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Color Out of Space

Regia di Richard Stanley vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Color Out of Space

di maurizio73
6 stelle

ll racconto gotico della tradizione fantastica nordamericana incontra i mitemi orrifici del postmoderno,con la strisciante paura per le contaminazioni introdotte dalle attività umane (biologiche,chimiche,radioattive);ma anche la perdita di qualunque controllo sulle variabili impazzite di un ordine naturale lontano dall'omeostasi e dell'equilibrio.

La quiete domestica dei Gardner, nell'eremo bucolico del New England dove si sono trasferiti dalla città, viene sconvolta dalla caduta di uno strano meteorite luminescente che inizia a contaminare l'acqua e il suolo, inducendo strani effetti mutageni sulle piante e sugli animali. Non ostante l'allarme lanciato dal giovane idrologo Ward Phillips, le attività di sfruttamento già programmate nella zona non si arrestano, mentre la situazione della famiglia Gardner precipita sempre più.

 

 

locandina

Color Out of Space (2019): locandina

 

Il bianco, il nero e... il colore viola

 

Un serbatoio naturale di terrifici misteri ancestrali, le vergini foreste del New England, coi suoi riti millenari di una sapienza atavica perturbati dalla presenza molesta dell'uomo inurbato e dalla hybris dello sfruttamento economico delle risorse ambientali (la trader, l'idrologo, gli speculatori), mette in circolo i terrifici anticorpi di antiche maledizioni, l'oscura natura aliena di un processo esogeno che trasforma la materia, degrada l'ambiente, ammorba gli organismi viventi fino al loro definitivo annientamento; per ristabilire un dominio antico o del tutto nuovo, per riprendere possesso infine di ciò che da sempre gli appartiene o che non può fare a meno di conquistare per la prima volta.
Gli archetipi di altrettante figure del racconto morale sono condensate nella ottusa protervia del pater familias, nella sgomenta impotenza dell'uomo di scienza e nei talenti misterici di una sacerdotessa officiante: la folle sarabanda di un girotondo di spettri che trasfigurano il mondo nella sostanza policroma e proteiforme di ectoplasmi luminescenti; simbolo di una rivolta della natura che asseconda l'immaginario letterario e cinematografico delle trasformazioni innaturali e artificiali prodotte dalle manipolazioni umane (la distruzione meccanica, la contaminazione chimica, la mutagenesi nucleare) oppure la punizione calata dal cielo di una razza dominatrice che sembra avere sviluppato strumenti di conquista tanto raffinati da risultare irriducibili a qualunque tentativo di analisi e comprensione umane (in realtà il racconto originale e la sua ennesima riduzione cinematografica tentano una spiegazione finale tanto ambigua quanto suggestiva). Proprio nella natura perturbante (unheimlich) e non spiegata di ciò che accade alla famiglia Gardner, nella sottesa ambiguità di un alien invasion quale castigo biblico per la protervia di una genie tutta intenta a violentare l'eremo incontaminato di boschi vergini (i primi su cui si indediarono i padri pellegrini venuti dal mare) rappresenta il nucleo fondamentale di una delle novelle più citate di H.PLovecraft e nello stesso stempo l'occasione più ghiotta da parte del regista sudafricano di declinare la propria formazione etnologica in quelle rappresentazioni del fantastico che animano oscure e vendicative forze della natura contro la protervia e la stupidità umane (il robot-golem annientatore di Hardware, il sanguinario demone del deserto di Dust Devil, lo scienziato pazzo del presto disconosciuto The Island of Dr. Moreau).
A parte gli esiti più o meno felici di una messa in scena che brilla letteralmente per l'immaginifico uso del colore e per gli espedienti di una tecnica che sfrutta la soggettività delle percezioni e l'assoluta aporia di un qualsiasi controllo sui fenomeni naturali (rappresentazione dell'inconiscibiltà dell'orrore dell'oscuro autore di Providence ma anche chiara allusione alle manifestazioni di una tecnologia che, conformemente alla scelta per l'innaturale colore magenta, si pone al di fuori della diretta sfera di intervento umano) e non ostante un andamento narrativo che soprattutto nel finale paga lo scotto di una certa frammentarietà da B-movie (Ward ed Ezra scompaiono presto dalle scene per ricomparivi solo nell'epilogo), sono le sottili suggestioni di un insolito immaginario visivo e la sempre irresistibile tentazione dell'autore di alleggerire il tono con le numerose citazioni e autocitazioni cinefile a conferigli la sua inconfondibile impronta stilistica, sempre in bilico tra apologo morale e tentativo di non prendersi mai troppo sul serio.
Il racconto gotico della tradizione fantastica nordamericana incontra, secondo Stanley, i mitemi orrifici del postmoderno, con la strisciante paura per le contaminazioni introdotte dalle attività umane (biologiche, chimiche, radioattive); ma anche la perdita di qualunque controllo sulle variabili impazzite di un ordine naturale ormai irreversibilmente lontano dall'omeostasi e dell'equilibrio (The Willows letto da Ward all'inizio del film).
Non ostante il richiamo all'alieno ed al misterico tuttavia, potrebbe non esserci niente di inspiegabile negli eventi bizzarri e inquietanti che disturbano la serenità domestica di un nucleo familiare sotto assedio (Poltergeist - Tob Hooper): tutto, almeno all'inizio, si può ricondurre alla manifestazione fisica di fenomeni naturali che hanno la meglio sull'ambiente esterno (interferenze elettromagnetiche, insolite inflorescenze vegetali, anomalie della morfogenesi e del comportamento animale) quanto sulla tenuta psicologica dei caratteri in gioco (la madre sofferente, il piccolo Jack ipersensibile recettore come la Carol Anne del film citato, la medium pubescente); la realta per quanto strana, ostile e misteriosa si potrebbe spiegare benissimo con le notorie leggi che governano l'universo, compresa la naturale propensione di Gaia a liberarsi dei suoi ormai molesti e nocivi parassiti patogeni; ma questo andamento viene chiaramente smentito dall'apoteosi di un epilogo di un annientamento familiare, di un nero gentile che emerge tutto bianco dalle macerie di una fortunosa sopravvivenza (dettaglio polemico contro la famigerata cultura razzista di Lovecraft) e dalle inquietanti sfumature di un tramonto irreale che sembrano promettere le policrome trasfigurazioni del mondo da parte degli oscuri conquistatori venuti da lontano.

 

Era solo un colore fuori dallo spazio...

un messaggero di regni la cui esistenza stordisce il cervello

e ci intorpidisce con i divari che si aprono davanti i nostri occhi frenetici

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