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Monica

Regia di Andrea Pallaoro vedi scheda film

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La recensione su Monica

di EightAndHalf
5 stelle

Può esistere legittimamente e a ragione il cinema in ovatta, fatto di fotografie, di pose artefatte e accademiche? Monica di Pallaoro spinge a farsi domande estreme che forse non c’entrano troppo col film, ma la dicono lunga su come possa raccontare dell’idea di cinema da didattica, da scuola, da alunno secchione. Monica è tutto immobilizzato nei suoi quadri vagamente perfetti, metafora di nulla se non di loro stessi. La storia di Monica che torna nella sua casa di famiglia perché sua madre sta per morire di cancro al cervello, col piccolo dettaglio che la madre non ha mai saputo che il figlio ha fatto la transizione m-to-f e quindi non la riconosce, non necessita alla base di un cinema così bolso e ovattato, più interessato al décadrage che non all’empatia. Forse Pallaoro voleva raccontare la frustrazione di Monica che non vuole subito rivelarsi alla madre malata, in uno stato di ansia interna alla famiglia che lentamente si scioglie nel volemose bene, e così anche la camera da inebetita concede col tempo qualche movimento e alla fine anche uno zoom in. Ma se così fosse sarebbe davvero il trionfo della didascalia. D’altra parte, molti pregi sembrano arrivare involontari ma ci sono: il film sembra subacqueo, con ogni cosa assolutamente finta, meccanica, campionata, tanto da gettare tutto sotto un velo di silenziose tenebre. Pallaoro non ha il controllo che pensa di avere, né la Charlotte Rampling di Hannah (ma Trace Lysette, decisamente meno memorabile), per cui lo stato di ovatta che permea Monica interessa anche la seconda parte, quando i rapporti si sciolgono e l’amore cresce di pari passo con la morte, e il film pensa di essersi sciolto un po’. E questo fa impressione, perché non è chiaro da dove provenga questa strategia di scrittura. Naïf e poco furbo, tranne in una scena in un bosco che spicca nel bel mezzo del campionario di bei quadretti, Monica intriga forse troppo per motivi extra-filmici che non per il suo scarno dramma narrativo. Pallaoro dà per scontate la maggior parte delle suggestioni, e non ne sviluppa manco una.

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