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Avatar: La via dell'acqua

Regia di James Cameron vedi scheda film

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La recensione su Avatar: La via dell'acqua

di ilcausticocinefilo
5 stelle

 

 

 

Purtroppo, tocca constatare un terribile fatto: James nun ce l’ha proprio fatta, a rialzare l’asticella. Peccato. 13 anni di edotte ponderazioni, di metafisiche considerazioni, di pregnanti elucubrazioni per pervenire alla conclusione di sempre… che come al solito ad Hollywood squadra che vince non si cambia e si rifà sempre la stessa roba ma più in grande (same but bigger).

Avatar: La via dell’acqua – al pari di altri blockbuster “d’auteur” come Dune di Villeneuve – è cinema sostanzialmente inerte, manchevole di chissà che profondità (e si potrebbe anche soprassedere, essendo puro intrattenimento) ma pure manchevole di chissà che capacità di coinvolgimento e di costruire effettiva emozione, di quelle capaci di durare nel tempo, per intendersi. In questo caso, invece, ci si comincia a dimenticare dell’opera già a brevissimo tempo dalla visione, a rimarcarne la fondamentale vacuità ed evanescenza nell’immaginario.

 

 

Sam Worthington, Jamie Flatters

Avatar: La via dell'acqua (2022): Sam Worthington, Jamie Flatters

 

 

Bisogna essere molto chiari, al riguardo: non si tratta meramente di una questione di “banalità e linearità della trama”, affatto, quanto di una questione di assenza di pathos. Mad Max: Fury Road, per dire, quello sì che è un eccellente esempio di cinema d’azione semplice e lineare eppure in grado di far scorrere l’adrenalina, accelerare i battiti del cuore a mille, emozionare ad ogni pie’ sospinto. A questo giro Cameron la canna completamente: persino il primo Avatar – rivisto di recente – risulta, pur tra tutti i limiti del caso, più appassionante di questo seguito, qualcuno sostiene per via dell’“effetto novità”. Bah, sarà.

 

Ad ogni modo, per contrasto qui non c’è epica, non c’è reale approfondimento dei caratteri (per la verità tallone d’Achille già del predecessore), non c’è quel qualcosa “di più” che permetta anche all’apoteosi del sincretismo e della rielaborazione stile Star Wars di imprimersi a fuoco nella memoria. E, spiace, ma non basta la fantasmagoria digitale a sopperire a questa tragica assenza.

Non basta la nuova diavoleria tecnologica (che poi si trascorre un'enorme quantità di tempo sott’acqua proprio per dimostrare quanto sia stata migliorata la tecnica della performance capture, mai prima utilizzata in ambienti acquatici), non basta la CGI pulita, perfetta, dettagliatissima a ingenerare senso e commozione (peraltro tale tripudio digitalizzato entra in irrimediabile nonché comico attrito con la pretesa ecologista “alé alé si torni alla natura”).

 

 

Zoë Saldana, Sam Worthington

Avatar: La via dell'acqua (2022): Zoë Saldana, Sam Worthington

 

 

Com’è stato notato anche da altri, questo film pone sottotraccia fino quasi a farla scomparire persino la componente politica del primo – il tentativo di critica del capitalismo vorace e dell’estrattivismo senza fine e privo di scrupoli (a proposito, e l’“unobtanium”?), la lotta antimperialista di liberazione – per mantenere soltanto una generale moralina di riporto circa l’avidità dell’uomo, un blando animalismo intergalattico e, in special modo, un’asfissiante pantomima sulla famiglia di qua e di là che deve stare sempre unita e che è l’unica cosa che conta visto che per salvarla si è disposti pure ad abbandonare al proprio destino gli amici.

 

In sostanza, si restringe il fattore politico (memore anche del western alternativo [vedasi la fulminea sequenza dell’attacco al treno], da Soldato blu in discendere sino a Balla coi lupi) per aprire invece i boccaporti al fattore melensaggine sfrenata, probabilmente più nelle corde anche della Disney, che nel frattempo “s’è accattata” la fu 20th Century Fox. Perché non è il caso, evidentemente, di “perturbare” troppo le menti degli spettatori magari introducendo – pensa un po’ – finanche degli spunti di riflessione oltre la mera blandizie digitale epidermica da parco dei divertimenti. Nah, meglio evitare: non giova al business – e con un costo simile il business è chiaramente l’unica cosa che importa e preme – meglio riparare sul sentimentalismo zuccheroso alla stregua della prima intollerabile ora e mezza di Titanic: è più sicuro.

