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Lenny

Regia di Bob Fosse vedi scheda film

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La recensione su Lenny

di Stuntman Miglio
8 stelle

Chi meglio di Bob Fosse avrebbe potuto portare su grande schermo la vera storia del comico statunitense Lenny Bruce ? Probabilmente nessuno, le affinità fra i due artisti sono svariate e significative : entrambi, nel mondo dello spettacolo, furono innovatori, anticonformisti, provocatori, perle rare nel settore della comunicazione. E' comprensibile quindi l' interesse ed il trasporto del regista nei confronti di questa biografia che già nel '74 andava a toccare tematiche ed argomenti ancora oggi in auge e delicatissimi come la libertà di parola e d' espressione, l' uso dello spettacolo per smuovere le coscienze, l' ipocrisia e l' intolleranza della censura ma anche la natura autodistruttiva dell' uomo di fronte a drammi come la solitudine e l'incomprensione. Girato in un essenziale ma spietatamente lucido bianco e nero, "Lenny" mette in scena ascesa e caduta del cabarettista di origine ebraica utilizzando una struttura articolata composta da testimonianze dirette di amici e parenti, momenti della vita privata ed estratti dei suoi celebri show di stand-up comedy, il tutto reso comunque fluido e comprensibile da un ottimo montaggio e da una regia sicura, sobria ed intelligente. Si parte quindi dai banali esordi in club di quart' ordine per passare poi all' amore della vita, impersonificato da una soubrette sexy e disinibita, che accompagnerà il protagonista in California verso vizio, corruzione, droga ma anche verso l' inaspettato successo come comico estremo che punta tutto sulla forza dirompente della parola e su di una forma di comunicazione diretta, dissacratoria, che non scende a compromessi per avere maggior impatto sociale, anche a costo di essere accusato di volgarità e a rischio di essere perseguitato per oscenità. La seconda parte della pellicola verte proprio sulle molteplici vicissitudini legali e sul controverso rapporto che Lenny Bruce ebbe con l' autorità in generale che lo portò alla bancarotta e lo minò profondamente nello spirito facendolo precipitare sempre più nel baratro dell' eroina. "Non l' ho fatto, l' ho solo detto" dice ad un certo punto, oppure : "E' la repressione della parola la vera violenza", questo straordinario comunicatore usò le parole come armi per colpire la gente dritta in faccia e scuoterle dal torpore benpensante ; prendendo spunto dalla propria vita privata, affrontò temi come religione, politica, integrazione ed omofobia con un' efficacia dirompente e con l' originalità che si addice ad un precursore. Un personaggio fuori dagli schemi qui interpretato da un trascinante e strepitoso Dustin Hoffman che, calato nella parte come solo lui e pochi altri sanno fare, offre una delle prove più intense della sua intera carriera. Un film da riscoprire.   

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