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Bombshell - La voce dello scandalo

Regia di Jay Roach vedi scheda film

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La recensione su Bombshell - La voce dello scandalo

di leporello
6 stelle

    Un film molto brioso, ritmo serrato, piuttosto coinvolgente. Sorprendentemente diretto da un regista maschio, “Bombshell” è pervaso di femminilità (femminilismo? si può dire?) da capo a piedi, e la “componente energetica” maschile, seppure impiegata per necessità narrative, resta costantemente impalpabile. Sono infatti le tre protagoniste (e con loro non poche altre figure femminili di un certo rilievo) a tenere banco per tutto il film, con un piglio davvero encomiabile (a mio avviso Charlize Theron supera di due spanne, non solo in altezza, le colleghe Kidman e Robbie, comunque brave) ed una grinta davvero notevole.


   Il film consta di due parti: la prima è uno spaccato della politica e del giornalismo politico, nonché del potere economico che muove sia l’una che l’altro: Roger Allies (il boss della Fox News interpretato da John Lithgow poi al centro dello scandalo sessuale), Donald Trump (purtroppo interpretato da Donald Trump nei panni del futuro prossimo presidente degli USA) e Rupert Murdoch (indovinato affidare la parte ad un mostro di calibro equivalente, già capo-drugo dell’Arancia Meccanica: Malcom McDowell) sono i tre maschi invisibili attorno ai quali si sviluppa la scena; scena che in un secondo momento vira in maniera decisa spostando la questione sul lato degli abusi sessuali mettendo da parte la questione prettamente politica. Non che non sia “politica” anche la questione della prevaricazione maschile che sfocia poi nello sfruttamento e nell’abuso sessuale, ma certo il cambio di tonalità si avverte con molta evidenza tra il primo e il secondo capitolo del film.


   Ciò premesso, non trovo grandi motivi per apprezzare questo film (tolta l’incommensurabile bellezza della Theron, ma affermando questo mi macchierei, se non delle colpe, forse almeno dei difetti ancestrali dei vari Roger Allies...), e non attribuirei molto di più di una sufficienza ad un film che ha sicuramente nel ritmo narrativo il suo elemento migliore, ma che non trova nessun guizzo particolare, e che piuttosto ha la tendenza ad appiattirsi sulle stesse logiche e sugli stessi criteri di ciò che vorrebbe “denunciare”. Ecco: forse la carenza dell’impeto che vorrebbe portare alla denuncia, guidare alla rivolta,  mantenendosi invece diligentemente ed obbedientemente in riga sui binari voluti dagli establishment vari (forse anche quelli di Hollywood...), è ciò che non lo rende per niente speciale.

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