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Relic

Regia di Natalie Erika James vedi scheda film

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La recensione su Relic

di undying
5 stelle

Esordio di una regista australiana incerto tra dramma e horror. Film dal taglio matriarcale che spreca una buona idea con una sceneggiatura che diventa astrusa e contorta sul finale. Pessima anche la fotografia, mentre memorabile resta l'interpretazione di Robyn Nevin, nel tragico ruolo di ottantenne alle prese con l'Alzheimer.

 

locandina

Relic (2020): locandina

 

L'improvvisa scomparsa di Edna (Robyn Nevin) mette in allarme la figlia Kay (Emily Mortimer) e la nipote Sam (Bella Heathcote) che subito si adoperano nella ricerca, cercando di capire cosa possa essere accaduto. L'anziana donna, ottantenne, a sorpresa ricompare dopo tre giorni senza dare alcuna spiegazione. Da quel momento però Edna mostra i segni degenerativi dell'Alzheimer via via sempre più acuti con il passare dei giorni. Kay inizialmente pensa di recarsi a Melbourne, per individuare una casa di riposo in cui allocare la madre, mentre Sam si oppone, decidendo di trasferirsi in casa della nonna per seguirla personalmente.

 

"Voglio solo tornare a casa.... tornare indietro e ricominciare dall'inizio. Sto perdendo tutto vero?" (Edna)

 

Robyn Nevin

Relic (2020): Robyn Nevin

 

Dopo una serie di cortometraggi, l'australiana Natalie Erika James decide di esordire in regia scrivendo (assieme a Christian White) uno straziante dramma sulla morte, con confusa svolta horror nella terza parte. The relic (nulla a che vedere con l'omonimo, dimenticato, horror americano del 1997) procede quindi lentamente sulla falsariga di un dramma alla Darren Aronofsky (Requiem for a dream viene certamente alla memoria durante la visione), ma con le limitazioni dell'inesperienza che costituiscono un debutto. Se l'interpretazione di Robyn Nevin resta impressa per quanto professionale ed evidentemente sentita da parte dell'attrice, il reparto tecnico alle maestranze della regista mostra capacità limitate. A rendere di bassa qualità il film è infatti una fotografia mediocre, poco efficace e talvolta al limite del disastroso.

 

Bella Heathcote

Relic (2020): Bella Heathcote

 

Essendo quasi tutto girato in interni, Relic soffre principalmente su questo versante (le foto di scena traggono purtroppo in inganno), diventando dopo mezz'ora quasi fastidioso (visivamente) da seguire. Anche la sceneggiatura - di stampo matriarcale e nichilista - difetta per una svolta conclusiva che vorrebbe avere valenza simbolica finendo invece per cadere nel patetico e nel cattivo gusto. Per l'appassionato di horror, diventa sempre quindi più difficile imbattersi in un buon titolo. E quasi è fortunato se incappa in un'opera prima (e sempre più frequentemente anche ultima) mediocre e prevedibile come questa. Perché circola molto di peggio.

 

Robyn Nevin

Relic (2020): Robyn Nevin

 

"La malattia è il lato notturno della vita, una cittadinanza più onerosa. Tutti quelli che nascono hanno una doppia cittadinanza, nel regno della salute e in quello della malattie. Preferiremmo tutti servirci soltanto del passaporto buono, ma prima o poi ognuno viene costretto, almeno per un certo periodo, a riconoscersi cittadino di quell’altro paese." (Susan Sontag)

 

Trailer

 

F.P. 19/09/2020 - Versione visionata in lingua inglese (durata: 89'31")

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