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Soul

Regia di Pete Docter, Kemp Powers vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Soul

di obyone
8 stelle

 

scena

Soul (2020): scena

 

L'anima 22 è terribilmente cocciuta. Da millenni se ne sta nell'ante-mondo, refrattaria alle insistenze di quelle strane e un po' noiose sagome cristalline, tutte di nome Jerry, che lavorano incessantemente nel tentativo di convincerla a fare il suo giro sulla terra. Colme della loro spiritualità assegnano caratteri e attitudini alle anime e le preparano al grande balzo. Con 22 le hanno provate tutte queste sagome che ricordano "La linea di Cavandoli" ma, a contrario della striscia degli anni 70, sono incorporee forme trasparenti che nessun aiuto ricevono dalla "mano" del proprio creatore, sempre ammesso che non siano esse stesse il creatore. Hanno ingaggiato i più illustri mentori per riuscire nella missione impossibile di spedire l'anima 22 sul pianeta. In molti hanno fallito: Copernico, Washington, Madre Teresa, persino Freud. Così l'inadeguata 22 resta sospesa, al riparo da una vita di dolori e frustrazioni. Un bel giorno però incontra il fantasma recalcitrante del musicista jazz Joe Gardner che è appena trapassato ma non ha accettato il responso di quanto la vita gli ha offerto. Scappato dalla luce abbagliante dell'aldilà finisce nell'ante-mondo dove viene scambiato per mentore e abbinato a 22. Pur di tornare sulla terra, dove lo aspetta un'ingaggio con una celebre musicista, Joe farebbe carte false. Prova dunque, con la musica, a far scoccare "la scintilla" che sproni la ribelle ad ottenere il distintivo d'idoneità che spera di usare per tornare a New York dove cogliere l'occasione a lungo rincorsa. Da parte sua 22 cederebbe ben volentieri il suo bollino per rimanere nel luogo sicuro in cui è sempre stata, dove può condurre la sua placida e un po' cinica esistenza. Non serve dire che le cose non vanno per il verso giusto e così in due protagonisti finiscono in un mucchio di guai prima di poterne pronunciare la parola.

 

scena

Soul (2020): scena

 

Dopo aver bruciato il pur bello "Onward" a causa del lockdown che ne ha limitato tantissimo la presenza in sala Disney ha cambiato strategia con l'attesissimo "Soul" piazzandolo direttamente in streaming sulla propria piattaforma, senza bisogno di un ulteriore obolo da parte dell'abbonato come avvenuto con il live action Mulan. Un vero peccato il mancato passaggio in sala. Un prodotto originale come questo meritava ben altra visibilità ma le circostanze non l'hanno permesso. "Soul" è il prodotto di una Pixar che si sta evolvendo verso un target più maturo rispetto al passato. Non mancherà di entusiasmare gli adulti con le sue battute sagaci ed i rimandi "nerdosi" a persone e situazioni che non possono appartenere al background dei bambini più piccoli. E, se è vero che co-protagonista di questa avventura è un'anima senza alcuna esperienza, una pagina bianca da scrivere e colorare, come lo sono i bambini, è anche vero che il protagonista è, straordinariamente, un adulto "di mezza età" che si arrabatta per mandare avanti la sua vita, tra incognite lavorative e relazioni fallimentari. Joe vorrebbe vivere l'intensa vocazione per la musica ma è spinto dalla madre ad attraccare nel porto sicuro di un lavoro da insegnante, ben retribuito, fisso e con benefit annessi. I problemi di Joe sono dunque piuttosto lontani da quelli di un adolescente tanto più dalla quotidianità di un bambino ammaliato dalle corse di Saetta McQueen e dai deliri eroici di Buzz Lightyear. Se il volgere lo sguardo verso un mondo più adulto è un sentiero già imboccato da Pixar, tanto da rivelarsi, per il futuro, una costante antitetica alla strategia della casa madre, ho notato invece, film dopo film, il desiderio di una maggior sperimentazione sul piano narrativo che si manifesta in variabili sempre diverse. In "Soul" non vi è solamente un adulto tra i protagonisti ma vi è una molteplice e diversa rappresentazione dei protagonisti che può creare qualche grattapaco nei piccoli, stante la difficoltà di immedesimazione, ma risulta molto divertente e appassionante per i più grandi. Joe diventa, nel volgere di poco, un fantasmino con gli occhiali, quindi un gatto paffuto. Prima di tornare in carne ed ossa con un nuovo look riappare ancora come ectoplasma con cappello. La stessa anima ribelle passa dalle sembianze di una particella di sodio a quelle umane assumendo i lineamenti del suo compagno di viaggio. Ma non manca una parentesi da anima persa inquietante e fuligginosa che un seme d'albero purifica rendendola nuovamente candida.

 

scena

Soul (2020): scena

 

Nell'elaborare gli ostici concetti di anima e di aldilà "Soul" sembra rifarsi all'esperimento collaudato di "Inside out". Qui fantasmini e là emozioni con vita extracorporea in grado di plasmare con le proprie azioni gli stati d'animo, i ricordi, le passioni e gli scopi dei contenitori a cui appartengono. Sul messaggio contenuto nell'anima del film si possono fare alcune considerazioni. Joe impara ad assaporare le piccole cose e le relazioni mentre la giovane anima catapultata sulla terra, contro voglia, impara a non avere timore delle difficoltà della vita perché dietro di esse si nascondono grandi soddisfazioni. Tutto giusto, per carità...se abiti in America. Ma se la tua particella finisce nella bottiglia sbagliata? Che ne so, in una famiglia stremata dalla fame in qualche villaggio segnato dalla guerra? 22 tornerebbe la solita disillusa anima di prima se sapesse di finire in un simile contesto e morderebbe e scalciarebbe pur di rimanere al suo posto rendendosi protagonista di altri duemila anni di ostruzionismo. Pete Docter qui regista oltre che direttore creativo della casa d'animazione evita di aprire il paracadute di 22 sopra gli Stati Uniti zoomando su un vasto territorio tra Europa ed Asia mentre l'anima cade felice verso il suo nuovo destino. Meglio strizzare l'occhio all'impero economico cinese, ultima frontiera da conquistare per il colosso Disney, su cui 22 sembra atterrare gaudente. Ma se ci fosse stata l'Africa li sotto? Difficile rimanere altrettanto appagati dal messaggio incanalato dalle belle immagini di "Soul al pensiero di un'anima incarnata nei panni di una bimba nera destinata ad essere venduta e infabulata in qualche stato subsahariano dell'Africa. Vi ho ravvisato un po' di ipocrisia o quanto meno il solito egocentrismo americano. Ciò nonostante "Soul" è un bel film che emana passione per la vita dalle note di un sassofono, da un assolo di pianoforte, dalla fetta fumante di una pizza. Induce, infine, a riflettere sul "giro" di ciascuno. Siamo in pista, balliamo! E cerchiamo di farlo assaporando il meglio che l'esistenza ci offre come un bel taglio di capelli, una passeggiata mattutina o un gattone grasso e giocherellone che fa le fusa sulle ginocchia. Dopo tutto la ricetta è semplice ed è a portata di ognuno.

 

Disney+

 

Qua nessuno c'ha il libretto d'istruzioni

Credo che ognuno si faccia il giro come viene, a suo modo

Qua non c'è mai stato

Solo un mondo solo

Credo a quel tale

Che dice in giro

Che l'amore porta amore credo...

(Ligabue, Almeno credo)

 

scena

Soul (2020): scena

 

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