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Il capofamiglia

Regia di Omar El Zohairy vedi scheda film

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La recensione su Il capofamiglia

di alan smithee
7 stelle

locandina

Feathers (2021): locandina

FESTIVAL DI CANNES 74- SEMAINE DE LA CRITIQUE- MIGLIOR FILM/TORINO FILM FESTIVAL 39: CONCORSO TORINO 39

In un contesto popolare contrassegnato da squallore e trascuratezza, una tipica famiglia composta da padre operaio ottuso e intransigente, una moglie devota e completamente succube, e tre figli in età scolare e pre-scolare, adattata a vivere entro quel panorama desolante di puro sostentamento, si appresta a festeggiare il compleanno di uno dei bambini. Il padre megalomane, anziché curarsi di sistemare un appartamento sudicio e devastato, interpella un mago per attirare gli invitati.

scena

Feathers (2021): scena

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Feathers (2021): scena

Peccato che un numero di magia che lo vede coinvolto come partecipante, lo veda trasformato involontariamente in una gallina. Da quel momento, non potendolo classificare come morto, ma nemmeno come fuggitivo, la donna dovrà trasformarsi da moglie remissiva in un provvisorio capo famiglia assillato di molteplici problematiche di assai ardua soluzione, soprattutto in un contesto sociale da apocalisse civile come il contesto in cui ella trova a confrontarsi.

Sarà l'inizio di una scuola di vita senza precedenti.

Da un incipit paradossale il giovane regista egiziano Omar El Zohairy prende spunto per tratteggiarci una tipica indole di nucleo familiare ove la moglie sopporta i voleri, ma anche le stramberie e le smanie senza costrutto di una casta maschile al comando inetta e sopraffatta da atteggiamenti incongrui, resi ancor più illogici e disfunzionali da una burocrazia greve ed ignorante.

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Feathers (2021): scena

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Feathers (2021): scena

Un nemico apparentemente inaffrontabile, che solo la dimessa, saggia e pratica indole femminile può tentare di tenere a bada, dopo che le balorde scelte del sesso dominante hanno dato corso ad una punizione che sa di contrappasso strameritato ed opportuno.

Forte di uno stile tra il surreale ed il realismo più calcato ed esasperato, che esalta squallori e sporcizie da discariche senza via d'uscita, il cinema di questo giovane promettente e talentuoso autore pare guardi alla tragicommedia umana tipica dello spirito sarcastico di Kaurismaki, qui trasferita per l'occasione verso latitudini decisamente più meridionali e temperate, ma ugualmente connotata da comportamenti ed usi scellerati e inequivocabilmente autolesionisti.

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