Trama

Una giornata di ordinaria giustizia in un grande tribunale italiano. Al centro, c'è un’udienza: sul banco degli imputati un giovane rapinatore e il benzinaio che, appena derubato, ha reagito, sparato e ucciso l'altro, giovanissimo, complice. C'è il rituale, c'è un linguaggio, ci sono le toghe. Ma noi vediamo anche – soprattutto? – quello che sta intorno: tra i corridoi, il via vai feriale del tribunale e il rumore ci sono famiglie, figli e compagni degli imputati e delle vittime, fuori, in attesa.

Approfondimento

PALAZZO DI GIUSTIZIA: LA VITA TRA I CORRIDOI

Diretto e sceneggiato da Chiara Bellosi, Palazzo di giustizia racconta di una giornata di ordinaria giustizia in un grande tribunale italiano. In una delle aule è in corso un'udienza che vede sul banco degli imputati un giovane rapinatore e il benzinaio derubato che, reagendo, ha sparato e ucciso l'altro giovanissimo complice. Come in tutte le aule, ci sono rituali da seguire, toghe da indossare, prove da addurre e testimoni da sentire. Fuori dall'aula, invece, il mondo sembra andare avanti. I corridoi e gli uffici diventano un microcosmo in cui si incrociano dipendenti, rumore, disordine, solito tram tram e, soprattutto, i compagni degli imputati e delle vittime, in attesa di sapere cosa accadrà alle loro vite.

Con la direzione della fotografia di Maurizio Calvesi, le scenografie di Giuliano Pannuti, i costumi di Loredana Buscemi e la colonna sonora originale composta da Giuseppe Tranquillino Minerva, Palazzo di giustizia è stato così presentato dalla regista in occasione della partecipazione al Festival di Berlino 2020 nella sezione Generation: "Mi sono ritrovata in un tribunale quasi per caso. Non sapevo cosa avrei trovato e presto sono stata sopraffatta dalle domande. Il tribunale sembrava una scatola in cui la vita viene incanalata attraverso il metal detector per essere poi divisa in scatole ancora più piccole. Nelle sale, nelle aule e negli uffici, si può trovare l'intera gamma possibile di azioni umane: amare, preoccuparsi, vivere, truffare, rapinare, uccidere e così via, l'elenco è infinito. Si trovano lì persone che hanno il potere di giudicare e punire i loro coetanei, di decidere come la società deve essere influenzata da tali azioni, di stabilire cosa è giusto e ciò che è sbagliato: è come assistere a una partita tra la giustizia individuale e la giustizia sociale. Il tribunale è il luogo più spersonalizzante e al tempo stesso umano sulla faccia della Terra. Per trovare il mio film, non dovevo far altro che rimanere nel tribunale di Milano per mesi e osservare cosa accadeva. seduta su una panchina o girovagando per i corridoi o le aule, a volte mi chiedevo cosa stessi facendo lì... fino a quando un giorno, nell'atrio, ho visto una bambina trasandata in tuta rosa, seduta su una scrivania, che scherzava con la giovane madre. Non poco lontano, c'era anche la nonna che fumava e commentava: "Quando piove, piove a dirotto". Improvvisamente è nato il personaggio di Luce nella mia mente e con lei tutta la storia. In quel grande contenitore che è il tribunale, in un giorno di ordinaria amministrazione, in un ambiente rigoroso e asettico fatto di rigide procedure, la vita continua ad andare avanti mentre attende qualcosa: fame, noia, stanchezza, amore e vicinanza, si palesano anche in un posto come il tribunale. Ed è qui che si muovono i miei Luce, Angelina, Domenica e Daniel, quel tipo di persone che sono normalmente confinate in un angolo, che stanno appoggiate alle pareti o che corrono per i corridoi. In Palazzo di giustizia, però, rivendicano il loro ruolo e richiedono attenzione. Il tribunale è inospitale ma tuttavia pieno di bisogni fondamentali e azioni ordinarie: due famiglie rivali, un amore indicibile, relazioni da costruire, panni da lavare, un passero da salvare...".

"In Palazzo di giustizia tutto avviene in un unico posto", ha proseguito la regista, "in un tribunale con file di finestre alle pareti, con nessuna vista del mondo esterno e una forte sensazione di rigidità e chiusura, come in una sorta di barattolo ermetico. Tutto accade al suo interno. I lunghi e perpendicolari corridoi delimitano il perimetro: sono pensati per camminare ma sono usati principalmente per le attese. Nonostante la sua linearità, il posto è disorientante. I personaggi sono intrappolati nel gigantesco edificio a forma di conchiglia, affollato e ostile, fatto di livelli intersecanti. Non c'è aria fresca, l'esterno è lì ma sembra lontano e irraggiungibile. Il silenzio è rotto da un ronzio infinito e sconcertante, mescolato a passi pesanti, telefoni che squillano, bip dei metal detector, campanelli dell'ascensore e dai rumori dei distributori automatici. Qualcosa di magico accade anche in questo posto illuminato da una luce al neon e che finge di essere pulito, cercando di nascondere le macchie di caffè sui pavimenti di marmo e la polvere che fluttua come una nuvola di moscerini. La magia risplende grazie ai lustrini verde smeraldo sul pavimento o al raggio di sole che penetra proprio attraverso Luce, quando si inginocchia vicino alla pozzanghera del cortile".

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Il cast

A dirigere Palazzo di giustizia è Chiara Bellosi, regista e sceneggiatrice italiana. Nata a Milano nel 1973, si è diplomata in drammaturgia alla scuola d'arte drammatica Paolo Grassi e nel 2007 ha studiato documentario allo IED di Venezia con Leonardo Di Costanzo, Carlotta Cristiani e Silvio Soldini. Ha realizzato… Vedi tutto

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2020
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