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Trama

Per paura che gli assistenti sociali gli portino via Carlo, Valerio decide di nascondersi con il figlio nel sottotetto e vivere come fantasmi terrorizzando le famiglie che si avvicendano una dopo l'altra nell’appartamento di sotto. Tutto fila liscio fino a quando in casa non arrivano Melania e la piccola Emma. Melania ha fretta di entrare ed è diversa dagli inquilini precedenti: un po' perché ha un deficit uditivo e quando è senza apparecchio i rumori sinistri che i due fanno, muovendosi nel sottotetto, le giungono ovattati come in un mondo sommerso; un po' perché quello che c'è fuori la spaventa molto di più di quelle presenze sfuggenti. Il suo è un fantasma in carne e ossa, si chiama Cristian, ed è violento. Ma se Melania è troppo occupata a far fronte a pericoli concreti, Emma si accorge quasi subito, nonostante i suoi due anni, che in casa c'è qualcun altro. Quando finalmente anche Melania scopre il passaggio nascosto per il sottotetto, l'istintiva fiducia che sua figlia dimostra nei confronti dei fantasmi, convince Melania a non cacciarli via subito. Valerio e Melania cominciano a piacersi ma, nel momento in cui sono pronti ad avvicinarsi, i fantasmi irrisolti del loro passato tornano a bussare prepotentemente alla loro porta.

Curiosità

INTERVISTA AL REGISTA ALESSANDRO CAPITANI

Come definirebbe il suo film?

Lo definirei un fantasy neorealista. Ci sono i grandi temi: il lavoro, la casa, la violenza sulle donne, ma è anche un po’ fantasy. C'è una dimensione brillante e gioco con i generi, li mescolo…. Forse è un po’ più com'era la commedia all'italiana in cui si ride e si piange e il dramma si mescola al sorriso. Come nella vita vera, insomma.

Si direbbe che in questo film lei si rifletta perfettamente, come se fosse la vera opera prima.

Lo sento un po’ come il mio film d'esordio, anche se non lo è stato... Sul primo lungometraggio, In viaggio con Adele, sono salito in corsa. È stata un'esperienza molto formativa e ne sono grato alla produzione, a Nicola Guaglianone, ad Haber. Ma questa è una storia tutta mia, imparentata con il mio corto Bellissima, in cui pure giocavo con i generi. Qui ho aggiunto la magia, un mondo in cui ti sembra di vedere una cosa, mentre in realtà si racconta altro. Qualcosa che spero arrivi in maniera ‘precisa’, riuscendo a toccare nel profondo lo spettatore.

Come nasce I nostri fantasmi?

Il soggetto nasce dalla mia esperienza televisiva quando lavoravo con Domenico Iannacone alla trasmissione I dieci comandamenti per Rai 3. Una puntata della serie era dedicata agli sfratti e ho visto in maniera diretta cosa vuol dire perdere all'improvviso la casa, sentire suonare alla porta l'ufficiale giudiziario in compagnia del fabbro e dei carabinieri. Un'esperienza sotto molti punti di vista scioccante. Molte persone avevano perso tutto, anche la speranza. Da lì mi è venuta l'idea di raccontare la storia di un padre che resta nella casa da cui è stato sfrattato.

Il cast è bene assortito, non banale. È stato difficile trovare gli attori giusti?

No, non è stato difficile. Michele Riondino è mio coetaneo e sentivo che per la parte più personale mi rappresentava. Oltre ad essere bravissimo è anche padre di due bambine, azzeccatissimo. Hadas Yaron è un'attrice israeliana straordinaria, di rara intensità, perfetta per raccontare una donna in fuga. Con Alessandro Haber ormai è nato un rapporto di stima e amicizia che travalica il set e portarlo su questo film è stato per me un onore. Paolo Pierobon non lo conoscevo ed è stato subito amore a prima vista: è un attore duttile con il quale un regista si può solo divertire a lavorare insieme. La vera sorpresa però è il piccolo Orlando Forte, un bambino di 7 anni di cui sentirete parlare.

Ha influito l’esperienza del Covid sullo stare prevalentemente nella casa?

In realtà ci sono moltissimi esterni. Il Covid ha portato solo vantaggi a questo film. Giravamo in una zona rossa quindi per strada non c'era nessuno che passava con la mascherina sul viso. È stato più facile gestire gli spazi esterni ed in più non c'era traffico e spostarci da una location all'altra era molto meno oneroso in termini di tempo.

Sembra di capire che oltre a proporre idee davvero moderne, non le dispiaccia fare un cinema anche ‘classico’, influenzato da certo cinema italiano e magari da Hitchcock.

La mia formazione è stata al Centro Sperimentale di Cinematografia e al Dams di Bologna: tante letture, tanti film. Sì, ho assorbito molto e mi ha influenzato. Con Daniele Ciprì poi ci siamo visti tanti film horror, volevamo capire quale fosse il modo migliore di raccontare l'inizio del film, questo per consentire allo spettatore di immergersi in un mondo che poi risulterà ribaltato, che capirà che è tutt’altro.

La relazione tra genitori e figli è centrale nel film.

I figli rispondono in modo avulso da qualsiasi stereotipo o condizionamento. La loro risposta è pura. I genitori non riescono o non vogliono affrontare i loro problemi. E qui il titolo calza perfettamente: I nostri fantasmi sono quelli che abbiamo dentro, che non sappiamo affrontare, di cui non ci liberiamo. In questo film gli adulti sono bambini e i bambini adulti. Carlo, per esempio, capisce da solo la verità. Il bambino che lo interpreta, Orlando Forte, ripeto, è un vero fenomeno.

E la bimba?

La bimba ha solo un anno e mezzo, non potevamo pretendere che facesse quello che volevamo. Perciò giravamo in base all’umore del momento. Va detto però che come spesso si fa in questi casi abbiamo preso due gemelle per girare un po’ più a lungo. I due bambini hanno familiarizzato: c'è una scena nel film in cui stanno sul divano e lui le dà un maccherone. Be’ non glielo avevamo chiesto, lo stava facendo spontaneamente.

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