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Will Hunting. Genio ribelle

Regia di Gus Van Sant vedi scheda film

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La recensione su Will Hunting. Genio ribelle

di Gangs 87
5 stelle

Will, orfano dal passato difficile, si guadagna da vivere facendo le pulizie in un istituto scolastico. Quando viene scoperto a risolvere complicati teoremi matematici viene alla luce la sua mente prodigiosa e predisposta alla matematica. Il professore Lambeau decide di affidarlo alle cure di un suo vecchio amico psicologo, Sean McGuire, con l’intento di riportarlo sulla retta via.

 

Molto lento, troppo. Con molte situazioni e scene ripetute all’infinito. Per quanto il cast sia composto da attori notevoli, Robin Williams su tutti (per questo ruolo vinse anche l’Oscar) ma anche Stellan Skarsgård tiene in piedi una visione alquanto soporifera di un argomento: il genio consapevole ma disinteressato alle sue capacità e appassionato solo dalla ribellione verso la vita come moneta di scambio per ripagare un passato orribile, che se non trattato nel modo giusto finisce per essere l’ennesimo dramma dal finale scontato e benevolo.

 

Occhio ai fratelli Affleck che riescono ad affiancare il protagonista, interpretato in modo quasi svogliato da Matt Damon che io non riesco mai ad apprezzare (non me ne vogliate ma è uno di quegli attori di cui non riesco a notare le capacità) in modo almeno credibile.

 

Non si capisce bene quale sia l’intento di Gus Van Sant: raccontare una crisi adolescenziale in cui un ragazzino viziato, cresciuto senza freni, decide di prendersi gioco di coloro che credono in lui perché incapace di riconoscere sentimenti amorevoli o una sorta di crisi pre-depressiva che non si trasforma in qualcosa di più grave ma diventa un mezzo attraverso il quale Will trova la sua strada? O entrambi?

 

Resta il fatto che, quando un film finisce per farti addormentare nel bel mezzo della sua visione è evidente che qualcosa non funziona. In questa pellicola non solo manca il ritmo in molti punti, non solo soffre di una ridondanza invadente ma anche le restanti parti che risultano interessanti non riescono a risollevare la sorte di un film che si perde in dialoghi e riflessioni sulla vita troppo profonde per essere ridotte ai tempi di una sequenza.

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