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L'immortale

Regia di Marco D'Amore vedi scheda film

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alan smithee

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La recensione su L'immortale

di alan smithee
4 stelle

Immortale fu sin da bambino, se sopravvisse miracolosamente ai crolli del terremoto su Napoli dei primi anni '80; ed immortale rimane, cavandosela (non si sa bene come, ma chi se ne infischia) al proiettile che gli perfora il petto dopo essere stato raggiunto da un colpo ravvicinato inferto ad opera del suo ex compare, che non rinuncia, nel fare ciò, a riservargli un costruitissimo e scenografico sguardo di intesa.

Funziona così la recitazione televisiva, tutta enfasi di sguardi e tempi espansi sino all'inverosimile, al servizio di una durata che le studia tutte per allungare il brodo ed aumentare gli spazi per gli inserti pubblicitari lucrosi ed indispensabili a far tornare i conti in tasca ai finanziatori.

E si struttura proprio scientemente sotto forma di racconto lento e ripetuto, con insistiti primi piani, recitazione enfatica e ad effetto, ad uso e consumo dello spettatore di casa, quello inevitabilmente distratto dalla vita che scorre, lui alle prese con le proprie vicissitudini domestico-casalinghe, premiato dalla possibilità di concedersi le distrazioni del caso - peraltro legittime - per poter riprendere quasi dov'era rimasto, o di riagganciarsi al filo dell'improbabile trama e proseguire imperterrito fino alla prossima puntata della interminabile saga in questione.

Qui l'aspetto piuttosto originale, o comunque fuori del comune, è che, attraverso questo calcolatissimo ed astuto spin-off, la televisione porta al cinema un suo prodotto fortunato e di punta, giusto il tempo per raccogliere gli inevitabili consensi, e ritornare sullo schermo televisivo con la nuova serie (la quinta, mi suggeriscono), forte di un successo istituzionale che gli incassi del primo weekend di programmazione in sala confermano, fin oltre ogni prevedibile aspettativa.

Marco D'Amore - amatissimo e consapevole del suo ruolo centrale in capo al prodotto, che in tv, nato come sviluppo di un fortunato film, ha vissuto subito una vita tutta sua, tale che ormai col nome di Gomorra viene identificato ormai quasi esclusivamente il serial, certo molto prima che un film di Garrone o addirittura anche prima del romanzo di Saviano da cui tutto nacque - resuscita nuovamente e rinasce anche a livello di mansioni, dato che la circostanza rappresenta per lui un fortunato, e disinvolto, anche se tutto fuorché coraggioso, debutto in regia.

La direzione di D'Amore infatti è protesa ad escludere ogni rischio, mantenendo pertanto lo spirito e lo stile identico del prodotto televisivo suo predecessore, garante di un successo che è stato persino in grado di richiamare in territorio estraneo, ovvero fino alla sala cinematografica, i numerosi fan che hanno visto nel film l'appiglio necessario per tornare ad affrontare la prossima imminente serie in fase di produzione.

Spirito e stile che non riesco a trovare né interessanti, né tantomeno trascinanti o accattivanti.

 

 

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