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Una donna promettente

Regia di Emerald Fennell vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su Una donna promettente

di mm40
3 stelle

Cassie ha 30 anni, fa la barista e vive con i genitori, che pensano non sia del tutto a posto. Non ha amici, non ha passatempo e il suo unico svago è uscire la sera nei locali della città, fingere di ubriacarsi, farsi rimorchiare da uno sconosciuto e, una volta a casa dell'uomo, non appena questi le mette le mani addosso riprendersi di colpo e sgridarlo. Lo fa quasi ogni sera da sette anni e, per un'assurda serie di coincidenze, nessuno l'ha mai rincontrata in giro per la città e soprattutto nessuno l'ha mai violentata, percossa o anche solo minacciata: no, tutti gli uomini sono uguali, come ben sappiamo, e prima aspettano che tu sia incapace di intendere e di volere, poi ti stuprano. Ma puntuali, eh. Oppure, se sei capace di intendere e di volere, scappano. Fin qui ovvio, no? Un giorno nel bar in cui lavora Cassie entra Ryan, ex compagno di università, con cui comincia a uscire. Dopo qualche incontro Ryan accenna casualmente ad Al, altro ex compagno di studi di medicina, e il trauma della ragazza riaffiora. Sette anni prima Cassie si ritirò dalla facoltà insieme all'amica del cuore Nina, dopo che questa si era ubriacata, era stata stuprata da Al e, non essendoci prove del fatto, non si era potuto procedere con l'incriminazione del ragazzo. Questa assurdità della legge che non ti consente di incarcerare una persona sulla parola di qualcun altro è davvero rognosa, la deve smettere. Per questo fatto Nina si suicidò e Cassie cominciò a sgridare gli uomini nei locali notturni dopo aver simulato di essere sbronza marcia. A questo punto Cassie comincia, così di botto e senza senso, a vendicare Nina in maniera più diretta: invita a pranzo l'antipatica Madison, la fa sbronzare e poi stuprare da uno stupratore di professione; si reca dalla preside della facoltà di medicina, colpevole di non aver mandato in galera Al sulla base di dicerie, e le fa uno scherzone: le racconta di aver fatto ubriacare e stuprare la figlia adolescente; va dall'avvocato che difese Al e sta per farlo massacrare da un malavitoso (e perché anche non stuprare? Un po' di stupro ci sta sempre bene, in fondo – e sì, il film sta diventando esattamente la barzelletta del bunga bunga), ma l'avvocato si è pentito e quindi ha salva la vita. Chi altri rimane? Ah, sì: Al. Solo a questo punto nella storia torna Madison che rivela a Cassie che c'è un video che testimonia lo stupro di Nina: lo avevano visto tutti, ma evidentemente per un'altra strana serie di coincidenze astrali non ne era neppure arrivata mai notizia né a Cassie, né ai dirigenti dell'istituto, né alle forze dell'ordine o a chiunque altro potesse difendere la ragazza vittima di violenza. In tutto questo una persona mediamente sana di mente si chiederà: ma perché Madison, dottoressa borghese rispettabile che ha appena avuto due gemelli, si fa stuprare dallo stupratore aizzatole contro da Cassie senza battere ciglio? Non prova nemmeno un po' di risentimento? Non ci sarà il dubbio che le sia addirittura piaciuto? Il film comincia a diventare non più controverso e illogico, ma persino pericoloso. Ora va in scena la vendetta su Al, il gran finale: Cassie lo ha preparato talmente bene che si fa uccidere apposta (se uno ci pensa, non c'era alternativa: gli voleva incidere NINA sul petto con un bisturi e poi? Scappare via dalla finestra? Torturarlo? Ma torniamo a noi) ben conscia che poi Al brucerà il suo cadavere che verrà trovato appena in tempo per rovinargli il matrimonio, il pomeriggio seguente. Ora: Una donna promettente, esordio registico nel lungometraggio di Emerald Fennell e da lei stessa scritto, è un lavoro ben diretto, con taglio da videoclip nei momenti salienti, furbo nelle scelte stilistiche ed estetiche, con una protagonista ineccepibile come Carey Mulligan e alcune buone spalle (Allison Brie, Adam Brody, il comico e musicista Bo Burnham), ma è anche un'opera che alterna rabbia misantropica insensata e fallacie logiche a profusione che rendono la visione involontariamente esilarante. È d'altronde in base a questo tipo di ragionamenti contorti, privi di fondamento e basati solo su uno sterile desiderio di vendetta 'indignata' che si è manifestata in questi stessi anni la parte più deteriore di #metoo, controproducente quanto la morale di Una donna promettente che tratta lo stupro come una marachella, offendendo in tal modo le reali vittime di violenza sessuale. La cosa che meno di tutte sorprende, a questo punto, è l'Oscar per la sceneggiatura: negli Stati Uniti la gogna mediatica, il giustizialismo e le condanne basate su presunte voci sono all'ordine del giorno da qualche anno, nel 2020. 3/10.

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