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F.B.I. Protezione testimoni

Regia di Jonathan Lynn vedi scheda film

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La recensione su F.B.I. Protezione testimoni

di degoffro
6 stelle

“Ma tra fanti posti al mondo, proprio accanto a me dovevi venire ad abitare?”

Commedia nera movimentata ma anche piuttosto sgangherata ed improbabile, vive sull’innegabile alchimia tra il killer freddo, cinico, sornione e spietato Bruce Willis (“Non importa quanti uomini io abbia ucciso. L’importante è che vada d’accordo con quelli che sono ancora vivi”) ed il dentista nevrotico, imbranato e frustrato Matthew Perry (decisamente più in palla del collega). Il resto purtroppo è lasciato molto al caso, a partire dalla definizione men che approssimativa e semplicistica dei personaggi di contorno (su tutti la moglie iena Rosanna Arquette, visibilmente sprecata, ma anche il boss Kevin Pollack ridotto a banale riempitivo), fino a discutibili e non sempre convincenti soluzioni narrative (penso alla fine del personaggio di Michael Clarke Duncan) con un accumulo di risvolti a sorpresa e colpi di scena che lasciano il tempo che trovano. Qualche situazione è azzeccata (l’assistente odontoiatra che sogna di diventare killer e segue con attenzione i consigli del maestro, l’idea di Oz di sfruttare la sua attività dentistica per aiutare Jimmy), il fascino di Amanda Peet che si concede gentilmente un prolungato topless (ma bisogna dire che nella parte è anche molto brillante) e la bellezza frastornante di Natasha Henstridge sono elementi da non sottovalutare, ma nel complesso si ride molto meno di quanto ci si potesse aspettare, causa dialoghi poco scoppiettanti, gag già viste e spesso ampiamente prevedibili, sceneggiatura (di Mitchell Kapner) qua e là vivace ma a conti fatti ingarbugliata, artefatta e nel finale pure sbrigativa, regia di routine e priva di acuti, incapace di far decollare un racconto dal fiato corto. E così il mix di thriller, farsa, commedia rosa, azione, slapstick e romanticismo, dai toni surreali e grotteschi, non risulta sempre adeguatamente amalgamato. Quasi 60 milioni di dollari al box office americano: un successo superiore ai suoi meriti. Titolo italiano incomprensibile. Alcuni punti in contatto con il successivo “Wild target” diretto da Jonathan Lynn nel 2010. Con un seguito, terribile, girato nel 2004. Amanda Peet e Matthew Perry si sarebbero poi ritrovati sul set dell’ottima serie “Studio 60” scritta da Aaron Sorkin e durata una sola stagione.

Voto: 6+

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