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No Time to Die

Regia di Cary Fukunaga vedi scheda film

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Questo testo contiene anticipazioni sulla trama.

La recensione su No Time to Die

di lucasPrevitali
8 stelle

Da quando Daniel Craig si è appropriato del personaggio siamo stati abituati a conoscere un nuovo James Bond: più irresponsabile, più sfacciato, ma allo stesso tempo emotivo, a tratti sentimentale e soprattutto fallibile. Le caratteristiche del vecchio James diventano uno scudo, una maschera per non scoprire la verità: il mito è diventato uomo.

NO TIME TO DIE – il tempo non basta

 

"La morte può attendere” recitava il ventesimo film di Bond uscito nel 2002, ma prima o poi la morte arriva per tutti.

 

Il fatto che ormai James Bond non sia più il classico eroe tutto d’un pezzo, granitico, senza difetti e infallibile non è una novità. Da quando Daniel Craig si è appropriato del personaggio, di film in film siamo stati abituati a conoscere un nuovo James Bond: più irresponsabile del solito, più sfacciato, ma allo stesso tempo emotivo, a tratti sentimentale e soprattutto fallibile. Le caratteristiche del vecchio James diventano uno scudo, una maschera per non scoprire la verità: L’eroe è diventato uomo.

 

Questo processo è andato avanti per tutti i film con protagonista Daniel Craig, fino al punto che la maschera non è più servita, non c’era più il bisogno di nascondersi, la paura di mostrarsi ciò che si è diventato. Mai come negli ultimi film si ha la sensazione che Bond sia effettivamente vulnerabile, che non sia invincibile e che sì riesca a portare a termine la missione di turno, ma ogni volta pagando un prezzo altissimo. Questo perché James per la prima volta (tolta qualche eccezione) ha un rapporto umano con gli altri personaggi, con i quali stringe dei rapporti più verosimili, più realistici. Si innamora persino, in più di un’occasione. Prima di Vesper e poi di Madeleine, con la quale è in Italia all’inizio di No Time To Die.

Madeleine è forse il personaggio più importante del film, anche nella metà in cui è assente dallo schermo. Alla fine della sequenza iniziale infatti Bond prende una scelta, una delle tante, difficili, che si rivelerà poi quella sbagliata: Si separa da lei senza la possibilità di rivedersi. Poi il film prosegue e Madeleine tornerà in scena solo dalla seconda metà. In realtà però rimane sempre presente, seppur distante, ogni volta che vediamo James, perché lui non l’ha mai lasciata andare veramente. Ha lasciato andare Vesper, con fatica e dopo una decina di anni passati a vivere nel ricordo, ma per Madeleine non è arrivato il momento, non ancora.

 

Fino all’epoca di Craig il personaggio si poteva considerare un eroe senza tempo, che prova a rimanere al passo con i tempi. Ma già da Casino Royale appare chiaro che ora il tempo ha un suo peso specifico e James, come tutti, deve farci i conti. Il tempo passa, vecchi amori e vecchi amici muoiono, Bond invecchia, non basta più stare al passo coi tempi, a un certo punto il tempo corre più veloce di quanto puoi fare tu, pure se ti chiami James Bond. Quindi non resta che cercare di afferrarlo, di non lasciarselo sfuggire dalle dita.

 

Ma se fosse troppo tardi?

 

La chiave del film sta negli attimi che passano quando sullo schermo compare la scritta “Cinque anni dopo”. 5 anni trascorrono dagli eventi della sequenza iniziale agli avvenimenti del resto del film. Non sappiamo quasi nulla di cosa sia successo in questo periodo, tranne che James e Madeleine si sono separati senza più vedersi. Nel frattempo lei è rimasta incinta e ha partorito il figlio di Bond, e quando avviene il ricongiungimento è ormai troppo tardi. James non fa in tempo ad abituarsi alla vita normale, la vita con una compagna, con una figlia, a essere un padre. Può solo cercare di afferrare quei momenti, con la speranza che possano un giorno diventare la sua vita. Ma purtroppo (o per fortuna) James è pur sempre l’eroe della situazione, e quando il cattivo lo costringe a prendere l’ennesima scelta difficile del film non c’è dubbio su quale sarà.

Per Bond non ha più senso la solita vita da agente segreto. Era chiaro già da Skyfall in realtà, quando si era ritirato da quella vita, stessa cosa fatta in questo film. Ora non restava che lasciarsi tutto alle spalle nuovamente, questa volta definitivamente, questa volta non più da solo.

 

Ma cosa fare se non puoi stare vicino a quelli che ami senza condannarli? Cosa farsene della solita vecchia vita da agente segreto dopo che, anche solo per pochi momenti sei riuscito ad assaporare quello che sarebbe potuto essere? Cosa fare del tempo che rimane se non puoi viverlo come vorresti? Passare altri 5 anni, 10, 20, una vita intera ritirato in qualche posto sperduto del mondo con il ricordo di quello che è stato e che non potrà più essere? I ricordi hanno logorato James per troppo tempo…

 

“Abbiamo tutto il tempo del mondo” dice James Bond alla fine del film a Madeleine, anche dopo tutto il tempo sprecato, anche quando di tempo non ne rimane più. Il tempo non basta, e quei pochi minuti che avanzano raccontano di Bond quanto un’intera saga, e forse di più. Per Bond non ha più senso la solita vita da agente segreto, tranne per un’ultima volta, un’ultima occasione per salvare il mondo, ma questa volta ha pagarne il prezzo è lui. E Madeleine. E sua figlia, che crescerà con il mito di colui che era Bond, James Bond.

 

James Bond è cresciuto, è maturato, è caduto, si è rialzato, ha sbagliato mira, ha fallito, ha perso le persone che amava, ha perso sé stesso, si è ritrovato, ha salvato il mondo, un’altra volta. Un’ultima volta.

 

James Bond è morto, lunga vita a James Bond.

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