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Un divano a Tunisi

Regia di Manele Labidi Labbé vedi scheda film

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La recensione su Un divano a Tunisi

di champagne1
7 stelle

Selma ha vissuto a Parigi dall’età di 10 anni, ma alla fine decide di tornare alle sue origini, a Tunisi, con la ferma intenzione di aprirvi uno studio di psicoterapia. A nulla valgono le obiezioni che a Tunisi le persone non sono avvezze a parlare dei propri problemi: Selma agisce in maniera ostinata, come se avesse bisogno di dimostrare qualcosa a qualcuno e combatte con gli ostacoli via via familiari, culturali e burocratici che si frappongono al suo progetto.

 

I personaggi/pazienti che Selma incontra raccontano le contraddizioni e il disagio intimo del mondo arabo in cui esistono, come dappertutto, problemi di identità di genere, crisi esistenziali, perdita di fede e la solita ambivalenza fra dipendenza e autonomia.

 

 

La regista franco-tunisina Manele Labidi Labbé affronta la storia usando soprattutto con il tono di commedia che,senza arrivare mai alla risata esilarante, riesce comunque a creare siparietti molto divertenti (fantastica la scena dell’alcool-test), ma non disdegna nemmeno  momenti introspettivi e più malinconici che alla fine sono quelli che connotano l’atmosfera del film.

Un film che non vuole dare certezze, né risposte (come ogni psicoterapeuta esperto sa che deve fare) e si conclude con un finale aperto che ogni spettatore saprà interpretare sulla base della propria sensibilità.

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