 

 

Zoë Saldana, Sam Worthington

Avatar: La via dell'acqua (2022): Zoë Saldana, Sam Worthington

 

 

Il punto è da una parte proteggere la family (Fast and Furious style), dall’altra vendicarsi. A questo proposito, l’introduzione con il ritorno in scena di Quaritch fa cascare le braccia (e pure qualcos’altro), in quanto da quel momento si prevede tutto SPOILER: fino all’immancabile scazzottata finale con tanto di sequenza d’azione da auto-scopiazzatura di Titanic. Si presagisce da un miglio pure che il terribile colonnello non andrà incontro ad alcun concreto approfondimento e difatti è ciò che puntualmente accade: eventuali dubbi, stratificazioni (a partire dal rapporto col figlio) sono forse rimandati al futuro, mentre nel presente rimane la solita sagometta di cartone ch’è sempre stato FINE SPOILER.

 

Sì, perché sarà anche tridimensionale il film, ma i personaggi rimangono invece monodimensionali, tanto quelli passati quanto quelli nuovi. Anzi, forse proprio i figli risultano ancor più eterei dei genitori: genitori che vengono messi da parte per concentrarsi appunto sui pargoli, col risultato che non vengono approfonditi né gli uni né gli altri (tant’è vero che la supposta scena strappalacrime sul finale lascia del tutto indifferenti, visto che non frega assolutamente nulla di questi personaggi-marionetta senz’anima).

E tre ore e passa di “contemplazione e azione” per un nulla di fatto, giusto per giungere alla incredibile, genialissima, inusitata conclusione che “aho, belli, è meglio darse ‘na svegliata e combattere”. “E grazie al c----”, mormora tra sé e sé lo spettatore estasiato. Che si rende conto d’aver appena assistito al più costoso prologo della storia del cinema. E gli sviluppi più interessanti, ammesso che esistano? Riservati al futuro, ovvio. Daje, James, grandissimo! Aspetteremo trepidanti!

 

 

Sam Worthington

Avatar: La via dell'acqua (2022): Sam Worthington

 

 

Per il resto, sì, è vero, ribadiamolo: la componente visiva è ottima (ma Cameron dovrebbe sapere che questo non è sufficiente e comunque a nessun altro sul pianeta Terra è concesso di metterci altrettanto tempo per perfezionare maniacalmente gli effetti digitali, quindi sarebbe stato proprio il colmo se gli stessi non si fossero rivelati riuscitissimi); gli attori per quel che serve se la cavano – seppur sommersi dalla grafica computerizzata -; mentre il montaggio lì per lì sembra non irritare ma ad una seconda visione si rischia seriamente la stanchezza: qualche taglio avrebbe giovato.

Nota di “colore”: è abbastanza esilarante il modo in cui si esprimono i giovincelli della pellicola, che continuano a dire “bro” pure in italiano. A parte che qualcuno forse dovrebbe render noto ai provetti adattatori dei dialoghi che nella nostra lingua semmai sarebbe più corretto l’intercalare “fra”, ma poi il fatto che lo dicano ogni due per tre fa veramente ridere e il ridicolo è palesemente involontario. Questo giusto per rimarcare quanta poca cura sia stata posta nella stesura di trama, sceneggiatura, dialoghi, a fronte della perizia pignola nella regia e nella tecnica degli effetti digitali.

 

Avatar 2: un mix di indigenismo alieno, tradizionalismo (perfino la perfida medicina moderna, d’altronde, non può nulla contro l’intruglio della maga di turno…), elogio del primitivismo, del passatismo e del contatto rinvigorente con la natura per il tramite della tecnologia iper-moderna. Avatar 2: il regno del superfluo e della contraddizione, la vetta del tedioso, il non plus ultra della mancanza totale di epica, sentimento, profondità, emozione. Avatar: La via dell’acqua o La via della liquefazione? Ai posteri l’ardua sentenza.

 

 

scena

Avatar: La via dell'acqua (2022): scena

 

 

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