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Madre e figlio

Regia di Aleksandr Sokurov vedi scheda film

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Badu D Shinya Lynch

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La recensione su Madre e figlio

di Badu D Shinya Lynch
10 stelle

Quest'opera straordinaria è la sublimazione artistica dell'amore trascendentale che scorre tra un figlio e sua madre. Un film essenzialista e interiore, in cui il sogno di un legame eternamente terreno, evapora prima di raggiungere una stabilità reale, tranquilla e lineare. Tutto ha il sapore di una ferita invisibile che non si cicatrizzerà più : una sofferenza impalpabile e astratta, ma comunque interminabile - l'urlo del muto. La pellicola è un quadro dolente e vitale, dipinto con i colori romantici e irrazionali di un amore viscerale e primigenio. Un lungometraggio in cui è evidente l'avanzare del temporale e il retrocedere di Dio : l'uomo è l'artefice della propria disperazione e della propria felicità, ed è ingiusto e superficiale colpevolizzare e gratificare una qualsivoglia "entità soprannaturale" - lassù in cielo c'è solo tanta pioggia e qualche volta sorge il sole. Madre e Figlio è estasi e poesia visiva ; è quiete caotica che si fonde con l'inarrivabilità familiare ; è musica celestiale e purificatrice, suonata da un angelo carnale e terrestre.
La Natura avvolge il Creato, come il figlio abbraccia la madre. Il film è un continuo arrancare dei protagonisti attraverso un percorso che già conoscono : un tragitto simbolicamente infinito e amaramente diritto - senza via d'uscita, ma solo con qualche deviazione o pausa dannatamente riflessiva e razionalmente anestetizzante. Il vento continua inesorabilmente a soffiare, ma non è in grado (e non deve?) di fermare l'inarrestabile sentimento puro (o puramente impuro, come Edipo insegna) dei protagonisti. L'assenza quasi totale di dialoghi viene sostituita da un profluvio di sguardi profondi, che assumono un significato importante - talmente grande e potente, che si potrebbe definire una "un'affettività quasi sessuale". Un'opera irripetibile, splendidamente deforme e implicitamente deformante ; una storia che sembra svolgersi in una dimensione parallela, anzi, in un inferno (paradiso?) parallelo. La pellicola è il posticipare costantemente l'arrivo di una fine necessaria, indispensabile per allontanare definitivamente questa incompletezza naturale, questa mancante unicità ; è la distillazione indispensabile di un desiderio ancestrale, complesso e (momentaneamente) irrealizzabile : la brevità materiale diventerà immortale spiritualità. Il film è il prequel represso di Faust, quasi come fosse la sua infanzia, adolescenza ed età adulta inesplose. Un pò Tarkovskij e un pò Dante, un pò cinema e un pò letteratura.

Arte pura.

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