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Tolo Tolo

Regia di Checco Zalone vedi scheda film

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La recensione su Tolo Tolo

di ethan
3 stelle

Checco (Zalone) apre un Sushi Restaurant in Puglia ma, ben presto, l'attività è oberata dai debiti e, assillato da creditori e familiari (tra gli altri si notano uno sconcertante Nicola Di Bari e la brava Antonella Attili, la migliore del cast, al pari di Nicola Nocella, nei panni di un avvocato), ripara in un imprecisato stato africano (apparizione in una comparsata della sempre splendida Barbara Bouchet): anche qui gli eventi precipitano, scoppia una guerra civile e Checco, in compagnia di Idjaba (Manda Touré), del piccolo Doudou (Nassor Said Birya), che si chiama come il cane di Berlusconi (sigh...) e di Oumar (Suoleymane Sylla), fugge verso l'Europa.

Zalone, dopo aver rotto il fortunato sodalizio con Gennaro Nunziante (che aveva diretto i primi suoi quattro film), firma 'Tolo Tolo' con il suo vero nome (Luca Medici), scrive a quattro mani con Paolo Virzì la sceneggiatura e collabora alla composizione delle musiche: la sua opera prima tratta temi seri e scottanti come fallimenti aziendali, guerre civili e conseguente emigrazione dall'Africa verso lidi più sicuri ma la mano di Checco regista, comunque meno rozza del predecessore, è da subito incerta se puntare alla comicità di grana grossa, diretta, ma tuttavia efficace degli esordi o darsi dei toni più seri e 'cattivi' da commedia all'italiana.

Il risultato è un lavoro ibrido, che non riesce a fare ridere (o, nella migliore delle ipotesi, ci riesce in casi sporadici, come nel davvero esilarante monologo di Nichi Vendola, in cui fa il verso a se stesso) nel primo caso e a pungere, sferzare e a fare compiere a chi guarda una riflessione (pochi giorni fa ho sentito dire da Gianni Amelio, a proposito di 'Hammamet' e, più in generale sul cinema, che: "Un film è obbligato a fare domande") su quanto sta vedendo.

'Tolo Tolo' ambisce quindi a fare satira dell'italiano/italiota medio, fondamentalmente ignorante, profittatore e nostalgico del fascismo ma Zalone (e, va da sè, anche Virzì) si ferma alla superficie delle cose, buttando tutto in caciara, facendo ricorso, nella migliore delle ipotesi, al suo repertorio da cabarettista navigato o, peggio ancora, inserendo sequenze musicali di uno scialbore desolante, delle quali non si riesce a scegliere se sia peggio quella notturna in mare aperto o quella a cartoon in stile 'Mary Poppins' del finale.

L'esito è una farsa con poco mordente, che ha il passo stanco e non coglie nel segno ma ha almeno due pregi: l'assenza totale di volgarità e la breve durata (90 minuti scarsi).

Grande successo al botteghino (al momento alla soglia dei 40 milioni e già primo incasso della stagione 2019-20) e plauso quasi unanime della critica italiana.

Voto: 3.

 

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