Espandi menu
cerca
Un giorno di pioggia a New York

Regia di Woody Allen vedi scheda film

Recensioni

L'autore

Furetto60

Furetto60

Iscritto dal 15 dicembre 2016 Vai al suo profilo
  • Seguaci 44
  • Post -
  • Recensioni 2015
  • Playlist -
Mandagli un messaggio
Messaggio inviato!
Messaggio inviato!
chiudi

La recensione su Un giorno di pioggia a New York

di Furetto60
7 stelle

Storia d'amore a New York. Niente di nuovo ,ma il tocco magico del grande regista americano si sente.

 Woody Allen torna un’altra volta sul “luogo del delitto” New York è ancora protagonista, è una fede o una maledizione per il regista. Ancora oggi, Allen non sa di preciso cosa lo leghi alla sua città, ma certamente deve essere qualcosa di forte: amore, dipendenza, libertà. In un" Un giorno di pioggia a New York, "finalmente tirato fuori dal freezer, in cui è rimasto congelato per due anni a causa delle infinite traversie, gli attacchi metooisti, la mancata distribuzione negli Usa da parte di Amazon, scopriamo che sotto l’orologio di Central Park, è ancora possibile per un suo personaggio, l’ennesimo alter ego, cercare un amore che nasce dalla città stessa. Il protagonista del film, Gatsby accompagna a New York la sua fidanzatina Ashleigh, la quale deve intervistare per il giornalino dell’università un famoso e nevrotico regista, di nome Pollard, per quello che nelle sue intenzioni, dovrebbe essere un weekend romantico nella splendida cornice autunnale di Manhattan. Entrambi studiano nello stesso college dell’East Coast, lui newyorkese di nascita e formazione, lei di Tucson, Arizona, entrambi di famiglie molto facoltose, però quella di Gatsby assai aristocratica e intellettuale, quella di Ashleigh invece più dedita agli affari. Tutto sembra inizialmente andare per il meglio,sono innamorati e felici di fare questa esperienza, l’unico timore di lui è che la famiglia venga a sapere che si trova nei paraggi, costringendolo a una formalità di cui non sente il bisogno Niente andrà come previsto. Piove senza tregua, imprimendo a cose persone paesaggi eventi un tono raccolto e malinconico, avvolgendoli in una sorta di bassa intensità emozionale. Personaggi che sembrano muoversi lentamente, come in un acquario. Ashleigh alias Elle Fanning, viene presto fagocitata dalla convulsa metropoli e concupita serialmente. Comincia a farle una corte serrata il tormentato regista a seguire un divo latino-americano e un addetto alla promozione alias Jude Law. Mentre lei si ritrova nella temperie dei sensi, interpretando, alla grande il ruolo della ragazza di provincia, che rivela poi una forte valenza erotica, Gatsby, scientifico giocatore d'azzardo, mezzo nerd, d’altro canto incontra la sorella di una sua ex, che rintuzzandolo continuamente alimenta il suo gioco seduttivo, che alla fine paga come si vedrà con la sensuale Selena Gonez. Gatsby Welles, vede sciogliersi al sole l’dea di rientrare nel mondo che ama con i bar déco, i locali dove si fa ancora il pianobar, le atmosfere riconducibili ai film in bianco e nero, i pezzi di jazz, un mondo fittizio, ricostruito nei suoi desideri, ma che in realtà non esiste più. La vita lo sorprende, Gatsby è, alienato dalla realtà, perduto nel sogno, coinvolto in una finzione. Allen con la sua consumata maestria riesce con un primo piano, un movimento di macchina, a dare al film un tono spiazzante, una malinconia struggente, una grande commozione. Nella scena più bella del film, con il dialogo fra Gatsby e l'odiata madre, che si scopre essere una ex prostituta redenta e riverniciata, Allen toglie il trucco alla vita del suo personaggio e alla propria idea di New York film altro non è chela storia di due percorsi opposti e paralleli che portano proprio alla fine di un’illusione. Anche Ashleigh entra nel mondo Newyorchese a passi felpati, come in una favola, incontrando tre uomini che rappresentano ciascuno uno stadio del suo percorso di emancipazione, e dal set in cui si muove quasi inconsapevole si risveglia dentro la città, trovando anch'lei le sue strade e la sua pioggia, e altri amori che si formano, si disfano, rinascono come in una squisita pièce parigina d’altri tempi. Tutto già visto, nessun esperimento cinematografico, da parte dell’autore. Eppure, se non si nutrono aspettative di cambiamenti, se si cerca “un film alla Woody Allen”, questo è perfetto, ne ha tutte le caratteristiche. Il Gatsby, interpretato peraltro splendidamente da Timothé è la sua precisa proiezione, cioè di quello che Woody è stato: vestito come un giovane intellettuale, con giacca di tweed, cashmerino strapazzato e liso all’uopo, camicia a scacchi, pantaloni di velluto, scarpe larghe. Su un fisico gracile di chi si è sempre rigorosamente astenuto dal praticare qualsiasi sport, se non quelli della mente. Il giorno di pioggia in NY, potrebbe essere in qualsiasi momento, Il senso impressionista del tempo e della durata generano una sospensione che coinvolge i personaggi e di rimando lo spettatore, a contare sono solo le relazioni interne ai personaggi, le loro traiettorie, la dialettica Woody Allen distribuisce le sue battute, alcune assai godibili e ci porta nella Manhattan che ama, in una geografia a uso del turista. Hotel, pianobar, musei, angoli di Central Park, come in Io e Annie e Manhattan, come fosse un ritorno di Allen alle radici dopo tanta Europa Si resta sul registro della commedia, per gran parte del film, anche quando vediamo la coppia Gatsby-Ashleigh, traballare sotto i colpi della vita vera. Vittorio Storaro usa una fotografia fluida, “in continuità” con il movimento dei personaggi. Non il migliore, ma sicuramente interessante, questo film del geniale folletto americano.

Ti è stata utile questa recensione? Utile per Per te?

Commenta

Avatar utente

Per poter commentare occorre aver fatto login.
Se non sei ancora iscritto Registrati