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La cosa degli abissi

Regia di Juan Piquer Simón vedi scheda film

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La recensione su La cosa degli abissi

di giurista81
6 stelle

Piccolo gioiellino, soprattutto se si considera la forte matrice ispanica legata al progetto, ispirato dai "successi" di pellicole quali Leviathan (1989) e Creatura degli Abissi (1989), oltre che Alien  e il "nostro" Alien degli Abissi (1989). La regia viene curiosamente firmata dal regista di C-movie spagnolo Juan Piquer Simon, che ricordiamo artefice di operazioni folli quali Supersonic Man (1979) o dei più riusciti horror Slugs (1988) e Pieces (1982). Qua il regista spagnolo abbandona i toni scanzonati tipici delle pellicole trash e cerca di realizzare il suo masterpiece senza dimenticare il gore. L'attitudine al genere horror traspare in modo evidente ed emerge alla distanza, soprattutto nell'arte di creare tensione. Già attento alla fotografia e alle scenografie quando lavorava in progetti meno ricchi, Piquer cura in modo importante la messa in scena. Riesce persino a trovare fondi americani che gli aprono le porte per avere a disposizione un rispettabilissimo cast artistico hollywoodiano, che propone l'icona kubrickiana R. Lee Ermey (il sgt. Hartmann), tre anni prima eccezionale in Full Metal Jacket, oltre Jack Scalia, due anni dopo protagonista assoluto della serie tv Tequila & Bonetti, e il caratterista Ray Wise, tra i manigoldi in Robocop e l'anno successivo scelto da David Lynch per l'indimenticabile serie tv Twin Peaks nel ruolo del padre di Laura Palmer. Riconoscibili poi gli attori del nostro cinema di genere Edmund Purdom e Frank Brana (feticcio del regista e caratterista leggendario del cinema di genere ispanico), oltre l'attrice televisiva Deborah Adair (ruoli di rilievo nei serial tv DynastyDetective per Amore).

Divertentissimi gli effetti speciali, in puro stile artigianale come succedeva a fine anni settanta. Il soggetto è piuttosto semplice, eppure sviluppato con maggior cura rispetto alle altre opere del regista. Imdb riporta persino il coinvolgimento in scrittura, da non accreditato, del valido e complesso romanziere weird Colin Wilson (autore pubblicato anche nella collana Urania). Ne viene fuori un prodotto non originalissimo (direi piuttosto decisamente derivativo), che pesca sia da prodotti quali Alien Leviathan sia da grandi classici della fantascienza degli anni '50. Bella la messa in scena nella grotta subacquea liberata dalle acque, dove galleggiano feti di creature geneticamente modificate ed essere che rimandano agli alieni di Ridely Scott. Musiche, discrete, di Joel Goldsmith, figlio d'arte del premio Oscar Jerry. Gustosissimo per gli amani del fanta-horror artigianale.

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