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Trama

Il regista Marco Bellocchio racconta della morte di Camillo, suo gemello, avvenuta il 27 dicembre del 1968. La storia totalmente autobiografica finisce per essere universale per almeno due motivi: il primo, è una riflessione sul dolore dei sopravvissuti ma soprattutto sulla volontà di nascondere la verità alla madre, convinti che altrimenti non avrebbe sopportato la tragedia. E perciò il teatro nella tragedia; il secondo motivo è che la morte di Camillo cade in un anno "rivoluzionario", il 1968: l'anno della contestazione, della libertà sessuale, del maggio francese, dell'invasione della Cecoslovacchia, tutte rivoluzioni che passarono accanto alla vita di Camillo ma non lo interessarono.

Curiosità

LA PAROLA AL REGISTA

"Questo film è iniziato cinque anni fa come un tentativo di festeggiare i compleanni dei fratelli Bellocchio ancora in vita. Tranne me, avevano tutti raggiunto e superato gli 80 anni (adesso li ho compiuti anch'io). Insieme alle mogli, figli e nipoti, abbiamo festeggiato al Circolo dell'Unione, che mio padre aveva contribuito a fondare.

Ma ho capito subito (proprio quel giorno, il 16 dicembre 2016) che tale memoria nostalgica del passato non era motivo di gioia né per me né per i miei fratelli e sorelle, e che non mi interessava più.

Era Camillo, parlare di Camillo, quello che mi interessava. Avevo già parlato di lui nel 1981 in Gli occhi, la bocca cambiandogli il nome in Pippo. Ma quel film parlava in realtà di me stesso, del gemello sopravvissuto. E, poiché ero completamente sotto l'incantesimo di Fagioli, volevo dare al film e a me stesso una conclusione positiva, una sorta di ultimo "sollievo". Redenzione. Per dirla in maniera semplice, il film doveva avere un lieto fine. Infatti, il gemello superstite del film, insensibile ed egocentrico, si innamora della fidanzata di Pippo, dopo averla inizialmente disprezzata. Protegge persino il bambino che cresce nel suo grembo, il figlio di Pippo, prendendo così in qualche modo il suo posto. Quel film è nato sotto il segno della non libertà e della paura (di lavorare nella paura, che porta al fallimento nell'arte), compresa la paura di dispiacere mia madre, che era ancora viva, e i miei fratelli, e di non aderire ai principi di Fagioli, tutti fantasmi che evocavo da solo dal momento che nessuno mi impediva di fare nulla.

Al contrario, Marx può aspettare è venuto alla luce a poco a poco nell'arco di cinque anni, durante i quali è stato concepito, girato e montato nel tempo libero tra un film e l'altro. Non avevo obblighi precisi, anche perché costava poco. Ho inseguito i testimoni ancora in vita (molti nel frattempo sono morti e i loro preziosi ricordi sono svaniti per sempre) e mi sono concentrato in particolare sulle interviste a parenti, sorelle, cognati, suoceri, figli e nipoti. Sono i loro ricordi che danno al film il suo senso di intimità tragica e - cosa tipica per noi Bellocchio - sublimemente ironica.

Interviste sapientemente accostate a fotografie, brevi filmati in Super-8 di Camillo miracolosamente riapparsi, quadri e spezzoni di alcuni miei film mettono in luce, seppur solo metaforicamente, una verità quasi scontata: la creatività inizia con la nostra stessa vita, con come abbiamo vissuto, in un registro melodrammatico più cechoviano che shakespeariano, sebbene non sia facile trovare il melodramma in Cechov (forse in chiave isterica, grottesca).

Lo psichiatra e il sacerdote sono anche importanti. Rappresentano i due temi costanti della mia vita dopo che la meteora della politica è svanita: la follia e la Chiesa cattolica, di cui conservo ancora tracce della mia educazione nonostante i continui tentativi di liberarmene. La doppia bestemmia di L'ora di religione è il timbro di questa mia condizione".

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Recensioni

La recensione più votata è positiva

steno79 di steno79
8 stelle

Un documentario in cui c'è molta autobiografia per Marco Bellocchio, uno dei nostri registi più eclettici e ribelli, tornato alla ribalta in questi giorni per la presentazione fuori concorso a Cannes di "Marx può aspettare" e l'assegnazione della Palma d'oro alla carriera, a mio parere meritata. Il film in questione è una sorta di inchiesta sulla figura del fratello… leggi tutto

2 recensioni positive

2021
2021

Recensione

alan smithee di alan smithee
8 stelle

FESTIVAL DI CANNES - FUORI CONCORSO La morte improvvisa, drammatica, scioccante - causa suicidio - del fratello gemello di Marco Bellocchio, ovvero il bel Camillo, avvenuta a ventinove anni per strangolamento, è evidentemente e comprensibilmente un cruccio di cui il regista, i suoi fratelli e gli altri membri della sua numerosa famiglia piacentina, che già sono…

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Recensione

steno79 di steno79
8 stelle

Un documentario in cui c'è molta autobiografia per Marco Bellocchio, uno dei nostri registi più eclettici e ribelli, tornato alla ribalta in questi giorni per la presentazione fuori concorso a Cannes di "Marx può aspettare" e l'assegnazione della Palma d'oro alla carriera, a mio parere meritata. Il film in questione è una sorta di inchiesta sulla figura del fratello…

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Uscito nelle sale italiane il 12 luglio 2021
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