte ma in questo capitolo più “preso” dal suo nuovo ruolo di regista (esame comunque superato con buoni voti), dall’ottima Tessa Thompson, nuovamente nei panni di Bianca, e soprattutto dal nuovo volto di Hollywood destinato a fare molta strade, Jonathan Majors, che con una performance estremamente fisica (e volitiva) ruba quasi sempre la scena ai colleghi, regista compreso, per un personaggio costruito niente affatto casualmente sulla (tragica?) figura di Mike Tyson (per come si muove, parla e combatte sul ring si ispira decisamente a lui) e con una rabbia e una voglia di riscatto che potrebbero alimentare una centrale nucleare.

Completano il cast Wood Harris, Mila Davis-Kent, Florian Monteanu, Phylicia Rashad, Josè Benadivez Jr., Selenis Leyva, Spencer Moore II e Thadeus J. Mixson.

 

VOTO: 7

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