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What Do We See When We Look at the Sky?

Regia di Aleksandre Koberidze vedi scheda film

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La recensione su What Do We See When We Look at the Sky?

di ed wood
8 stelle

Ci sono film che ti fanno innamorare. Dei loro tratti, dei loro vezzi, persino dei loro difetti. Del loro tocco, del loro ritmo, della loro atmosfera. Della gente che li popola, dei luoghi che abitano, delle forme che s’inventano. Il film del georgiano Koberidze, prodotto con l’aiuto di capitali tedeschi, è anzitutto un atto d’amore nei confronti di una città poco conosciuta e poco filmata, Kutaisi, seconda città della Georgia, vera protagonista di questa stravagante, ondivaga, empatica pellicola. Poema audio-visivo, realismo magico, meta-cinema, favola moderna: niente di nuovo, eppure con questi ingredienti risaputi, oltre che consapevolmente enfatizzati da una ridondante voce narrante e da un’evoluzione narrativa più che prevedibile, il giovane sceneggiatore e regista (coadiuvato dal bravissimo fratello, autore del grazioso soundtrack) è riuscito a forgiare una poetica personalissima, scevra da zavorre psicologiche e metaforiche, innamorata (fin troppo) della generosità delle immagini, della fantasia delle soluzioni stilistiche, della meraviglia per un reale così bello e puro da porsi come antidoto alle brutture del nostro tempo (una fuga forse irresponsabile, come suggerisce pensieroso lo stesso autore in un paio di spiazzanti interventi extra-diegetici della voce narrante, ma a cui non si può resistere).

 

Giorgi Ambroladze, Oliko Barbakadze

What Do We See When We Look at the Sky? (2021): Giorgi Ambroladze, Oliko Barbakadze

 

E’ il trionfo del cinema, della realtà quotidiana che si fa immaginario epico, della sospensione dell’incredulità, dello sguardo che si distrae in pigre digressioni, del set come mondo da setacciare con lo zoom in cerca di storie da raccontare e umori da catturare, della lentezza del vivere e del filmare, del momento da assaporare e dilatare, dell’identità dei singoli che si perde e si disperde in quella collettiva, calda, verace della gente. Il calcio, in questo senso, è sineddoche più che metafora di un sentire collettivo e di un sentirsi popolo: non a caso le partite restano fuori campo e gli esiti del Mondiale sono di pura fantasia. Al di là di una significativa parentela con uno dei migliori film europei recenti, “Corpo e Anima” di Enyedi, anch’essa una bizzarra parabola degli “amanti nascosti”, si possono rintracciare variegate referenze: dal Bresson la cui prassi è ripresa nel lavoro di sottrazione, nei dettagli di gambe e braccia, nella soggettificazione di animali ed oggetti inanimati (una grondaia!), al Lanthimos fiabesco e spersonalizzante di “Lobster”, dai connazionali Iosseliani (l’anarchismo di fondo, i campi medio-lunghi, la saporita rappresentazione della città) e Paradzanov (gli elementi etnografici, ma anche il tema dell’amore contrastato da incantesimi e forze del male) fino al nostro Franco Piavoli, maestro di finti documentari dal taglio impressionista.

 

Ani Karseladze

What Do We See When We Look at the Sky? (2021): Ani Karseladze

 

Se c’è però un autore, anzi un’autrice, alla quale accosterei questo film è la Muratova di “Melodie per Organetto”, mio culto personale, altro film con una coppia protagonista (due fratellini in quel caso) e una città dipinta fra realismo e fiaba, ma con alcune differenze fondamentali: nel film dell’ucraina il clima è freddo, la gente è cattiva e lo sguardo tende ad assopirsi, mentre in quello del georgiano l’estate pare infinita, la gente è buona come il pane (anzi, come un khachapuri) e l’occhio del regista è sovrastimolato ed errabondo, sempre pronto a farsi trascinare in qualche imprevedibile confabulazione. Di fronte a tanta personalità e ad un cuore così grande da riscattare ogni sospetto di narcisismo, si possono perdonare anche i vari giri a vuoto: se Koberidze deve adottare un manierismo (e lo fa spesso, specialmente nella seconda parte), almeno sceglie di adottare il proprio. Ora c’è solo da sperare che questo imperfetto, vitalissimo, utopistico capolavoro di inizio decennio faccia scuola, anche qua da noi magari.

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