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Scene da un matrimonio

Regia di Ingmar Bergman vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Scene da un matrimonio

di Baliverna
9 stelle

CONTIENE ANTICIPAZIONI - Una vera scommessa questo film, che viene vinta da Bergman con naturalezza, senza boria o millanteria, perché la materia è il suo pane. Il regista fa la vivisezione di un matrimonio in crisi che si sfascia, concentrandosi solo sui due protagonisti, e pochissimo su una coppia di amici (messi peggio dei primi). E' un film basato sui dialoghi, scritti con grande realismo e verosimiglianza, e sulla recitazione degli attori (entrambi bravissimi). E' probabile pure che sia un film autobiografico. Aggiungo che nei film del regista svedese gli uomini non fanno mai una bella figura e azzardo l'ipotesi che il regista vedesse se stesso in essi, e in particolare nell'uomo di questo "Scene da un matrimonio". Forse anzi il film stesso è una confessione per smaltire un senso di colpa.
I due attori, guidati da regia e sceneggiatura, riescono a dar vita a personaggi complessi e da studiare. Lui è un uomo ottuso e piuttosto egoista, orgoglioso, e con un fondo di cinsmo. E' egocentrico e autoreferenziale, sicché si fa guidare dal desiderio e dalla passione del momento, anche se facendo così calpesta vilmente moglie e figlie. Allo stesso tempo, ha fin da subito una vaga sensazione che stia sbagliando, ma la soffoca. Lei, dal canto suo, è una donna che vive al di fuori di se stessa, sempre protesa a trasformarsi e a rinnegarsi per piacere agli altri e particolarmente al marito, di cui è sempre innamorata. E' troppo remissiva, e non dà al marito quella purga che forse lo avrebbe fatto rinsavire in tempo. Lui si innamora di una studentessa, dice attratto solo dal suo corpo, ma ciò non di meno lascia la famiglia per andare a stare con lei. Poi si rende conto di aver preso una terribile cantonata. Si pente e vorrebbe tornare dalla famiglia, ma è troppo orgoglioso per ammetterlo, almeno fino all'ultimo. Lei lo provoca chiedendo di divorziare con un cinismo simulato, solo per farlo scoppiare, e infine ci riesce. Con un parto difficilissimo, egli trova la forza di sputare la verità "Io Paola [l'amante] non la sopporto più!". La verità è liberatoria, ma arriva troppo tardi. In aggiunta, forse solo per rifarsi dall'umiliazione di aver sbagliato, si mette a picchiare la moglie, e il latte ormai è versato. Risultato: divorzio. Questo più o meno la complessa dinamica ritratta dal film.
Un elemento che non si può mancare di notare, in questo dedalo di sentimenti e pensieri, è che i due sarebbero fatti l'uno per l'altra, ma di fatto non sono capaci di stare insieme. Perché? Egoismo, menzogna, rancore, orgoglio... il tutto soprattutto da parte del marito. La riconciliazione finale è in realtà molto amara, poiché sancisce l'impossibilità dei due di vivere assieme da marito e moglie, come pure di rompere del tutto. E poi, i loro secondi matrimoni sono poco più che dei passatempi senza senso.
Decisamente non un film per tutti, perché non è facile, bisogna seguirlo con attenzione ed è necessario essere disposti a rinunciare anche al più piccolo spettacolo. Abbiamo davanti solo il dramma di una coppia; neppure le figlie, benché continuamente nominate, entrano in scena a variegare il contesto. Detto a margine, Woody Allen deve aver attinto parecchio da questa pellicola del maestro svedese, specie per il suo "Mariti e mogli". Il doppiaggio italiano è eccellente, ma la riedizione del film da parte della casa madre svedese è deludente: per farlo, devono aver riversato una videocassetta, a giudicare dalla qualità dell'immagine. Penso che si possa pretendere di più per un film come questo, il quale, se non è un capolavoro, lo è quasi.

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